Hitman – Episodio 3: Marrakesh – Recensione

Hitman

Sole e sangue tra i vicoli della “ridente” Marrakesh

Pelato, sguardo di ghiaccio ed un codice a barre tatuato dietro la nuca. Bastano pochi dettagli per riconoscere il killer videoludico per eccellenza, l’Agente 47. La fortunata serie di IO Interactive, Hitman, vanta ad oggi ben sei capitoli all’attivo, con una mole di appassionati pronti a tutto per portare a termine gli innumerevoli contratti proposti da questi titoli. L’ultima iterazione di Hitman è stata tuttavia accolta con maggiore freddezza dai videogiocatori, a causa della scelta degli sviluppatori di proporre il titolo in forma episodica. Diciamocelo chiaramente, Hitman non è un titolo che si adatta a formule di questo genere. Non stiamo parlando di una avventura story-driven come possono essere titoli come Life is Strange o le opere di Telltale, ma di uno stealth game che, di fatto, lascia molto poco spazio alla trama generale, fatta eccezione per qualche breve sequenza video a missione completata. Tuttavia, dopo l’uscita dei precedenti due episodi, ambientati rispettivamente a Parigi e Sapienza, abbiamo apprezzato particolarmente la volontà del team di sviluppo di supportare costantemente le missioni rilasciate, con i divertenti contratti Escalation o con gli ultimi – geniali – bersagli elusivi, vere e proprie missioni a scadenza che, una volta fallite (o completate), spariranno per sempre dal gioco, permettendoci di confrontare il nostro tempo e punteggio con quello degli altri giocatori da ogni parte del mondo.

 

Hitman

 

Ad una settimana circa dall’uscita del terzo episodio, Marrakesh, siamo pronti a fornirvi il nostro responso, dopo aver spolpato il lungo e in largo le “claustrofobiche” strade della città del Marocco.

Annodate la cravatta, preparate il silenziatore e seguiteci!

 

Politically in-correct

Come accennato, questa terza tappa di Hitman ci porta nella città di Marrakesh, una tra le più grandi – per estensione – del Marocco. Riprenderemo i panni del giovane agente 47 impegnato, nuovamente, nell’eliminazione di due bersagli dalla dubbia morale.
Il primo, Claus Strandberg, è un banchiere corrotto colpevole di aver ridotto in povertà un numero incalcolabile di cittadini del Marocco. Con una popolazione in rivolta che vuole la sua testa, Strandberg cerca rifugio all’interno del consolato svedese, credendo di essere al sicuro tra le mura “amiche” del suo paese natale.

Il secondo bersaglio in Marrakesh, il generale Reza Zaydan, è un militare senza scrupoli che vuole sfruttare l’ondata di malcontento che aleggia per le strade, per organizzare un colpo di stato. Il generale – circondato dal suo piccolo esercito privato – pianifica la ribellione rinchiuso in una scuola, ora divenuta una sorta di base militare temporanea.

Due bersagli apparentemente intoccabili che, a colpi di pad, capitoleranno sotto i colpi dell’assassino videoludico per eccellenza, 47.

 

https://www.youtube.com/watch?v=jNeQDP55SYo

 

Marrakesh è sicuramente la più varia tra le tre ambientazioni finora proposte nel nuovo Hitman. Dalle ordinate e quasi labirintiche stanze del consolato, giungiamo alle vie del mercato cittadino – davvero particolareggiate negli usi e costumi della location marocchina – all’apparenza decisamente troppo caotiche per pianificare un duplice omicidio su commissione.
D’altro canto, la scuola pare quasi irraggiungibile, a causa del cospicuo numero di soldati – armati fino ai denti – impegnati a pattugliare ogni accesso all’edificio.
La cosa che più colpisce di questo Hitman è sicuramente la totale libertà che viene concessa al videogiocatore. Nel nostro caso, abbiamo rigiocato circa quattro volte la missione in Marocco cercando, ad ogni tentativo, di utilizzare un approccio differente.

 

Hitman

 

Per accedere al consolato, ad esempio, abbiamo sfruttato la più ovvia opportunità di camuffamento, fingendoci il cameraman di una troupe televisiva giunta in Marrakesh per una intervista esclusiva a Strandberg, uno dei bersagli. Entrare è stato un gioco da ragazzi ma, ovviamente, l’accesso al consolato prevede l’abbandono di tutte le armi da fuoco in nostro possesso. In questo caso può venirci in aiuto la possibilità di infiltrare preventivamente armi all’interno dell’edificio o, in alternativa, rubare l’equipaggiamento ad una delle guardie del consolato (come per altro abbiamo fatto nel walkthrough in video). I diversi accessi alla scuola, invece, ci permetteranno di giungere al secondo bersaglio in men che non si dica. Per una esecuzione rapida e indolore, gli accessi dai tetti potrebbero fare al caso vostro. L’opzione “tetti” assume una certa importanza in caso vogliate eliminare entrambi gli obiettivi con un fucile di precisione: sì lo abbiamo fatto!

In termini di durata, Marrakesh è forse il più breve dei tre episodi di Hitman. Al primo tentativo, siamo riusciti a portare a termine il duplice contratto in una mezz’ora scarsa. A discapito di un livello di difficoltà decisamente inferiore rispetto a quello dei precedenti capitoli, pare sempre più chiara la volontà degli IO Interactive di puntare su contenuti vari e rigiocabili.

Un male? Troppo presto per dirlo…

 

La lunga strada verso l’ottimizzazione

Una tra le note -ahinoi – dolenti di questo nuovo Hitman è sicuramente il comparto tecnico. Sebbene sia opportuno sottolineare che, almeno per quanto riguarda la versione PC, sono stati compiuti passi da gigante sul fronte dell’ottimizzazione, la strada per una fluidità ottimale è ancora lunga: cali di frame piuttosto evidenti nelle aree con maggior densità poligonale, glitch grafici di diversa entità nella versione DX 12 ed infine un eccessivo ritardo nel caricamento delle texture, rendono l’esperienza visiva di questo Hitman più problematica di quanto ci saremmo aspettati.

 

Hitman

 

Inspiegabile invece il comparto sonoro: la scelta di optare per un doppiaggio interamente in lingua inglese annulla il fattore immersione all’interno dei tre paesi “stranieri” proposti in questi primi episodi. Mercanti marocchini che parlano un inglese fluente tra le caotiche strade di Marrakesh rendono il tutto un po’ troppo bizzarro. Peccato.

 

Concludendo…

Questo terzo episodio di Hitman si conferma – nel bene e nel male – sullo stesso livello dei suoi predecessori. Nonostante ci troviamo davanti al più breve dei tre episodi finora rilasciati, la rigiocabilità della missione unita all’eccellente level design della mappa, ci hanno consentito di divertirci come non mai tra le vie di Marrakesh.
Mentre sulla trama generale tutto pare ancora troppo confuso, attendiamo con ansia il prossimo mese per mettere le mani sul quarto episodio e comprendere al meglio ciò che succede al di fuori dell’agenzia.

Come sempre, saremo pronti a fornirvi il nostro responso finale.

In breve

  • Genere: Stealth
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 11 marzo 2016
  • Sviluppatore: IO Interactive
  • Distributore: Square Enix
  • Publisher: Square Enix
  • Pegi:

Condividi
Articolo precedenteEA PLAY sta per partire
Prossimo articoloGuilty Gear Xrd: Revelator – Recensione

Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre (si avete letto bene DI SUA MADRE). Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.