Assassin’s Creed IV: Black Flag Freedom Cry – Recensione

Uscito il 18 dicembre scorso in formato digitale a complemento del gioco base di Assassin’s Creed IV: Black Flag, Freedom Cry è il primo DLC della quarta installazione ufficiale del famoso gioco d’azione e avventura griffato Ubisoft, ad espandere le trame intessute per noi dagli sviluppatori di Montreal. Dal 18 febbraio di quest’anno, Freedom Cry può essere acquistato e giocato senza il bisogno di una copia fisica del gioco base, una scelta commerciale che a molti può piacere e che qui si può etichettare come un DLC Stand-Alone, cioè che può essere giocato da solo, senza dischi inseriti nel lettore.

Grido di Libertà senza libertà di gioco

Assassin’s Creed IV: Black Flag – Freedom Cry è ambientato tempo dopo l’epilogo a cui si assiste nel gioco base. Troviamo Adewale, già quartiermastro del capitano Kenway, adesso capitano di una nave tutta sua, che veleggia verso Port-au-Prince, capitale di Haiti, per vivere il Credo dell’Assassino meglio (e più) di quanto non facesse al fianco del capitano gallese. La prima cosa che salta all’occhio, al di là del cambio di protagonista, è che il motore grafico è esattamente quello di Black Flag (e ci mancherebbe) e non porta in dote nulla di nuovo sul fronte tecnico. Une delle poche novità degne di nota sotto questo fronte riguarda la colonna sonora, non più orchestrata dall’hollywoodiano Brian Tyler (Iron Man 3, Thor: The Dark World, Fast & Furious) ma affidata alla mano di Olivier Deriviere, compositore interno di Ubisoft. L’altra novità da evidenziare è che il DLC, per la maggior parte, è ambientato nella capitale di Haiti: somiglia – parecchio alla lontana – più ad Assassin’s Creed: Brotherhood che ad altre espansioni. Il paragone con Brotherhood può risultare azzardato, eppure i punti di contatto non sono pochi: vi è la città da liberare dall’oppressore, occorre reclutare nuove braccia per la causa, le missioni e lo sfondo delle nostre gesta sono più sulla terra ferma che in mare. Tra incarichi più o meno principali, cose da fare e trame di gioco, il da fare non manca di certo ma è quasi tutto limitato a Port-au-Prince. Adewale può contare su tutte le abilità conosciute dagli Assassini nonché su tutti gli strumenti per difendersi ed offendere. Anche tra questi si scorgono due novità: un letale machete, che sostituisce le spade ed i fioretti, ed una potente spingarda (un fucile a pallettoni dell’epoca) che è capace di eliminare nugoli di avversari.

Un po’ più Creed ma sempre tanto Assassin

Nonostante le sostanziali differenze di incarichi, la caratterizzazione dei personaggi (che, personalmente, ho trovato più convincente di quella del gioco base) e le tante cose da fare, Freedom Cry svolge esattamente – e perfettamente – il ruolo di DLC/piccola espansione del mondo di Black Flag concedendoci una manciata di ore nei panni di un Adewale moralmente integerrimo e quasi incorruttibile. Le fonti più autorevoli indicano circa cinque ore, ma come mi è capitato nel caso di Left Behind, io sono arrivato a quasi tre ore di gioco e non sono arrivato neanche a metà dei contenuti offerti da Freedom Cry. Non sto correndo per giungere alla fine ma mi sto dedicando all’esplorazione, al ritrovamento dei collezionabili, al completamento degli incarichi secondari, dai quali vengono sbloccate le armi e si ottengono gli accessi ai potenziamenti migliori: non occorre darsi alla vita di bucaniere per comprare quel che ci serve. Armi ed equipaggiamenti ci vengono dai in premio, dagli schiavi liberati. A qualcuno, quest’aspetto, può non piacere, a me non è dispiaciuto affatto e mi ha aiutato a conciliare il grave dovere morale di liberare gli oppressi, alla necessità di essere sempre una spanna sopra gli avversari (come se ce ne fosse bisogno, in questa serie di giochi). Una nota di colore voglio dedicarla proprio alle emozioni che, Freedom Cry, riesce a generare: è veramente difficile pedinare un “gentiluomo” mentre un altro sta inseguendo una schiava per punirla (in tutti i sensi possibili immaginabili). E’ dura recarsi dall’informatore di turno mentre un paio di ragazzi vengono frustati in mezzo alla strada, oppure imbattersi in una gigantesca gabbia di schiavi messi all’asta e tirar dritto come se nulla fosse. Questi “dilemmi”, queste situazioni di gioco, mi hanno colpito particolarmente e mi hanno spinto a chiedermi “cosa farei, io, al posto di Adewale?” e non capita con tutti i giochi pubblicati.

Tipo Brotherhood, ma molto più in piccolo e senza Ezio

Assassin’s Creed IV: Black Flag Freedom Cry è un DLC, un’espansione di Assassin’s Creed IV: Black Flag che dal 18 febbraio è stand-alone, cioè può essere giocato senza il bisogno di acquistare ed inserire nel lettore della console il disco del gioco base. Per i contenuti offerti, il rapporto qualità-prezzo e quanto offerto nel complesso, mi sento di consigliarlo agli irriducibili fan di Assassin’s Creed. Se siete tra coloro ai quali, Black Flag, non ha detto niente, ha deluso e non lo hanno gradito, potete evitare Freedom Cry, a meno di non voler riassaporare (molto molto vagamente) quelle sensazioni proprie di Assassin’s Creed: Brotherhood, i tempi in cui c’erano una città e tanti oppressi da salvare. Il confronto, in ogni caso, non può reggere: Ezio Auditore non ne teme alcuno.

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 17 dicembre 2014
  • Sviluppatore: Ubisoft
  • Distributore: Ubisoft
  • Publisher: Ubisoft
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