God Eater 2: Rage Burst – Recensione

Una buona alternativa a Monster Hunter su PC?

Parlate di “giochi di caccia” a un PC gamer nostrano ed egli vi trascinerà nel suo capanno digitale stracarico di daini occhieggianti, a bere una Drachenturm al sapor di fonderia direttamente dal cranio di un giocatore console, mentre in sottofondo risuona il Der Freischutz di Weber. Fate la stessa cosa con il suo equivalente giapponese e vi ritroverete in un attimo storditi da storie entusiasmanti a base di colossi sputafuoco, quattordicenni con orecchie da gatto e spade giganti, sorseggiando una frizzantona gusto biscotto sulle note di un pezzo J-Rock con forti influenze anime. Non che un’esperienza valga più dell’altra, badate, ma c’è chiaramente un divario consistente tra le due concezioni di “hunting game”.

L’incredibile successo della serie Monster Hunter in occidente ha sicuramente contribuito, almeno su console, a diminuire considerevolmente la distanza tra questi due mondi ma, di base, a differire radicalmente è il concetto di credibilità legato alle due concezioni e, nello specifico contesto “psico-ludico”, a variare sono soprattutto i canoni determinanti quella sospensione dell’incredulità che può trasformare un “ma che diavolo sto guardando” in un “beh, potrebbe succedere… forse”. E se Monster Hunter, malgrado il contesto spiccatamente fantasy, può risultare in qualche forma credibile e privo di forzature eccessivamente “dissonanti”, è chiaro sin da subito che God Eater 2: Rage Burst, l’oggetto di questa recensione, neanche ha l’ambizione di provarci.

Voglio dire, va bene la scienziata bambina col piglio sperimentativo di un gerarca nazista, e vanno anche bene gli eroi sedicenni vestiti da J-popstar e armati di spade-cannone giganti, ma perché infilarci in mezzo una ragazzina mezza nuda con delle orecchie da gatto assolutamente a caso e un’evidente ossessione alimentare?

Vabbé, andiamo con ordine.

 

god eater 2

 

Il mondo è finito, ma non è un buon motivo per andare in giro spettinati

Ambientato a tre anni di distanza dal precedente capitolo Resurrection, Rage Burst ci cala nei panni di un God Eater, un guerriero dotato di abilità peculiari che gli permettono di affrontare – più o meno – ad armi pari gli Aragami, bestie mostruose che hanno distrutto il mondo e portato l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Dopo aver creato il nostro ammazzamostri (termine contestualmente utilizzato per descrivere un adolescente fighetto con una certa predilezione per le pettinature improbabili) sfruttando un editor limitato ma funzionale, saremo chiamati a dimostrare il nostro valore attraverso una sezione tutorial piuttosto prolissa, utile anche a introdurre il giocatore alle vicende del gioco e ai comprimari che lo accompagneranno nello svolgimento delle stesse. Come potreste aver intuito dall’introduzione a questo pezzo, il cast dei personaggi si presenta come una variopinta accozzaglia di stereotipi tratti dall’immaginario fumettistico nipponico: il bello e tenebroso, l’arrogante dal cuore d’oro, il rampollo sciupafemmine, la figa di legno, la goffa ragazza gatto, e via discorrendo. Di base si tratta della dotazione standard di ogni “buon” jrpg, sebbene durante alcuni dei dialoghi si raggiungano picchi di idiozia piuttosto imbarazzanti. Sebbene l’impianto narrativo in sé non sia affatto male per la media delle produzioni di genere, dovrete superare – faticosamente – lo scoglio delle 5-8 ore per cominciare a percepire un qualsiasi coinvolgimento. La parte introduttiva di God Eater 2: Rage Burst risulta infatti un boccone difficile da digerire, anche per gli habitué del panorama ruolistico alla giapponese. Una volta assimilate le meccaniche del gioco, man mano che sentirete scemare in voi il desiderio di provocare del male fisico ai vostri compagni, anche la storia comincerà a riemergere dagli abissi della noia per arrivare alle vette del “ne ammazzo un altro e poi vado a dormire” (ore 4 del mattino). Quando avrete “scaldato i motori”, l’impianto narrativo saprà offrirvi una storia post apocalittica sufficientemente interessante, sebbene i cliché da manga shonen siano sempre ben presenti.

