Heavy Rain & Beyond: Two Souls Collection – Recensione

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I giorni delle Remastered

L’avvento delle Remastered, contrariamente a quanto si voglia far credere, è un fenomeno semplice da spiegare. Procediamo, però, in due direzioni distinte: da un lato abbiamo quelli che non hanno mai avuto occasione di mettere le mani su un determinato titolo, e dall’altro quelli che acquistano l’edizione definitiva di un gioco nonostante posseggano già l’originale. Nel primo caso viene offerta la ghiotta possibilità di rimediare ad una lacuna investendo generalmente poco, mentre nel secondo possiamo ipotizzare, senza timore di scostarci troppo dalla verità, che l’idea di rivivere un’esperienza già considerata alla base molto piacevole, con in più la promessa di un miglioramento, sia di per sè piuttosto allettante. Detto questo, eccoci qui, con l’ennesima rimasterizzazione in HD di due celebri avventure dinamiche (strettamente legate, in questo caso, al concetto di “laser game”, seppur in forma evoluta): Heavy Rain e Beyond Due Anime, opere che su PS3 riuscirono a conquistare il cuore di una buona fetta di pubblico grazie ad una componente narrativa di tutto rispetto e a delle dinamiche di “gameplay” quantomeno peculiari. Non perderemo troppo tempo a descrivere le caratteristiche principali di due titoli così popolari – non ce ne sarebbe bisogno – ma ci concentreremo, piuttosto, sul valore dell’offerta in sè.

 

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Pioggia, fantasmi, morte e amore

Sulla trama dei due giochi che compongono la Collection non ci soffermeremo a lungo dato che, come anticipato in precedenza, preferiamo concentrarci su quegli aspetti che determinano la qualità della Remastered stessa. Questa volta vogliamo farvi solo una rapida panoramica.

Nel caso di Heavy Rain, le vicende vedono coinvolti 4 differenti personaggi principali: Ethan Mars, padre di famiglia caduto in disgrazia dopo la morte del figlio maggiore, Norman Jayden, agente dell’FBI in possesso di speciali attrezzature high-tech, Madison Paige, una giornalista insonne, e infine Scott Shelby, investigatore privato di mezza età. Tutti loro saranno coinvolti, in un modo o nell’altro, nel caso del terribile serial killer di bambini conosciuto come l’assassino dell’origami, in riferimento alle figurine di carta tridimensionali lasciate ogni volta sul luogo del delitto. Inutile dire che la rivelazione finale lascerà più di qualche bocca aperta.

Per quanto riguarda Beyond: Due anime, ci si sposta su un territorio completamente diverso. Stavolta a farla da padrone è il paranormale e la protagonista sarà Jodie Holmes (interpretata da Ellen Page), ragazza legata indissolubilmente ad uno spirito chiamato Aiden, capace di possedere gli umani e di spostare oggetti senza possibilità di essere visto. La natura del rapporto verrà esplicata durante la storia che, almeno nella versione originale, non seguirà un andamento lineare, ma verrà spezzata continuamente in un turbinio di flasback e flashforward. Dalla guerra all’accattonaggio, dalla grande città al deserto, dalla vita alla morte: saranno queste le sfide che Jodie dovrà affrontare per scoprire cosa è realmente successo nel suo passato e trovare la chiave per fermare i bizzarri esperimenti governativi che minacciano di scatenare sulla terra forze incomprensibili. Ad aiutarla, tra i vari personaggi, anche lo scienziato Nathan Dawkins, interpretato dal sempreverde Willem Dafoe.

 

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Raccontarsi con un pad

In termini di puro gameplay, la questione si fa un po’ particolare. In entrambi i giochi l’accento viene posto sulla narrazione, con tutto il resto che vive e respira solo in funzione di questo aspetto. La prima domanda da porci è dunque se, a distanza di qualche anno e dopo un salto generazionale, il comparto narrativo di queste due opere sia da ritenersi ancora valido. La risposta è senza dubbio affermativa: l’intreccio, il ritmo, l’atmosfera, i personaggi e tutto quello che determina la buona riuscita di una storia è stato confezionato a regola d’arte, nonostante alcune piccole sbavature (escamotage narrativi un po’ discutibili nel caso di Heavy Rain e qualche caduta di tono nel caso di Beyond). Certo, bisogna tener conto che il linguaggio tipico dei videogiochi è diverso da quello cinematografico – nonostante a volte questo confine si faccia più labile – e mai come in questo caso una simile affermazione si è rivelata tanto vera.

