“Retro-Spectives – Out Run!” – Le conseguenze del complicare le cose… – Parte 12

Un’aggiunta alla volta verso la finale eccellenza

Nell’episodio precedente abbiamo già avuto modo di osservare l’evoluzione della serie principale di “Out Run”, costellata di soli titoli eccellenti per gameplay, sonoro ed esperienza. Tuttavia, nel lungo periodo che divide il primo episodio dal secondo sono apparsi altri q uattro titoli, spin-off più o meno diretti che hanno comunque influito sul panorama videoludico in modo tale da non far dimenticare ai giocatori che il marchio “Out Run” continuava ad essere più vivo che mai. Ognuno di questi titoli proponeva al giocatore una formula simile a quella del primo episodio insieme a qualche piccola aggiunta per fare in modo che il risultato non fosse un mero clone del leggendario capostipite.

I quattro titoli in questione sono: “Turbo Out Run”, “Out Run Europa”, “Out Runners” e il decisamente più oscuro ” Out Run 2019″ . Non si tratta di quattro titoli incredibili ma ognuno sapeva divertire a modo suo, offrendo una variegata e intrigante esperienza di gioco, sempre nuova per la tendenza di SEGA a sperimentare sui suoi franchise – riprendete la serie “Sonic” per altri esempi di questa strana attitudine.

Più veloce, più veloce… NO, SURRISCALDATO!

“Turbo Out Run” è il primo titolo della serie rilasciato in seguito ad “Out Run”: le modifiche alla formula principale sono minime ma non per questo poco importanti. Il fustacchione e la ragazza di turno sono a bordo di una lussuosa Ferrari F40 sulla quale viene, però, montato un motore turbo , che consente al pilota di effettuare delle speciali accelerazioni in grado di superare i guidatori più lenti e risparmiare del tempo. Nell’utilizzare questo intrepido espediente è necessario fare i conti con il surriscaldamento del motore stesso, causato da un uso costante e irresponsabile della funzione turbo. Un surriscaldamento provoca pesanti rallentamenti del proprio veicolo, causando lunghe perdite di tempo che conseguiranno in una fatale sconfitta.

Così come viene aggiunta questa nuova caratteristica, allo stesso modo diventa impossibile selezionare le strade da seguire per raggiungere la meta, obbligando il giocatore all’utilizzo di un’unica via per arrivare al traguardo; nel gioco è presente un auto rivale, una Porsche guidata da un altro pilota , e la possibilità di incrementare le potenzialità della propria auto una volta raggiunti determinati traguardi. “Turbo Out Run”, inoltre, non tradisce le aspettative dei fan che erano stati rapiti dall’affascinante colonna sonora di “Out Run”: i brani offerti, per quanto meno famosi, sono ugualmente veloci e adrenalinici. Il titolo viene realizzato prima nella sua versione Arcade e successivamente convertito per molte console e home computer dell’epoca. Tra questi, la versione per Commodore 64 risulta veramente memorabile: questo port migliora esponenzialmente quanto offerto dal predecessore, garantendo animazioni veloci e fluide e una colonna sonora di primo ordine, curata da Jeroen Tel e dai Maniac Of Noise, vere e proprie divinità della composizione SID. Stesso discorso non può essere fatto per le conversioni 16-bit, che risultano spartane e poco interessanti.

Coppia che vince non dovrebbe essere cambiata

Ferrari e “Out Run”, grazie ai primi due titoli, diventano una coppia inossidabile nelle menti dei giocatori di fine anni ’80 – primi anni ’90. L’idea di poter utilizzare una potente macchina sportiva per gareggiare contro il tempo era ormai nel cervello di tutti e la formula sembrava tanto ben congeniata che cambiarla sembrava tanto impossibile quanto stupido. SEGA evidentemente non condivideva questa idea, e lo ha dimostrato dando alla luce “Out Runners” : il titolo, esclusivamente Arcade, introduce nuove possibilità di gioco, tra le quali l’opportunità di gareggiare in link con un avversario, senza dimenticare la sua grafica curata e colorata. Purtroppo, però, le falle si contano eccome : tuttavia, non si tratta di falle tecniche. Sono tutti piccoli “tradimenti” , cambiamenti che colpiscono il giocatore affezionato fino a portarlo a chiedersi il perchè di tali scelte ingiustificate. Innanzitutto, l’idea della coppia Out Run-Ferrari svanisce nel vento, lasciando spazio a una moltitudine maggiore di auto selezionabili, ognuna con la propria coppia uomo-donna, variegata e caratteristica. Ogni auto ha proprie potenzialità, espresse dai loro stessi nomi, come “Speed Booster” o “Easy Handle” ; la sensazione che si ha giocando, però, è quella di esser davanti a un titolo che ha venduto la propria anima per il commercio, per tentare di contrastare i giochi di guida che stavano per apparire sul mercato. “Out Runners” non è un brutto titolo, insomma… Molto semplicemente non è un vero “Out Run” , e ognuna di queste assenze è una dura coltellata per chi si era innamorato di quella vecchia formula rivoluzionaria che gli aveva rapito il cuore.

