Outlast 2 – Anteprima

Le origini della paura

Il survival horror è un genere ormai quasi del tutto estinto, e ogni tentativo fatto sino ad oggi per riportarlo in auge è purtroppo miseramente fallito. In molti ci hanno provato: SEGA con il suo Alien Isolation, ad esempio, oppure lo stesso Shinji Mikami con il ( a mio avviso) sottovalutato The Evil Within, la stessa Capcom con la saga di Resident Evil, che però ha fallito miseramente considerando come questa storica saga sia ormai diventata decisamente troppo action. Poi qualche anno fa un talentuoso team indipendente diede un scossone non di poco conto al genere, un team che porta il nome di Red Barrels, ma andiamo con ordine.

Il primo Outlast fu un fulmine a ciel sereno, un lampo nell’oscurità, un ottimo survival horror capace di tenere il giocatore incollato allo schermo, grazie non solo all’idea di proporre un protagonista completamente disarmato, ma anche grazie al buon ritmo (almeno nella prima parte) della narrazione. A distanza di qualche anno, il team di sviluppo ritorna sotto i riflettori niente meno che con un seguito diretto. Outlast II porta infatti con se un’eredità davvero pesante, senza contare poi che dai sequel solitamente ci si aspetta molto di più in termini sia qualitativi che quantitativi.

 

outlast 2

 

Un po’ di storia

La storia messa in piedi per Outlast II prende spunto da un tragico evento realmente accaduto: il massacro nella “città” di Jonestown, dove 918 abitanti persero la vita avvelenati col cianuro il 18 novembre 1978 dal predicatore statunitense James Warren Jones. A differenza di quanto avveniva nel primo Outlast, questa volta la storia ruota intorno ai due giornalisti investigativi Blake e Lynn Langermann, rispettivamente marito e moglie. Perennemente in bilico fra l’horror piscologico e il paranormale, la storia di Outlast II affonda le radici in tematiche molto forti, come ad esempio quella del fanatismo religioso, offendo fra l’altro non pochi spunti di riflessione, specialmente a tutti quei giocatori che avranno voglia di recuperare i vari diari e lettere sparsi in giro per i livelli. Peccato solo che ben poco siamo riusciti ad intuire della storia, vista anche la brevità della demo messa a disposizione dal team di sviluppo. L’unica cosa certa al momento è che il plot non seguirà le vicende narrate nel primo capitolo, ma racconterà una storia completamente nuova, seppur ambientata nello stesso universo narrativo del primo Outlast.

 

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Corri e nasconditi

Per quanto concerne il gameplay, quest’ultimo si presenta sostanzialmente invariato rispetto al capostipite. Anche in questo caso sarà infatti necessario usare con molta parsimonia la telecamera a visione notturna, così da evitare di rimanere a secco di batterie. L’esplorazione continua ovviamente ad essere di fondamentale importanza per la sopravvivenza e per il recupero delle pile, necessarie a far funzionare la succitata telecamera. Esattamente come nel primo Outlast, anche in questo secondo capitolo il protagonista sarà completamente disarmato, cosa che vi costringerà a nascondervi spesso, pena un’inevitabile quanto frustrante game over.

 

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Croci, sangue e paura

Graficamente parlando, il gioco si presenta ancora piuttosto acerbo, con una modellazione poligonale che soffre di alti e bassi e che alterna buone texture ad altre davvero pessime. Ottimo invece il comparto audio, con musiche ed effetti sonori capaci di trasmettere ansia e insicurezza in dosi massicce, mentre a spaventare ci pensano i classici jump scare, davvero ben orchestrati anche in questo sequel. Impressionante il lavoro fatto sul design delle ambientazioni, davvero affascinanti, nonostante il loro essere lugubri e scarsamente illuminate. Onirico e inquietante il momento in cui si verrà trascinati da una misteriosa entità in un pozzo oscuro e profondo, riportando alla mente ricordi di matrice “silenthilliana”. Insomma l’atmosfera e la tensione sembrano essere molto presenti, sin dalle primissime battute di gioco, non resta che sperare sia così fino alla fine del gioco, visti i grossi problemi di ritmo che affliggevano l’incedere dell’avventura nel primo Outlast.

 

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Concludendo…

Outlast II si presenta già in ottima forma, non c’è che dire. La demo pubblicata dal team di sviluppo ha messo subito in chiaro quale sarà il mood dell’intera produzione. Restano tuttavia alcuni dubbi sul comparto tecnico, sul quale c’è ancora molto lavoro da fare, e sulla varietà di situazioni e ambientazioni che per ovvi motivi, non ci è stato possibile verificare nel corso di questa prova. Un gameplay solido e ben rodato, una storia dalle premesse affascinanti e un livello di gore decisamente superiore al primo capitolo, chiudono il cerchio su un seguito che siamo certi abbia tutto il potenziale per migliorare quei difetti e quelle imperfezioni che, seppur lievi, non hanno permesso al primo Outlast di raggiungere la perfezione.