Gran finale

La serie Hitman è riuscita, nel corso di oltre 16 anni di onorata carriera, a conquistarsi un buon numero di fan in tutto il mondo grazie a diversi capitoli di indubbia qualità e a un protagonista decisamente inusuale.
Correva l’anno 2000 e il team danese di IO Interactive, lanciava sul mercato PC il primo gioco di una serie che, da lì a pochi anni, sarebbe diventata una tra i punti di riferimento per il genere stealth in terza persona.
Inutile negare che la serie ha vissuto di alti e bassi. Già dal primo capitolo, seppur colmo di idee innovative e un buon gameplay, cominciarono a sorgere notevoli problematiche su alcune scelte stilistiche di dubbio gusto (la ferita lasciata dai contratti nella giungla sarà dura da rimarginare). Dopo gli alti livelli toccati da Hitman 2 e Contracts, la serie ha iniziato a perdere qualche colpo di troppo, giungendo al “capitolo della discordia”, Absolution, criticato aspramente dai fan storici della saga IO Interactive.

Nonostante la buona risposta da parte della critica specializzata, con l’avvento della nuova generazione la saga subì un’ennesima rivoluzione, passando alla – poco apprezzata – pubblicazione episodica, facendo sorgere non pochi dubbi ai giocatori e al sottoscritto.

Con un misto di scetticismo e curiosità, anche noi in redazione ci siamo avventati – mese dopo mese – sui vari episodi di questo vero e proprio reboot di Hitman, superando agilmente la fase di shock dettata dall’uscita “serializzata” e ritrovandoci a giocare più e più volte i sei capitoli proposti nel pacchetto completo.
Arrivati in fondo la domanda è una soltanto: la prima stagione di Hitman vale l’acquisto?

Scopritelo insieme a noi nella recensione finale di Hitman: buona lettura!

Da Parigi a Marrakesh, dal Colorado a Hokkaido…

Hitman può essere considerato, a tutti gli effetti, un reboot/prequel della saga degli IO Interactive. La storyline, infatti, si sviluppa circa 20 anni prima le vicende narrate in Hitman: Absolution, e racconta il reclutamento di 47 presso l’ICA, la misteriosa agenzia che ci fornirà i contratti per tutta la durata dell’avventura, nella quale verrà a conoscenza di una tra le sue più grandi alleate, Diana Burnwood, personaggio chiave dell’intera saga.

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Le possibilità per proporre una storyline interessante c’erano tutte, considerando anche l’abilità del team nel raccontare storie crude e mature (a tal proposito correte a giocare entrambi i Kane & Lynch, nel caso non l’abbiate ancora fatto, per capire meglio di cosa sto parlando), ma Hitman fallisce completamente sul fronte narrativo.
Hitman, infatti, presenta capitoli apparentemente scollegati tra di loro, con episodi privi di quegli anelli di congiunzione che potrebbero donare all’opera il fascino e l’atmosfera necessari per essere ricordati anche a dopo il season finale. Questa mancanza di connessione tra gli episodi, legati solamente da cutscene al limite del criptico, rendono il gioco una sorta di “parco gioco dell’assassino”, dove al giocatore sono concesse decine e decine di possibilità per portare a termine il proprio contratto.

La mancanza di solidità sul fronte narrativo ci obbliga a rimandare il comparto in esame alla prossima – confermata – seconda stagione.

La crudele arte dell’omicidio

Come già annunciato nei nostri precedenti articoli, Hitman riesce a dare davvero il meglio di sé sul fronte del level design. Le mappe su cui prenderanno luogo i 6 contratti di questa ultima iterazione della saga sono vaste, varie ed estremamente ben strutturate sul fronte del level design. Aree a più piani, diversi livelli di sicurezza e tantissime possibilità con cui approcciarsi ai diversi omicidi.

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Sapienza e Hokkaido, rispettivamente il secondo e l’ultimo episodio, sono in assoluto le due migliori ambientazioni proposte per questo gioco: non solo le due mappe sono belle a vedersi e da esplorare, ma estremamente ricche di possibilità. L’episodio ambientato ad Hokkaido, per esempio, ci consentirà di esplorare in lungo e in largo una clinica all’avanguardia posta sulle vette innevate dell’isola del Giappone. Qui, privi di armi o accessori, ci dovremo basare solamente sulla nostra capacità di osservazione, perdendo diverse ore a studiare a fondo la planimetria della struttura. Sebbene non tutte le mappe siano riuscite a convincerci appieno, Colorado e Marrakesh ne sono un esempio, la volontà degli sviluppatori di puntare forte sulla rigiocabilità è stata sicuramente una carta vincente.

Se da una parte abbiamo una libertà di azione capace di far impallidire il predecessore Absolution, dall’altra dobbiamo fare i conti con un abbassamento repentino del livello di difficoltà. La prevedibilità del comportamento dei nemici e la visione dell’assassino, con cui potremo notare con facilità i nemici più attenti sul nostro travestimento, rendono le missioni di Hitman davvero troppo semplici da portare a termine al primo tentativo… e di certo gli slot illimitati per i salvataggi non aiutano.

Amore e odio: le DirectX 12

Siamo sinceri, il comparto tecnico di Hitman ha fatto passi da gigante in questi mesi. Fin dai primi episodi abbiamo evidenziato le diverse problematiche, in particolare nella versione PC, di cali di frame evidenti, texture mancanti, glitch e occasionali crash. Indubbiamente il passaggio del titolo alle più recenti DirectX 12 non è avvenuto in maniera indolore, ma possiamo tranquillamente esporci nel dirvi che da ora il titolo è sicuramente migliorato sul fronte ottimizzazione.
Il nuovo motore Glacier, studiato per le console di nuova generazione, se la cava tra alti e bassi: se da un lato dobbiamo scendere a patti con texture poco dettagliate ed un comparto animazioni a volte poco credibile, dall’altra le vaste ambientazioni del titolo riescono a rendere davvero bene sulle nostre tv/monitor.

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Il comparto sonoro, d’altro canto, se la cava discretamente tra una soundtrack di buon livello ed un doppiaggio – in lingua inglese – tutt’altro che memorabile.

Concludendo…

La prima stagione di Hitman è riuscita a convincerci. Accantonato lo scetticismo dovuto all’uscita episodica, ci siamo ritrovati davanti ad un prodotto non perfetto ma indubbiamente riuscito sotto molti aspetti. La rigiocabilità, la vastita delle missioni e la libertà data al giocatore nel completare i contratti sono fattori che volgono a favore di Hitman, a patto che riusciate a scendere a compromessi con il basso livello di sfida e la mancanza di solidità nella trama di gioco.

Per i fan dell’agente 47, Hitman è sicuramente un must have che ora finalmente vanta tutti gli episodi al completo.

Pronti a viaggiare per il mondo con 47?

https://www.youtube.com/watch?v=S3UR4TXldjo