Mediocrità tra agenti segreti e salti nel futuro

Viene difficile, comunque, pensare che si potesse togliere qualcosa d’altro oltre alla presenza di una fiammante macchina rossa… La spensieratezza delle aut sportive non era assolutamente sparita, in “Out Runners” e questo aveva finito per minare il gioco solo in minima parte. Ma se si osservano gli ultimi due titoli presi in esame, “Out Run Europa” e “Out Run 2019” , viene istantaneo e istintivo porsi determinate domande, ma una su tutte si staglia: Perchè? “Out Run Europa” è un titolo uscito per Commodore 64, Amiga e Sega Master System: il giocatore si trova per la prima volta a dover correre nel vecchio continente, come da titolo, ma non a cavallo di una fiammante auto sportiva… Il giocatore impersona un agente segreto in missione, spedito in Europa per sventare un’imminente minaccia: motociclette, motoscafi, tanti sono i mezzi che il nostro protagonista deve usare per farsi strada per portare a termine i suoi tanti obiettivi, accompagnato da motori turbo e armi da vera spia. Lo stile di gioco perde completamente lo spirito di libertà dei capitoli precedenti , dividendosi in vere e proprie missioni, precedute da un conciso briefing e con un gameplay che ricorda molto vagamente, soprattutto per gli stage su due ruote, il classico “Road Rash” , successivo. “Out Run 2019” è forse il caso più particolare di tutti in quanto, molto semplicemente, non doveva essere un titolo della serie “Out Run”, e la cose è evidente fin dai primi momenti. Due sono i titoli che si sono susseguiti prima della pubblicazione su MegaDrive, unica console ad ospitarlo, prima di farlo diventare uno spin-off della serie, forse per questioni legate a una maggiore possibilità di vendite . Il gioco è molto, molto simile al primo capitolo, in realtà, ma invece che pilotare una Ferrari e correre per l’America ci ritroveremo a guidare una macchina del futuro, dotata di un motore capace di raggiungere velocità oltre i 600 Km/h, in un ambiente avanguardistico, pieno di trampolini, trappole e insidie, senza però trascurare i canoni della serie, come le partenze ottimali e le strade a bivi.

Il problema principale di “Out Run 2019” sta nella sua falsissima sensazione di velocità:** la nostra macchina raggiunge i 200 Km/h in pochissimi secondi, ma in quel frangente il nostro veicolo sarà quasi fermo, come se in realtà ad ingranare fosse una normalissima auto dei nostri tempi, come se quel “200” lo avessero incollato col nastro adesivo (cosa probabile, visto che anche il titolo è un parto della stessa stralunata idea). Questi ultimi due titoli fanno pensare: pensare che ogni tanto è proprio la vecchia, collaudata ed eccellente forma a poter garantire un successo. E ” Out Run 2006″ , se ci si pensa, lo ha dimostrato, molti anni dopo, i **n modo decisamente egregio.

Conclusioni

Dover valutare i 4 spin-off della serie “Out Run” genera nei giocatori un insieme di strani sentimenti contrastanti: prima di tutto un’incredibile nostalgia per le esperienze di gioco offerte dal primo capitolo e in seguito una specie di apprezzamento per tutte le piccole aggiunte e le nuove idee che sono state applicate nei quattro titoli, più o meno famosi, presi in esame. Una cosa è certa, comunque: questi spin-off, per quanto dalla qualità altalenante, non hanno inciso sul futuro della serie, che oggi si dimostra più in vigore che mai! E noi non possiamo che continuare a voler bene a chi ci ha voluto donare la possibilità di correre a velocità folli solo per divertimento, senza agonismo, solo per sentire la libertà sulla pelle, come vento in una fresca giornata estiva… Si conclude qui questa “Retro-Spectives – Out Run!”. Dal prossimo episodio inizieremo ad analizzare una serie che incarna da più di vent’anni la definizione stessa di leggenda… Arriva l’eroe dalla tunica verde…

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