Refunct – Ai Confini del Gaming

Questo articolo segna il debutto ufficiale della rubrica “Ai confini del gaming” sulle pagine di Cyberludus.com.

Di che si parlerà al suo interno?

Di quei videogiochi, in senso lato, che si collocano ai confini, nei pressi di un invisibile linea di demarcazione oltre la quale il convenzionale concetto di gioco viene oltrepassato, sfociando, alla fine, in qualcosa di differente.
Il videogioco come forma d’arte, nuova terapia alternativa contro lo stress, al centro di coraggiosi esperimenti avanguardistici, biglietto per viaggi ultra sensoriali, o magari niente di più che ciarpame nato tra un fungo allucinogeno e una buona dose della polvere magica di Pollon.

Verso la superficie

Dominique Grieshofer presenta la sua opera come “per tutti”.

Pacifico, tranquillo, giocoso, non violento e rilassante. Trattasi di alcuni degli aggettivi utilizzati dallo sviluppatore per presentare il suo Refunct. Una serie di etichette, col senno di poi, quasi perfettamente adeguata.

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Personalmente, però, non sono così convinto di quel “per tutti”.

Ma per adesso limitiamoci a definire meglio Refunct.

Come funziona?

Immaginiamo di ritrovarci, senza un perché, al centro di una singolare ambientazione collocabile a metà tra l’etereo e l’onirico: guardandoci intorno, tutto ciò che abbiamo modo di vedere consiste in un’infinita distesa d’acqua, intervallata unicamente, in lontananza, da alcuni monoliti, alti, altissimi, che quasi arrivano a sfiorare la volta celeste, terzo e ultimo elemento componente il mondo di gioco, nonché unica prova tangibile dell’esistenza di un “fattore tempo”, espresso dal ciclo giorno-notte.

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Prima ancora di poter controllare il nostro alter ego, assistiamo immobili alla discesa dal cielo di un gigantesco agglomerato di blocchi destinato a essere sommerso dalle acque.

Partendo da uno dei pochi blocchi rimasti a galla, facciamo alcuni passi e notiamo che ogni singolo masso col quale entriamo in contatto subisce un cambio di colore, passando dal grigio a un verde pastello, cambiamento che porta a pensare a una qualche forma di rivitalizzazione dovuta al nostro passaggio. Ci accorgiamo subito di un vistoso pulsante collocato solo pochi metri più avanti, dalla cui base si innalza, sottilissima, una colonna di luce rossa capace di arrivare fino alle nuvole.

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Premerlo comporterà l’emersione di una nuova serie di blocchi, sempre più alti, articolati e imponenti. Il compito del giocatore è quello di riportare in superficie l’intero insieme di monoliti giacenti al di sotto del livello dell’acqua, seguendo il procedimento appena indicato.

Non troverete altro (se non una serie di simil-sfere, nascoste tra i blocchi, la cui raccolta vi permetterà di raggiungere il 100% di completamento) ad arricchire l’iter di gioco di Refunct, che, tra piattaforme di salto, tubi di trasporto e acrobazie tra una monolite e l’altro, condurrà il giocatore fino al completamento dell’impresa, premiandolo con un nuovo punto di vista dal quale ammirare l’impressionante distesa di “terre” emerse che, in circa mezz’ora di gioco, avrà strappato alle acque.

Attenzione: ipotetiche run successive alla prima vi vedranno impegnati nuovamente nello stesso scenario, senza alcuna variazione di sorta.

Domande fuori luogo

Che cosa rappresenta questo luogo? Quale ruolo interpreto durante questa breve esperienza? Quale è il significato di questo videogioco?

Una serie di questioni lecite, che, possiamo dirlo, sono destinate a rimanere prive di risposte.

