Factorio – Anteprima e intervista a Wube Software

Factorio

 

Un fenomeno da mezzo milione di copie

Come ben sapranno gli appassionati, lo scenario videoludico indie non è nuovo a “casi” di mercato quanto mai inaspettati. Gli ultimi anni ci hanno insegnato che produzioni amatoriali, gameplay retrò e motori grafici degni della tecnologia di oltre vent’anni fa non costituiscono un limite concreto per il successo di un videogioco. Basti pensare a titoli quali Terraria, Don’t Starve, The Binding of Isaac o FTL: Faster Than Light. Provate a fare una ricerca sul web in maniera tale da rintracciare i loro i dati di vendita e non crederete ai vostri occhi. Ma quanti giocatori, vedendo quello che questi prodotti erano in grado di offrire sulla carta prima dell’uscita, avrebbero scommesso a cuor leggero su un esito di questo tipo? Difficile rispondere.

Il titolo di cui parliamo oggi potrebbe forse arrivare, col tempo, a diventare membro del riservato “club dei milionari” formato (tra gli altri) dai titoli suddetti. Ecco a voi Factorio, opera prima di Wube Software LTD, disponibile per l’acquisto su Steam da questo febbraio. Stando alle stime, in meno di quattro mesi di Early Access il videogioco del team con sede a Praga ha già riscosso un successo fuori dal comune, con quasi mezzo milione di copie vendute e un punteggio relativo alle recensioni di Steam pari al 98%.

 

Factorio

 

Crafting all’ennesima potenza

L’idea di base di Factorio è in realtà molto semplice, e consiste nell’esaltazione all’ennesima potenza di un’affermata meccanica di gioco quale è il “crafting”. Questa viene adattata al non troppo originale contesto di gioco, che ci vedrà abbandonati a noi stessi su un pianeta ostile e impegnati nella costruzione di  oggetti e macchinari atti alla raccolta delle risorse all’interno di mappe prossime alla bidimensionalità (con visuale dall’altro). Come da tradizione, cominceremo “armati” del classico piccone e di tanta buona volontà, raccogliendo i nostri primi frammenti di pietra, ferro e carbone, oltre che qualche pezzo di legname.

Ma non dovremo sporcarci le mani troppo a lungo, visto che in breve tempo potremo procedere con la costruzione dei nostri primi congegni, automatizzando i processi di raccolta e lavorazione delle differenti risorse. Ecco dunque le prime fornaci, adoperabili per trasformare i materiali grezzi in piastre utilizzabili per la creazione di macchinari più complessi. Subito dopo, le nostre prime trivelle a bruciatore, quindi quelle elettriche, in maniera tale da estrarre in maniera continuativa, automatica e veloce i materiali dal terreno.

Logicamente, per rendere operativo qualunque apparecchio sarà necessario fornirgli energia. Potremo allora procedere (per esempio) con la costruzione di una turbina a vapore. Questa richiederà però la costruzione di alcuni boiler, che dovranno a loro volta essere collegati a una fonte d’acqua. Ecco allora un sistema di tubature, quindi una pompa dell’acqua. Ci siamo: qualche unità di carburante nei boiler in maniera tale da far raggiungere la temperatura di ebollizione all’acqua, e la turbina è operativa. Ora che la nostra fonte primaria d’energia è ultimata, dovremo occuparci della sua distribuzione. Sarà sufficiente servirci di alcuni pali dell’elettricità, in grado di irradiare piccole aree con la corrente generata dalla turbina.

Quanto appena accennato non è che il principio, per un menù del crafting destinato a espandersi sempre di più. Col tempo, grazie al vastissimo numero di oggetti e macchinari a disposizione, arriveremo a occupare intere mappe di gioco con quella che diventerà una vera e propria fabbrica.

Ma non ci sarà spazio unicamente per ingranaggi, piastre e mattoni. Proprio no, perché dovremo anche preoccuparci della produzione di armi da fuoco, indispensabili per difenderci dalle spaventose creature autoctone, che ben presto si sentiranno minacciate dalla nostra presenza. Non mancheranno perciò improvvisi assalti, ai quali potremo sopravvivere solamente attraverso una massiccia dose di piombo. Nel complesso, le sessioni di combattimento si presentano elementari e istintive: dovremo semplicemente indicare col mouse la direzione di provenienza dei nemici, quindi sparare con il tasto spazio. Le uniche preoccupazioni? La quantità di nemici e il numero di munizioni.

 

Factorio

 

Factorio: pochi fronzoli, tutto gameplay

La politica adattata da Wube Software per questo prodotto è una sola, chiara e facilmente leggibile: puntare tutto sul gameplay. In questo specifico caso, non sono i contorni o i dettagli a fare la differenza. Non è l’ambientazione, né la colonna sonora o la peculiarità dello stile grafico, e neppure la qualità della storia di fondo o ancora la ricercatezza e l’innovazione del genere di appartenenza. Tutt’altro: Factorio è semplicemente la celebrazione del crafting.

