Uno sguardo alle morti più importanti della scorsa generazione

Ecco la seconda e ultima parte del nostro speciale sulle 20 morti – non in ordine – più importanti della settima generazione videoludica. Se non avete ancora letto la prima parte allora affrettatevi a farlo.

Spoiler alert!: questo articolo è uno “spoiler vivente”.


 

10 – John Marston – Red Dead Redemption

 

Un altro pezzo da novanta che ha traumatizzato tutti. Red Dead Redemption è stato uno dei titoli più d’impatto della Rockstar, l’ennesima scommessa vinta che ha catturato e colpito milioni di giocatori. Definirlo un semplice GTA nel west è troppo poco, perché il gioco ha un carattere e una personalità ereditati da centinaia di classici film del genere.

La storia vede protagonista John Marston, ex canaglia che viene costretta dal governo a dare la caccia ai membri della sua vecchia banda. Marston non ha scelta, perché il ricatto dei suoi aguzzini mette a rischio il benessere della sua famiglia. Attraverso una lunghissima ed epica avventura, John riesce a sbarazzarsi di tutta la banda, riuscendo finalmente a godersi un -breve – periodo di pace con i suoi cari.

In una fattoria nei pressi di una montagna, negli ultimi e tranquilli livelli del gioco vedremo John nel ruolo di padre e marito. Una bastardata che rende ancora più pesante e ingiusta la penultima missione del gioco, quando i membri del governo decideranno che Marston non ha ancora pagato abbastanza per i suoi peccati. Segue quindi un attacco alla fattoria, con Marston che fa scappare la sua famiglia in extremis e si lancia in un faccia a faccia mortale con un intero gruppo di pistoleri. Si tratta di un momento estremamente drammatico, seguito a ruota dal viaggio di vendetta del figlio di Marston che, nell’ultima missione ambientata diversi anni dopo, braccherà gli assassini del padre. Vendetta a parte, comunque, l’amaro in bocca rimane ancora oggi.


 

9 – Ghost e Roach – Call of Duty: Modern Warfare 2

 


Brutti ricordi, vero? Per quanto Call of Duty sia odiato, c’era un tempo in cui le sue campagne, invece di prendersi troppo seriamente – *coff Advanced Warfare *coff -, offrivano piuttosto azione mozzafiato e momenti di alto impatto registico. Tra la saga di Modern Warfare e quella dei Black OPS ci sono stati diversi momenti importanti, tra cui la morte di Soap in MW3. A spuntarla in questa classifica è però la drammatica fine che subiscono Ghost e Roach in Modern Warfare 2.

La trama si rivela infatti legata a doppio filo con quella del prequel, andando a ripescare l’esplosione nucleare che uccise decine di migliaia di soldati americani durante uno dei livelli più shockanti di Call of Duty 4. Questo avvenimento sarà al centro delle motivazioni del generale Sheperd, che invece di fermare la folle crociata di Makarov – il cattivo della storia – decide di tenere per sé le prove che lo incolpano di tutte le recenti catastrofi, affinché possa ottenere carta bianca dal governo e far partire la sua guerra personale contro la Russia. E quando si fa un lavoro così sporco, qualcuno deve essere messo a tacere. Ghost e Roach – ovvero il giocatore – si lanceranno in una disperata missione per raccogliere le prove incriminanti di Makarov, riuscendo a salvarsi per un pelo alla fine proprio grazie all’arrivo di Sheperd. L’uomo, dopo aver ricevuto il pacchetto, spara a sangue freddo a entrambi i personaggi, in una scena ricca di dramma enfatizzata ancora di più dalla bellissima colonna sonora di Hans Zimmer.

Ciò che colpisce è come questo evento di svolta avvenga a 3 missioni dalla fine del gioco, in un momento nel quale il nemico “percepito” è un altro e soprattutto dopo che il gioco ci aveva fatto sentire dei supersoldati immortali che potevano saltare da un’esplosione all’altra. E non è neanche un discorso di caratterizzazione, perché Roach è un alter ego e Ghost, escludendo la maschera e qualche momento figo, non è poi chissà chi. Fu proprio la crudezza della scena e lo shock a colpire i giocatori, vittime del passaggio da storia piena di esplosioni e tamarrate a un dramma bellico in cui i loro alias virtuali, ritenuti indistruttibili, vengono giustiziati e bruciati. La guerra a volte fa schifo anche in Call of Duty.