 

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Profondità nascosta (in bella vista)

Basta portare a termine un paio di missioni per rendersi conto di quanto il gameplay di God Eater 2: Rage Burst sia solo superficialmente assimilabile a quello del ben più noto Monster Hunter, nel bene e nel male. Se il titolo Capcom si caratterizza infatti per uno spiccato spessore tattico e per un gameplay che punisce gli “schiacciabottoni” più incalliti, God Eater 2: Rage Burst risulta invece nettamente più accessibile, grazie a meccaniche hack-and-slash meno punitive. Una volta presa confidenza con il gioco e con le diverse categorie di armi (7 in totale), ognuna dotata di 4 differenti configurazioni (corpo a corpo, scudo, a distanza e divoratore), saremo in grado di concatenare incredibili combo acrobatiche, tra attacchi rapidi, potenti, volanti, abilità speciali e le cosiddette Blood Arts, tecniche particolarmente letali utilizzabili una volta riempita, a furia di colpi, la barra della Blood Rage. È proprio la gran quantità di assetti disponibili per le armi (tra l’altro ampiamente modificabili) ad offrire profondità ad un gameplay che, generalmente, non brilla per varietà. Se da una parte al giocatore viene concessa grande libertà nella personalizzazione dei propri pattern d’attacco e delle armi, dall’altra va notato come l’interfaccia utente, a tratti piuttosto raffazzonata, possa risultare tutt’altro che facilitante nello sfruttamento di tale libertà. Armati, vestiti e pettinati di tutto punto, saremo dunque pronti ad affrontare i temibili Aragami, caratterizzati purtroppo da un design che, nella maggior parte dei casi, non risulta particolarmente brillante. Buona parte dei mostri minori sono contraddistinti da una scarsa varietà sia per quanto riguarda i modelli poligonali, sia per quel che concerne gli schemi d’attacco. Discorso diverso – e per fortuna – per gli Aragami più grandi e impegnativi, caratterizzati da un design generale decisamente più apprezzabile e da una varietà comportamentale intrigante, seppur non ai livelli della serie Monster Hunter. Se in singolo l’esperienza tende a banalizzarsi nel giro di poche ore, anche a causa di un riciclo costante delle ambientazioni e della generale piattezza degli obbiettivi di gioco (vai lì, uccidi quello, torna a casa), in multigiocatore le cose si fanno ben più interessanti, alimentando tanto la longevità generale del titolo, quanto il fattore divertimento. Anche in gruppo risulta evidente come God Eater 2: Rage Burst abbia uno spessore strategico decisamente inferiore rispetto alla serie di Capcom, ma proprio questa – relativa – semplicità tende a ridurre anche il fattore frustrazione, sentimento ben noto ai fan di Monster Hunter.

 

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Da PS Vita a PC, una transizione tutt’altro che indolore

Trattandosi del port di un gioco per PlayStation Vita, non è che potessimo aspettarci chissà che grafiche da sogno, e in effetti God Eater 2: Rage Burst sfoggia su PC un profilo tecnico tutt’altro che esaltante. Tra texture piatte, scalettature in abbondanza e tecniche di shading vecchie di un paio di generazioni, il titolo di Shift non è sicuramente una gioia per gli occhi, sebbene si tratti di una debolezza che danneggia poco o nulla l’esperienza offerta dal gioco, che su PC rimane fortunatamente ancorato a 60 fps belli stabili, molto più importanti del “graficozzo” per l’economia generale di questo God Eater 2. Nel caso abbiate il pallino per i personaggi stile “anime”, allora non potrete che apprezzare il character design del titolo. Ottima invece la colonna sonora, un mix di electro rock e synth pop decisamente piacevole e perfettamente in grado di sottolineare al meglio i vostri exploit ammazzerecci.

 

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Concludendo…

Malgrado i difetti sul fronte tecnico, narrativo e di gameplay, God Eater 2: Rage Burst si conferma essere un buon titolo, perfettamente in grado di offrire ai giocatori decine e decine di ore di divertimento, specialmente se affrontato in compagnia di qualche amico. Considerando inoltre la scarsità di “hunting games” alla giapponese su PC, non possiamo che consigliare l’acquisto del gioco tanto agli appassionati del genere – tipicamente handheld – quanto a tutti coloro che desiderino approcciarsi al mondo dei titoli di caccia al mostro.

In breve

  • Genere: Action
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 29 agosto 2016
  • Sviluppatore: Shift
  • Distributore: Bandai Namco
  • Publisher: Bandai Nanco
  • Pegi:

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