La sensazione è che il fine ultimo di questo titolo sia quello di “catturare” il giocatore per tutta la breve durata dell’esperienza, stimolandone la curiosità, spingendolo a osservare e soprattutto ad ascoltare, soffocando sul nascere ogni possibile domanda e focalizzando così l’attenzione sull’ambientazione e sull’accompagnamento musicale.

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Circondati dalla pace di un luogo senza tempo, semplificato dall’assenza di concetti razionali quali il “dove” e il “come”, e all’interno del quale forse persino il tempo arriva ad assumere un significato a noi estraneo, inizialmente non saremo forse capaci di immaginare limiti e barriere per questo locus amoenus a spigoli, che tuttavia, agli occhi dei più attenti e meticolosi (oltre che ai più dediti all’esplorazione), potrebbe rivelarsi limitato e più vuoto di quanto non voglia invece apparire.

Dall’inizio alla fine, percorriamo un cammino che si intraprende d’istinto, senza la mediazione di alcun tutorial o guida: un sentiero non ancora battuto, dunque, eppure percorribile senza alcuna difficoltà o indecisione, secondo una linea ibrida “novità-istintività” che funziona alla perfezione.

Refunct è un brevissimo viaggio senza meta né scopo, un esperimento che, forse, analizzato razionalmente, sembra volersi avvicinare a una sorta di “rifugio zen in geometria”, con la speranza di estraniare il giocatore da tutto quello che lo circonda (da questa parte dello schermo) per qualche manciata di minuti. Trattasi di un’esperienza di natura sensoriale, intima, “per tutti” soltanto perché priva di qualsivoglia livello di difficoltà, che strizza l’occhio al giocatore curioso e più interessato alla sperimentazione che all’aspetto propriamente intrattenitivo tipico del videogioco.

Concludendo…

Refunct è un’esperienza contraddittoria e volutamente discutibile in (quasi) ogni sua parte. L’apparente fine del progetto si scontra con i limiti prettamente videoludici dell’opera.

Del lavoro di Dominique Grieshofer brillano senza ombra di dubbio l’ambientazione ispirata, un’idea di fondo interessante e, soprattutto, una colonna sonora semplicemente eccezionale a opera di Kristofferson (composta da tracce di musica elettronica cariche di emotività). A tal riguardo, la possibilità di un download della soundtrack riservata agli acquirenti del gioco sarebbe stata molto apprezzata.

La scelta del videogioco come mezzo per sperimentare è senza dubbio lodevole e coraggiosa, nonostante ciò, non è possibile non tenere conto della concreta povertà contenutistica che contraddistingue la parte “materiale” di questo titolo.

Refunct viene venduto al prezzo di 2,99 euro. Vale questa cifra? Difficile dirlo.
Se analizzato seguendo i canoni di valutazione standard per il settore, la risposta deve essere no: mezz’ora di gioco e zero rigiocabilità, unite a un gameplay quanto mai atipico, non possono giustificare un acquisto a occhi chiusi.

Un vero peccato, a questo proposito, che lo sviluppatore non abbia deciso di puntare su una creazione procedurale del livello di gioco, in modo da poter contare su mondi sempre nuovi. Una mossa di questo tipo avrebbe certamente donato maggior respiro e variabilità a un titolo da questo punto di vista carente.

Impossibile, tuttavia, non considerare l’ambigua posizione di Refunct quale caso-limite e prodotto che mira a giocare con le emozioni e le sensazioni del giocatore disposto, in buonafede, a concedergli una possibilità.

Il risultato è qualcosa di singolare, poco aperto a giudizi a metà e quasi impossibile da valutare in maniera eccessivamente razionale.

Forse uno dei videogiochi peggiori mai sviluppati, forse un titolo incredibilmente sorprendente e piacevole, ma l’ultima parola spetta al giocatore.

 

  • Genere: Azione/avventura
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 16 ottobre 2015
  • Sviluppatore: Dominique Grieshofer
  • Distributore: Steam
  • Publisher: Dominique Grieshofer
  • Pegi:

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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.