Dragon Quest Builders – Recensione

Minecraft Quest?

C’è poco da fare, l’incredibile successo di Minecraft in tutte le sue incarnazioni (pc, console, mobile) ha dimostrato come la fortmula messa da punto da Mojang abbia il potenziale per conquistare il mercato di massa. L’opera del team Mojang ha letteralmente spopolato, dando vita a un vero e proprio fenomeno sociale e di massa, con un impatto paragonabile a quello generato nel paronama Mmorpg dall’uscita di World of Warcraft. E’ proprio da queste premesse che nasce Dragon Quest Builders, un titolo che, senza troppi giri di parole, si presenta come una versione “minecraftiana” della celebre saga di Dragon Quest. Con un successo senza precedenti come quello avuto da Minecraft, era scontato che prima o poi qualcuno avrebbe tentato di “innestare” questa formula sandbox in un brand già conosciuto.

Ora la domanda è: sarà riuscita Square Enix nell’ardua impresa di creare un connubio appetibile tra una delle sue saghe ruolistiche più famose e il concept “a mattoncini” messo in piedi da Mojang?

 

dragon quest builders

 

Draghi, guerrieri e racconti

La storia narrata dal team di sviluppo prende le mosse da una premessa piuttosto interessante: il malvagio Dragonlord, principale antagonista del primo capitolo di Dragon Quest, non è mai stato sconfitto, avvenimento – mancato – che ha sconvolto il mondo di Alefgard, precipitandolo in un’epoca di caos e distruzione. A diversi anni da questi catastrofici avvenimenti, e dopo aver modellato il nostro avatar attraverso un editor piuttosto limitato, ci risveglieremo accanto a un falò, investiti da una voce senza corpo del titolo di “costruttore”. L’onere legato a tale titolo sarà quello di strappare Alefgard alla desolazione dilagante che affligge le sue lande, ricostruendo – letteralmente – il mondo di gioco. Da questo punto in poi la trama si ridurrà a semplice cornice per il gameplay di questo Dragon Quest Builders, mantenendosi su toni leggeri per tutta la durata dell’avventura. La natura pretestuosa dell’impianto narrativo non rappresenta però una vera debolezza per il titolo Square Enix, tutt’altro, specialmente se si considera il genere di riferimento di Dragon Quest Builders.

 

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Sandbox e gioco di ruolo: un ibrido incompleto

Il gameplay di questa nuova iterazione della serie Dragon Quest poggia in parte le sue basi sulle meccaniche già viste in Minecraft, aggiungendo però alla formula di Mojang una componente ruolistica che aiuta a rendere più interessante l’esperienza di gioco. Il continente di Dragon Quest Builders è diviso in quattro grandi città e il compito del giocatore, come anticipato, sarà quello di ricostruire ognuna di esse per riportare Alefgard ai fasti di un tempo. Esplorare ogni anfratto del mondo di gioco sarà dunque di fondamentale importanza, sia per il recupero di materiali utili alla creazione di oggetti e armi, sia per la ricerca di tutte quelle componenti necessarie a ricostruire una casa o una fortezza. Dopo aver rimesso in piedi un edificio vi ritroverete a doverlo difendere da ondate di nemici mostruosi, che appariranno attirati dalla vostra inopportuna opera di ristrutturazione su larga scala. Man mano che si proseguirà nell’avventura queste ondate saranno via via più numerose e difficili da fronteggiare, ma va detto che dalla vostra avrete sempre più cittadini da schierare in battaglia. Peccato che il sistema di combattimento risulti eccessivamente semplificato, nonché afflito da una gestione della telecamera a tratti ostacolante, specialmente nel caso vi troviate ad affrontare gruppi numerosi di avversari. Tutti gli scontri si risolveranno infatti con la semplice pressione – opportunamente reiterata – di un tasto, e l’unica variabile significativa sarà rappresentata dall’arma scelta per lo scontro che, come intuibile, influirà sul potere offensivo del vostro personaggio. Sempre parlando del gameplay, va detto che, nonostante la buona libertà d’azione garantita al giocatore, la progressione nell’avventura risulta sempre ancorata ai binari di una linearità tutt’altro che esaltante, un fattore che influisce negativamente sul valore effettivo della succitata libertà. Altro problema di non poco conto, che mina seriamente l’esperienza di gioco, è la ripetitività delle missioni che, nonostante una certa varietà superficiale, pad alla mano finiscono per essere tutte fin troppo simili fra loro.