 

8 – Lirum – Lost Odyssey

 


Essere immortali ha i suoi lati negativi, e Lost Odyssey ce lo insegna nel modo peggiore. Considerato il Final Fantasy della settima generazione, l’opera del maestro Sakaguchi si dimostra matura e ricca di ispirazione. Con un gameplay classico e una realizzazione d’impatto, erano soprattutto il lato artistico e narrativo a mostrare i muscoli. Disegnato dal celebre mangaka Inoue e con una storia ricca di aneddoti e metafore sulla vita, descritti attraverso meravigliose diapositive su schermo, il gioco rimane ancora oggi uno dei titoli più emotivi e toccanti della scorsa generazione.

La storia principale, pur non brillando sempre e comunque, sa offrire i suoi momenti. Uno di essi è la drammatica morte della figlia di Kaim Argonar, immortale e smemorato protagonista del gioco. Dopo aver incontrato accidentalmente i suoi nipoti, il protagonista si ricorda finalmente della figlia sperduta e ormai malata e morente. La scena è diretta egregiamente e l’impatto emotivo è fortissimo, sia grazie all’interpretazione dei personaggi che alla colonna sonora di Uematsu.

In un misto di emozioni e fragilità, vediamo la povera Lirum morire tra le mani di un sofferente Kaim, che svela il suo lato più umano ed empatico al giocatore, che da questo momento del gioco in poi verrà espresso appieno. Anche i due bambini ci mettono del loro e aumentano il dispiacere del giocatore, che in quell’istante – al contrario del resto del gioco – non li detesta e anzi prova pena per loro. La regia e i bellissimi dialoghi durante il funerale – che vi suggerisco di guardare – non fanno altro che rendere Lost Odyssey una gemma sottovalutata e meritevole, che merita di essere ripescata da tutti.


 

7 – Andrew Ryan – Bioshock


“Un uomo sceglie. Uno schiavo obbedisce”. Sono queste le parole iniziali e finali di Andrew Ryan, indiscusso antagonista e volto principale del primo e leggendario Bioshock. Il gioco è una bellissima avventura sottomarina all’interno di un contesto distopico. Il nostro protagonista capiterà in mezzo a qualcosa di più grande di lui, trovando un amico solo nella cordiale e amichevole voce di Atlas. Faccio fatica a parlarne senza andare in escandescenza, perché Atlas si rivelerà l’infame Fontaine, colui che ha provocato la nascita delle Sorelline e che ha fatto la guerra a Ryan da sempre.

Ma il meglio deve ancora venire: il protagonista non è un sopravvissuto, ma una cavia da laboratorio, nata e cresciuta a Rapture, e addestrata a eseguire qualsiasi ordine dietro un semplice “per cortesia”. Questo ci verrà spiegato proprio da Andrew Ryan che, sbeffeggiandoci, ci farà capire quanto in realtà siamo stati manipolati fino a quel momento. E per dimostrare che noi, il giocatore, non valiamo nulla, comincia a impartire degli ordini e a farci muovere come un cagnolino.

E ancora più sbeffeggiante sarà l’ordine finale, che ci costringerà a ucciderlo con la sua stessa mazza da golf. La fine di un cattivo eccezionale che segna il punto di rottura nella mente del giocatore e la nascita di un nuovo, altrettanto eccezionale cattivo, perché il tutto non è altro che il geniale adempimento del piano di Fontaine. Un avvenimento che ancora oggi fa impressione, che segna uno dei migliori plot twist della storia videoludica e soprattutto una delle critiche meglio riuscite ai videogiochi moderni e alla loro linearità.


 

6 – Maria – Gears of War 2

 


Se ripenso alla mia prima giocata a Gears of War, dubito che a quei tempi avrei avuto il coraggio di inserire un qualsiasi pezzo della modalità storia in una classifica più o meno seria. E invece la storia di Cliff Blezinski, infarcita di protagonisti virili, ignoranti e pompati, ha avuto i suoi momenti. Anche qua l’indecisione era tanta: se mettere la morte di Dom nel terzo capitolo, o di un Carmine a caso. Alla fine ha prevalso la morte della moglie di Dom – Maria – in Gears of War 2.

Il gioco affronta il tema della tortura all’interno di un contesto bellico. Un paio di capitoli prima andremo infatti a liberare un nostro compagno di squadra, definito da tutti un vero duro, che invece è stato spezzato sia fisicamente che mentalmente, arrivando a suicidarsi di fronte a noi. Continuando a muoverci nel sottosuolo, Dom cercherà disperatamente la moglie, scomparsa dal campo profughi durante un’evacuazione e che ormai rappresenta l’unica famiglia che gli è rimasta.