È un indie che sa di già visto, ma che attraverso una singola meccanica di gioco approfondita alla perfezione arriva a costituire un’offerta interessantissima. L’assenza di attenzioni per quel che riguarda gli altri aspetti del pacchetto non può che causare una naturale mancanza di “carattere”, ma trattasi di una conseguenza voluta, ampiamente messa in conto. Factorio fa della quantità la sua più grande qualità, e non ne fa segreto. Nel complesso, siamo di fronte a un prodotto assolutamente concreto, che facilmente riuscirà a rapire il giocatore per decine di ore di gioco. E anche di più.

Allo stato attuale delle cose, Factorio risulta completamente godibile. Oltre a essere localizzato in lingua nostrana e privo di bug, è già altamente ricco di contenuti: potrete infatti fruire di una modalità campagna (che costituirà un perfetto tutorial), della splendida sandbox (per partite completamente personalizzabili) e di un editor per le mappe. Potrete addirittura giocare online insieme ad altri utenti. Cosa chiedere di più a un E.A?

 

Factorio

 

Concludendo…

Impossibile sminuire la bontà e la “quantità” dell’offerta di Wube Software: Factorio è un videogioco con un’idea di base semplice e già vista, ma dalla profondità di gioco encomiabile. Al costo di venti euro, gli appassionati del crafting acquisteranno un titolo che non potranno fare a meno di amare. Per tutti gli altri, meno avvezzi a questa tipologia di prodotti, si consiglia una semplice valutazione di natura personale e legata ai gusti. Ma ricordate: in Factorio, oltre al gameplay, troverete poco altro. A voi decidere se quanto appena detto costituisca un pregio o un difetto. Per quanto concerne ancora la condizione dell’Early Access, vividi complimenti agli sviluppatori.

 

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Parliamo di Factorio con i creatori del gioco, i ragazzi di Wube Software

 

500.000 copie in meno di quattro mesi. Quando avete cominciato a sviluppare Factorio vi aspettavate un risultato simile?

Non ce lo aspettavamo, non con la concorrenza che c’è su Steam. Quando abbiamo raggiunto le 100.000 copie vendute attraverso il nostro sito, allora abbiamo avuto il sospetto che fosse possibile vendere di più. Moltissimi utenti infatti ci avevano detto che non aspettavano altro che l’uscita di Factorio su Steam per acquistarlo. Ma non avevamo di certo previsto queste cifre.

 

Quanto conta una singola idea nello sviluppo di un videogioco?

Titoli come il vostro mostrano all’intero sistema che una buona idea può essere sufficiente per raggiungere traguardi degni di nota, anche senza enormi mezzi. Quale è il vostro pensiero a questo proposito?
Una singola idea è spesso la base di partenza di tutte le grandi cose, anche se spesso tante buone idee non vengono sviluppate. In ogni modo, non fatevi ingannare dall’aspetto di Factorio: anche se è “soltanto” un gioco 2D, i requisiti tecnologici necessari per realizzarlo sono stati ingenti. In un certo senso, Factorio è un titolo che concentra al suo interno tanti giochi differenti. Per farli funzionare insieme adeguatamente, raggiungendo prestazioni ottimali anche in presenza di fabbriche gigantesche, è servito molto lavoro. Di sicuro possono esserci giochi che non fanno troppo affidamento sulla realizzazione tecnica perché più incentrati sull’idea di partenza, ma a rigor di logica non possono essere titoli molto complessi.

 

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C’è qualche videogioco (libro o film) che è stato capace di influenzarvi in particolar modo?

L’idea di un gioco basato sull’automazione mi venne mentre giocavo alla “industrial craft mod” di Minecraft. Ho apprezzato subito l’idea, anche se le caratteristiche di gioco non mi permettevano di giocare come io effettivamente volevo. Quindi ho iniziato a sognare di sviluppare il mio gioco, a modo mio. Un’altra fonte di ispirazione è da ricercare nel racconto “Autofac” di Philip K. Dick, che lessi proprio dopo aver iniziato lo sviluppo di Factorio.

 

Cosa possono aspettarsi i giocatori dal futuro di Factorio?

Factorio è basato su uno sviluppo molto agile. Noi abbiamo l’abitudine di non guardare mai troppo avanti, perché ciò comporterebbe dei cali di concentrazione. Semplicemente, dopo aver rilasciato ogni aggiornamento, giochiamo a Factorio cercando di capire che cosa gli manca. Molte altre grandi idee ci sono venute dopo aver rilasciato aggiornamenti minuscoli, in maniera imprevedibile. È quel genere di cose che è possibile programmare.

Il nostro piano a lungo termine è quello di rilasciare due-tre aggiornamenti importanti, quindi lanciare la versione 1.0 di Factorio. Fatto ciò, vedremo. Chissà, magari ci prenderemo una pausa, o forse ci metteremo a lavorare su qualche espansione o sul prossimo Factorio. Potremmo anche cominciare lo sviluppo di un nuovo gioco. È davvero difficile fare pronostici. Non nego poi di avere il desiderio di sviluppare un’I.A da utilizzare all’interno di altri giochi. Al momento, queste sono tutte le opzioni possibili, ma non si può mai sapere che cosa succederà col tempo.

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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.