 

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La modalità multigiocatore permette di condividere le proprie creazioni con altri giocatori, uno scambio mutuale che vi permetterà di arricchire il vostro regno con le opere di altri “costruttori”. Tutto ciò è possibile grazie ad un artefatto chiamato “Pietra dell’Evocazione” che, una volta utilizzato, ci permetterà di evocare un giocatore nel nostro mondo. Per quanto riguarda la longevità, il gioco si difende piuttosto bene attestandosi sulla cinquantina di ore solo per la storia principale, alle quali va ad aggiungersi il quantitativo virtualmente illimitato di ore offerte dal comparto multigiocatore. Dispiace tuttavia notare come l’impianto ruolistico del titolo sia stato a malapena abbozzato, con statistiche limitate alla barra della salute, a quella del cibo, e a quella dell’usura delle armi. Come se non bastasse, ad ogni nuovo capitolo del gioco la progressione del vostro personaggio sarà completamente azzerata, e vi ritroverete a dover rcominciare – sostanzialmente – da zero. Si tratta di una scelta piuttosto discutibile del team di sviluppo che, di nuovo, limita fortemente la componente ruolistica del titolo Square Enix. Anche dal punto di vista “creativo” Dragon Quest Builders si discosta, e molto, dalle sue fonti d’ispirazione sandbox, con costruzioni limitate in altezza a 32 blocchi partendo dal livello del mare e a quattro blocchi in profondità, mentre non è possibile interagire in alcun modo con il mare, che può essere attraversato solo dove l’acqua è profonda un blocco.

 

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Mattoncini firmati Akira Toriyama

Graficamente parlando, il titolo Square Enix si presenta con uno stile cel-shading dai colori molto sgargianti e con una modellazione poligonale discreta, specialmente se si considera la natura sandbox del titolo. La mano del celebre disegnatore Akira Toriyama, già responsabile della direzione artistica di Chrono Trigger e dell’omni conosciuto anime Dragon Ball, è più che presente anche in questo spin-off della famosa saga ruolistica giapponese. Ottime invece le animazioni di personaggi  e nemici, fluide, accurate e – contestualmente – credibili. Come nella migliore tradizione della serie Dragon Quest, il comparto audio è uno dei punti di forza di Buildersa, a partire dal celebre tema iniziale, un classico della nostaglia videoludica, e proseguendo sulle note delle musiche che vi accompagneranno per tutto l’arco dell’avventura.

 

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Concludendo…

In definitiva, l’esperienza proposta da questo nuovo capitolo di Dragon Quest risulta essere di buon livello, seppur minata da difetti strutturali che non le permettono di raggiungere l’eccellenza.  Il tentativo di Square Enix di portare la famosa saga di Dragon Quest in una dimensione sandbox a la Minecraft può dirsi riuscito a metà, a causa principalmente di una componente ruolistica mal implementata nella struttura del titolo, di una ripetitività delle missioni che affligge non poco l’esperienza di gioco e di una pessima telecamera che fa le bizze nei momenti meno opportuni. Altra nota dolente del titolo è il sistema di combattimento, strutturato in maniera davvero troppo blanda e superficiale. Come se non bastasse, la libertà di scelta del giocatore viene spesso minata dai rigidissimi binari imposti dal team di sviluppo, che vanno a cozzare con la natura “aperta” dell’ultima fatica del colosso giapponese.

 

In breve

  • Genere: Action/rpg
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 14 ottobre 2016
  • Sviluppatore: Square Enix
  • Distributore: Koch Media
  • Publisher: Square Enix
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