L’incontro ha del drammatico: Dom vive un’allucinazione e rivede la donna che ama, prendendola in braccio pieno di felicità. Sarà un amareggiato Fenix a farlo tornare alla realtà, dove Maria è ormai un involucro vuoto e distrutto, vegetale e dilaniato. La regia stupisce e la sorpresa c’è, un mix di emozioni attraverso le quali Gears of War dimostra di essere stranamente profondo. Una scena commovente che ha colpito milioni di giocatori e che ancora oggi lascia il segno.


 

5 – Zack Fair – Final Fantasy VII: Crisis Core

 


Unico gioco su portatile della classifica, ma che penso siate tutti d’accordo che non potevo non mettere. L’aura di mito e leggenda di Final Fantasy VII ha ammaliato milioni di giocatori nel corso degli ormai 20 anni dall’esordio del gioco. Nel 2008 il brand subì un revival e venne ampliato attraverso film in CG, OAV e giochi. I titoli in questione erano Dirge of Cerberus su PS2 – un sequel TPS piuttosto bizzarro – e soprattutto Crisis Core su PSP, prequel ben più interessante che racconta alcuni retroscena importantissimi.

La storia ha come protagonista Zack Fair, proprio quel Zack che nell’originale FFVII si scopriva essere il migliore amico di Cloud Strife, colui che l’eroe biondo pensava di essere per colpa della sua amnesia. Crisis Core è la storia mai raccontata di Zack, di Sephiroth e di tanti altri personaggi importanti del gioco principale. Il gioco ha un forte impatto emotivo e l’atmosfera è spesso malinconica e pessimista. Non a caso è possibile riassumerlo attraverso la bellissima citazione presente all’inizio del gioco: “Gli uomini non piangono per sé stessi, ma per i loro compagni”.

Dove Final Fantasy VII: Crisis Core fa centro è proprio il finale. Zack, a un passo da casa e con alle spalle un Cloud intossicato e inattivo, viene fermato da un intero reggimento della Shinra. Comincerà così l’ultimo scontro della sua vita, e qui Square non si trattiene: durante lo scontro l’OMD si romperà – una roulette che attiva abilità speciali grazie ai ricordi di certi personaggi – segnando poco per volta il destino solitario di Zack. Cadrà sotto i colpi dei nemici, morendo tra le braccia di Cloud, a cui lascerà il testimone. Una scena molto “conveniente” in realtà, ma che cattura grazie alla maestria nella realizzazione e ai collegamenti con il gioco principale.


 

4 – Thane Krios – Mass Effect 3

 


Per quanto mi secchi ammetterlo, a dispetto del suo terribile finale e delle varie incongruenze, anche Mass Effect 3 ha saputo strapparmi qualche lacrima. Acclamato capitolo finale della celeberrima trilogia, Mass Effect 3 rende tutto più serio e grave mettendoci in mezzo alla battaglia più importante della galassia, uno scenario al quale non tutti riescono a sopravvivere.

Uno di questi è proprio Thane, uno dei meravigliosi compagni che la Bioware ci ha fatto amare nel secondo capitolo. Alieno piuttosto particolare, un tempo Thane era un feroce assassino, uno tra i più letali in circolazione. Colpito da una malattia rarissima che gli lascia le ore contate, decide di dedicare il tempo che gli rimane alla redenzione, come nel caso del riappacificamento col figlio, grazie anche al nostro intervento.

Durante una situazione critica alla Cittadella, in ME3 Thane interviene e aiuta il nostro gruppo, rimanendo però gravemente ferito. Ormai sul letto di morte, Shepard e il figlio di Thane gli faranno un’ultima, toccante cerimonia prima della definitiva dipartita. Dannata Bioware, a scegliere il sempre efficace cliché del vecchio mercenario che torna per un ultimo lavoro. Scherzi a parte, la scena è bellissima e segna una fine eccezionale per un personaggio indimenticabile.


 

3 – Noble Six – Halo: Reach

 


Halo: Reach viene considerato da alcuni come l’ultimo vero Halo, mentre altri asseriscono che sia invece il peggiore capitolo della saga. La mia unica certezza è che possiede un finale indimenticabile, uno tra i migliori che abbia mai avuto modo di vivere e che difficilmente avrò modo di scordare. Ambientato prima degli eventi di Halo: Combat Evolved, Reach è un lento e triste conto alla rovescia di cui sappiamo tutti il tragico esito. I Covenant stanno arrivando e il pianeta deve essere evacuato: un gruppo di Spartan è incaricato di adempiere a questa missione, che comprende anche la messa in sicurezza di colei che si scoprirà poi essere Cortana.

