We Happy Few – Hands on

Non è tutto oro quel che luccica…

We Happy Few è sicuramente stato, fin dal suo annuncio, uno tra i prodotti più attesi e – sulla carta – interessanti del panorama videoludico indipendente. L’ultimo titolo dei Compulsion Games, celebri per aver dato alla luce l’apprezzatissimo Contrast nel 2013, è arrivato con la formula dell’accesso anticipato su Steam e su Xbox One grazie al “Game preview program”, dando la possibilità a tutti gli interessati di avere un primo assaggio delle meccaniche di gioco alla base di We Happy Few, in aggiunta ad un brevissima porzione di storia.

 

We Happy Few

 

Nelle ultime settimane abbiamo avuto modo di mettere le mani sulla versione ad accesso anticipato di We Happy Few, su PC, e abbiamo passato un buon numero di ore nella Wellington Wells ideata dai ragazzi di Compulsion Games.
Come ci sono parse le basi gettate dagli sviluppatori?

Scopritelo insieme nella nostra anteprima!

 

Wellington Wells: la città delle buone premesse…ma dagli scarsi risultati

Nonostante le buone – anzi ottime – premesse, il titolo dei Compulsion Games non è riuscito a far breccia nei nostri cuori con questa versione preview, come d’altro canto c’erano riusciti i vari trailer/gameplay promozionali che ci sono stati mostrati durante lo svolgersi dell’anno, in primis quello mostrato durante la conferenza Microsoft all’E3.

 

We Happy Few

 

We Happy Few ci è parso fin da subito una rivisitazione del 1984 di Gorge Orwell, capace di immergerci all’interno di una fittizia società opprimente che, in ambito videoludico, mancava dai tempi del Bioshock Infinite di Irrational Games.
La storia di We Happy Few prende luogo nella immaginaria cittadina inglese di Wellington Wells dove si è sviluppata una vera e propria società distopica dallo stile retro-futuristico, nata in una sorta di linea temporale alternativa dopo gli eventi della Seconda Guerra Mondiale. I residenti di Wellington Wells, forse per dimenticare orrori o crimini del passato, sono dipendenti da una sorta di droga allucinogena chiamata “Joy”, capace di renderli felici e privi di morale, oltre che di eliminare la loro memoria a lungo termine. All’interno di questa versione ad accesso anticipato, potremo controllare solamente uno dei tre protagonisti previsti nella release finale, Arthur Hastings. Il protagonista, impiegato nell’ufficio stampa di Wellington Wells, si ritroverà per le mani un articolo di giornale capace di rievocare in lui ricordi della sua infanzia, primi sintomi dell’astinenza da Joy. Al giocatore sarà quindi proposta la prima importante scelta: utilizzare la pillola di Joy sulla sua scrivania (ed in questo modo giungere anzitempo alla conclusione della partita), o scegliere di ricordare buttando nella spazzatura ogni pastiglia rimasta, permettendo quindi alla memoria a lungo termine di riaffiorare. La scelta di non utilizzare più la droga “della felicità”, ci renderà dei veri e propri reietti chiamati “Downer” agli occhi degli abitanti di Wellington Wells.

Completata la breve sequenza introduttiva, tra l’altro già mostrata al pubblico durante l’ultima E3, inizieremo a prendere – lentamente – confidenza con le meccaniche base di We Happy Few.
Il titolo dei Compulsion Games si presenta come un survival game di impostazione piuttosto classica, caratterizzato da un sistema di crafting piuttosto basilare, esplorazione di vasti ambienti di gioco generati proceduralmente e un buon numero di quest da portare a termine.
Le premesse per sfornare il titolo del secolo sembravano esserci tutte ma, nonostante il titolo sia ancora in fase di pre-alpha, non siamo riusciti ad apprezzare pienamente nessuna delle feature introdotte dagli sviluppatori.