Per quanto riguarda il gameplay, tutto viene ridotto alla semplice determinazione degli eventi attraverso la scelta delle azioni da compiere, delle parole da pronunciare e negli stati d’animo da ostentare. Ovviamente si può interagire con lo scenario e risolvere brevi ma intensi QTE, ma il fulcro dell’esperienza risiede nella scelta (un aspetto che è stato poi incentivato ulteriormente nel più recente Until Dawn). Scegliere cosa dire, cosa mangiare, dove andare, come procedere con le indagini e così via. Nel caso di Beyond è stata inserita la possibilità di risolvere piccoli enigmi ambientali attraverso i poteri paranormali della protagonista, ma niente che possa cambiare drasticamente la formula originale. Certo, lo schema da seguire è comunque predeterminato: si passa attraverso le varie fasi della storia, che si susseguono in modo ineluttabile nonostante i piccoli e grandi cambiamenti di fondo che provochiamo nelle situazioni e nei personaggi. Tuttavia, la sensazione di avere il controllo della sceneggiatura è sempre forte, e questa abilità – dobbiamo ammetterlo – solo i videogiochi possono averla.

Per quanto riguarda le migliorie che sono state aggiunte, esse risultano numerose e ben gradite. Grazie a delle statistiche poste alla fine di ogni livello sarà possibile confrontare le nostre scelte con quelle di altri giocatori: inoltre, si viene informati di tutti i modi e le possibili vie attraverso cui avremmo potuto concludere una sequenza, cosa che potrebbe spingere in molti a tentare nuovi approcci, una volta finito il gioco. Nel caso di Beyond, la storia potrà essere giocata in ordine cronologico, con un’ulteriore opzione che ci farà gestire lo spirito di Aiden con maggior semplicità (per esempio, indirizzandolo automaticamente nella giusta direzione). Consigliamo però di mantenere le impostazioni originali per godersi appieno il gioco così come era stato pensato; esperienza che risulta, a nostro parere, molto più gratificante.

 

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Buona la prima, ma meglio la seconda

Abbiamo preferito tenerci per ultimo il paragrafo dedicato alla grafica. Nonostante le premesse e considerando che il valore di una Remastered si misura prevalentemente sulla base dei miglioramenti al comparto visivo, non abbiamo poi molte parole da spendere. L’upgrade c’è stato, anche se non è così evidente: a parte la scelta totalmente discutibile di lasciare il frame rate bloccato a 30 FPS come nella versione originale, vi sono novità per quanto riguarda il sistema di illuminazione e di ombre, adesso più realistici che in passato. Le texture hanno subito una lieve, ma significativa, rifinitura e l’aumento della risoluzione non fa che enfatizzare tutti questi abbellimenti. Insomma, siamo di fronte a dei prodotti che non solo non hanno perso il loro smalto (si trattava comunque di giochi già validissimi, in tal senso, sulla passata generazione), ma che hanno pure guadagnato quel tanto che basta per renderli, se non al passo coi tempi, almeno meritevoli di nuove attenzioni.

 

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Concludendo…

Questa Collection ripropone due delle opere di maggior interesse dell’epoca PS3. Due storie interattive che meritano di essere riscoperte o, per meglio dire, vissute da vecchi e nuovi giocatori. Dopo il ritocchino che segue ogni rimasterizzazione, poi, non possiamo che constatare di essere di fronte alla versione più completa di Heavy Rain e Beyond: Due Anime. Lasciarsi sfuggire questa opportunità, almeno per quanto riguarda coloro che non hanno ancora avuto modo di provare i giochi in questione, sarebbe uno sbaglio terribile.

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 26 Febbario 2010
  • Sviluppatore: Quantic Dream
  • Distributore: Sony Computer Entertainment Europe
  • Publisher: Sony Computer Entertainment Europe
  • Pegi:

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