Destiny: I Signori del Ferro – Recensione

L’età della saggezza di Destiny

“Proprio come il World of Warcraft anno uno era stato solo il bozzolo deforme di un capolavoro in corso di perfezionamento, così Destiny saprà concimare il terreno con le ceneri del flame internettiano e crescere, rigoglioso, nel gioco che avremmo voluto portare a casa lo scorso 9 settembre”.

Questa miserevole autocitazione non è altro che l’illetterata trasposizione di un vaticinio partorito a settembre del 2014, in coda alla mia recensione di Destiny. Il nuovo parto videoludico di Bungie era qualcosa che avevo aspettato a lungo, coltivando l’attesa con quantità irragionevoli di hype. A giochi fatti, il Destiny del day one fu per me una delusione piuttosto cocente ma, colpito probabilmente da una crisi mistica da trielina, già intravedevo in quel neonato il potenziale per un futuro brillante, da pietra miliare del gaming. Quel potenziale si è realizzato un anno dopo con l’uscita de “Il Re dei Corrotti”, la corposissima espansione con la quale Bungie inaugurò l’anno due di Destiny, l’anno della sua maturità. L’arrivo di Oryx sconvolse dalle fondamenta il mondo del gioco, trasformandolo in quello che, con tutta probabilità, avrebbe dovuto essere sin dal primo giorno. Sulle spalle de “I Signori del Ferro” ricade invece l’onere di preparare il palco all’addio di Destiny ai giocatori, in attesa di un’ormai più che rumoreggiato secondo capitolo. Un’impresa formidabile, fin troppo per la fragile schiena di questo contenuto che, proprio come i due precedenti, rappresenta una nuova fase della vita del gioco: la vecchiaia. Il DLC “I Signori del Ferro” si caratterizza infatti per la forte sensazione di “trascinamento” che trasmette ai giocatori, rendendo chiaro che l’epoca di Destiny – ahimè – è ormai al tramonto.

 

i signori del ferro

 

Troppo poco, troppo tardi

Ne “I Signori del Ferro” i nostri ormai esperti Guardiani saranno chiamati ad affrontare una nuova minaccia che rischia di compromettere il futuro dei popoli della galassia, ovvero SIVA, una nanotecnologia autoreplicante “infettiva” riportata alla luce dai soliti, maledetti Caduti per i loro oscuri scopi. Saremo sostenuti nell’impresa da Lord Saladin, uno degli ultimi Signori del Ferro, membro di un antico ordine guerriero decimato proprio nel tentativo di annientare SIVA per sempre. A 90 minuti da questa interessante premessa, dopo aver completato meno di una manciata di missioni, avrete consumato tutti i contenuti della “campagna” dell’espansione e, ci dispiace dirvelo, sentirete un po’ d’amaro in bocca. Malgrado l’interessante svolta cavalleresca, con tanto di scontri all’arma bianca e forge fumanti, la storyline de “I Signori del Ferro” dura poco e risulta scarsamente memorabile, in opposizione all’indiscutibile epicità di un paio delle missioni che la compongono. I nuovi personaggi falliscono nel compito di catturare l’immaginazione del giocatore e le nuove aree – non così nuove, in fondo – non offrono freschezza a sufficienza per giustificare altre centinaia d’ore spese a grindare boss, loot e taglie. Perfino i nemici tecnopotenziati da SIVA aggiungono poco o niente all’economia del gioco, che perde ogni parvenza di novità nel giro di qualche ora. A tal proposito è emblematico l’Assalto Sepkis Perfezionato che, di fatto, non è altro che il vecchio La Tana dei Diavoli con sopra una sottile mano di fresco. Trattandosi tra l’altro del contenuto – probabilmente – conclusivo, ci saremmo aspettati un ritorno in campo dell’ormai dimenticato Viaggiatore e di molti dei personaggi più iconici dell’anno due.

Purtroppo niente di fatto, se ne riparla con Destiny 2.

 

i signori del ferro

 

Un Gjallarhorn è per sempre

Malgrado la “debolezza” generale dei nuovi contenuti, c’è da dire che il DLC “I Signori di Ferro” non si presenta sul mercato del tutto privo di assi nella manica. L’espansione sa infatti offrire momenti di qualità eccellente, sebbene l’odore di stantio rimanga sempre in agguato sotto la superficie. L’evento pubblico della Forgia dell’Arconte, meta finale della quest per ottenere il nuovo Gjallarhorn nelle Terre Infette, garantisce ad esempio momenti di genuina epicità, degni dell’era Halo. Lo stesso vale per il nuovo Assalto Occhio Nefasto e per l’eccezionale Incursione Furia Meccanicacapace in alcuni punti di riscrivere le regole del gameplay di Destiny e di offrire un’esperienza cooperativa tra le migliori mai viste nei due anni del gioco. Decisamente meno originale la nuova modalità Supremazia del Crogiolo, sostanzialmente il classico concetto di “uccidi e raccogli” già visto nella modalità Uccisione Confermata di Call of Duty, sebbene l’aggiunta, con annesse mappe, contribuisca ad offrire alle playlist competitive di Destiny una varietà – finalmente – più che dignitosa. Come di consueto, vale la pena di spendere qualche parola di stima per l’eccellente compositore Martin O’Donnell, responsabile per l’incredibile repertorio musicale de “I Signori di Ferro”, che merita un posto d’onore – in vinile – nella collezione di ogni audiofilo.

 

i signori del ferro

 

Concludendo…

“Viziati” dalle lusinghe ludiche di un’espansione rivoluzionaria come “Il Re dei Corrotti”, buona parte dei giocatori di Destiny non potranno che dirsi delusi dal timido passo “sul posto” fatto da Bungie con il DLC “I Signori del Ferro”. Un contenuto sostanzialmente orbo di novità realmente significative che si presenta sul mercato come una “giocata sicura”, in attesa di spendere le idee migliori con il nuovo capitolo della saga. Malgrado qualche picco di eccellenza, l’esperienza offerta da “I Signori del Ferro” non basta a saziare la fame accumulata dopo un’anno di grinding selvaggio, e di sicuro fatica a compensare i 29,99 euro richiesti per l’acquisto del contenuto.

 

 

In breve

  • Genere: FPS
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 20 settembre 2016
  • Sviluppatore: Bungie
  • Distributore: Activision
  • Publisher: Activision
  • Pegi:

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