Il poco loquace protagonista è Noble Six, uno dei migliori Spartan sulla piazza che si unisce a un gruppo che ha da poco perso un membro importante. L’impronta narrativa scelta da Bungie offre poco spazio alle chiacchiere, ma l’atmosfera e la regia rendono appieno la malinconia e le personalità dei personaggi. Per quanto muoiano tutti poco per volta – ognuno in maniera unica e assolutamente d’impatto, specialmente la scena di Kat che è meravigliosa – quella di Noble Six è forse la migliore di tutte.

Prima dei titoli di coda infatti decideremo di rimanere sul pianeta per dare supporto aereo alla Pillars of Autumn, la stessa nave in cui si sveglierà Master Chief nel primo Halo. Dopo che sarà partita, il personaggio sarà da solo sul campo di battaglia, con solo la bellissima colonna di O’Donnel a fargli compagnia. La sorpresa è dopo i titoli di coda: ripreso il controllo di Noble Six, il nostro obiettivo finale sarà sopravvivere, un’impresa ovviamente impossibile viste le ondate infinite di nemici. Seguirà un triste video finale, che ci ricorderà che l’eroismo di Noble Six e della sua squadra non è stato vano, e anzi è già leggenda.


 

2 – Lee Evereet – The Walking Dead

 


Altro titolo scontato, eppure immancabile. Quando la serie tv passa stagioni intere a far rimanere i protagonisti a girarsi i pollici, Telltale alza il tiro e crea il compromesso perfetto tra il fumetto e l’adattamento visivo. The Walking Dead segna anche l’inizio di una lunga e prolifica serie di riadattamenti su licenza che – escludendo Jurassic Park – continuano tutt’oggi ad avere successo.

Ma quello che ancora oggi rimane il più amato è proprio The Walking Dead, che con la sua prima stagione ha saputo offrire una storia profonda e d’impatto. Il protagonista è Lee Evereet, un uomo che, durante il viaggio verso la prigione per un’accusa di omicidio, assiste al dilagare del contagio. Durante la sua lotta per la sopravvivenza incontrerà tanti personaggi e formerà un gruppo, nel quale spicca la piccola e dolce Clementine, con la quale Lee creerà un legame profondissimo.

Verso la fine della storia Lee verrà purtroppo morso da uno zombie, trovandosi in una situazione terrificante per ogni fan di queste storie. Dopo una serie di vicissitudini, Lee riesce a nascondersi insieme a Clementine dall’orda. Purtroppo la sua sorte è ora segnata e il giocatore vivrà il passaggio di testimone con Clem, ora nuova protagonista della storia. In un insieme di dialoghi toccanti e tanto rammarico, Clem dovrà scegliere se uccidere Lee o lasciarlo trasformare. In ogni caso il vostro cuoricino si spezzerà.


 

1 – Liquid Ocelot – Metal Gear Solid 4

 


Qui la scelta è stata durissima. Metal Gear Solid 4 nei suoi interminabili video ha saputo deliziarci con tanti colpi di scena e altrettanti morti storiche, tutte importantissime e dirette in modo impeccabile. In questa lista inizialmente avrebbe dovuto esserci la morte di Big Boss, che cala il sipario su tutta la saga in un modo onirico e, personalmente, perfetto. Questa scena però non ha saputo convincere tutti, e recentemente ha assunto un maggiore senso solo grazie alla storyline di Metal Gear Solid V: Phantom Pain.

Senso o meno, la preferenza è infine caduta su Liquid Ocelot aka Revolver Ocelot aka Adamska, storico e spettacolare personaggio non doppio, non triplo, ma addirittura quadruplogiochista della ventennale storia della saga. Protagonista di momenti iconici, mette il suo zampino in ogni episodio, per poi essere la star assoluta nel quarto capitolo, nei panni il cattivo principale della storia.

Dopo sofferenze e incredibili rivelazioni, il vecchio Solid Snake riesce finalmente a eliminare la minaccia mondiale dei Patriots. Questo avviene però unicamente grazie a Ocelot che, attraverso un complesso quanto assurdo piano, ha fatto in modo che tutte le pedine stessero al loro posto e che Snake potesse finalmente liberare l’umanità dal controllo distopico. Rivelato il suo piano, si concede finalmente uno scontro finale con l’erede di Big Boss, colui che rispettava e amava da sempre. Un combattimento finale leggendario, ricco di rimandi alla saga e tante, tantissime emozioni, che si concludono con le ultime e fin troppo nostalgiche ultime parole di Ocelot.

“You’re pretty good.” Vale anche per te Ocelot. Vale anche per te.