 

WeHappyFew_12

 

Partiamo dalla prima cosa che, fin dalle prime partite, ci ha fatti imbestialire non poco: la generazione procedurale della mappe. La promessa degli sviluppatori di rendere ogni partita diversa dalle altre, si infrange sonoramente sul terribile level design delle mappe di gioco. Il sistema di mapping adoperato dagli sviluppatori è, ad ora, estremamente approssimativo: stessi edifici, stesse strade e stessi punti di interesse ricollocati in maniera differente ad ogni partita, non rendono per niente l’idea di avere a che fare con diverse esperienze di gioco ad ogni riavvio. La terribile piattezza degli ambienti di gioco viene nuovamente peggiorata dall’ondata di cittadini-cloni che impestano le stradine di Wellington Wells, con cui peraltro non potremo interagire se non in rare occasioni.

Trattandosi di un survival game, We Happy Few vanta un hud piuttosto semplicistico nella gestione, dove i giocatori potranno controllare in qualsiasi momento i parametri vitali del nostro personaggio, quali fame, salute, sonno ed eventuali malattie e/o infezioni contratte durante l’avventura.
Sebbene queste feature non propongano nulla che non si sia già visto in altri esponenti di questo genere, è sicuramente apprezzabile la scelta dei ragazzi di Compulsion di inserire questo tipo di meccaniche all’interno del titolo.
Di tutt’altra fattura, invece, la gestione delle quest che in questa build preliminare ci è parsa piuttosto confusionaria. La versione anticipata di We Happy Few, infatti, non propone alcuna sorta di tutorial per spiegare al giocatore meccaniche di gioco o consigli per introdurci al meglio nell’avventura, verremo semplicemente buttati in questa terra ostile, dopo una introduzione giocabile che, a conti fatti, dice tutto e niente. Le missioni ad ora disponibili in We Happy Few sono sostanzialmente di due tipi, una prima questline che ci porterà ad esplorare le due diverse aree di gioco ed i task secondari, sbloccabili a poco a poco mentre visiteremo la mappa di gioco.

 

We Happy Few

 

L’iterazione early access di We Happy Few, offre per ora molto poco sul fronte contenutistico. Portare a termine tutte le missioni, senza incorrere nel permadeath (presente di default, ma disattivabile), non vi porterà via troppo tempo, anche se i fanatici della sopravvivenza potranno osare sicuramente qualcosa di più tra le pericolose strade di Wellington Wells.

 

We Happy Few: le due facce del comparto grafico

Inutile negarlo, We Happy Few ha stile da vendere. Il setting e il character design sono indubbiamente due delle caratteristiche meglio riuscite di questo primo assaggio del titolo Compulsion Games. Lo stile quasi caricaturiale dei vari personaggi, riesce a rendere gli abitanti di Wellington Wells goffi ma allo stesso tempo inquietanti con sorrisi assurdi stampanti in faccia e movenze accentuate. Purtroppo, trattandosi di una versione ancora piuttosto acerba, l’ottimizzazione generale del prodotto lascia piuttosto a desiderare. Texture in bassa definizione, cali di frame piuttosto accentuati ed una fluidità generale ancora insufficiente, fungono da campanello di allarme per i developer che, nelle prossime build in uscita, dovranno sicuramente lavorare ancora molto su un comparto audivisivo così promettente.

 

Perché non acquistarlo…

Questa build preliminare di We Happy Few ci ha delusi non poco. Nonostante le ottime premesse, dettate dall’interessante setting e character design, il nuovo lavoro dei Compulsion Games meriterebbe una rivisitazione totale nei prossimi mesi di sviluppo. Il terribile mapping procedurale, unito ad un gameplay survival/roguelike che se la cava tra alti e bassi, a cui – purtroppo – si vanno ad aggiungere svariati bug e problemi tecnici, rendono questa prima esperienza di gioco una delusione totale.

Trattandosi giustamente di una versione alpha, non era lecito aspettarsi chissà cosa sul fronte contenuti/ottimizzazione, ma ci auguriamo un netto cambio di rotta nei prossimi mesi che possa portare questo promettentissimo titolo sulla retta via, magari introducendo nuovi spezzoni di trama atti a rendere più chiare le nostre scampagnate per le strade di Wellington Wells.

Nel frattempo, restate in attesa di ulteriori aggiornamenti tra le nostre pagine!