Si fa presto a dire “malvagio”

L’eterno conflitto tra bene e male non è certo il più fresco dei concept quando si parla di giochi di ruolo. Si tratta di una dicotomia pesantemente inflazionata che, in un modo o nell’altro, caratterizza l’impianto narrativo di un buon 99,99% della produzione di genere. Non che ci sia nulla di male, badate, ma è proprio nel sottile interstizio tra gli opposti morali che si formano le storie più interessanti, perché, a differenza di quanto recita il motto modaiolo, è il grigio a stare bene con tutto, non il nero.

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Tyranny, opera ultima degli eccezionali “cantastorie” di Obsidian, poggia le sue basi proprio tra i margini indistinti dei paradigmi etici, e offre al giocatore una nuova dicotomia con la quale fare i conti: quella tra l’ordine e il caos. In equilibrio tra questi concetti antagonisti, il giocatore si trova a operare senza alcun reale vincolo morale, sotto l’egida di un valore insolitamente concreto per il panorama fantasy, quello della convenienza. Il tutto nel nome di un concetto tirannico di “pace” tanto lontano da quello codificato, quanto vicino a quello applicato nel mondo reale.

Visti i miei precedenti, il solo fatto che un videogioco mi abbia portato a scrivere un’introduzione senza battute da osteria o citazioni alcoliche dovrebbe darvi un’idea di massima sul valore intrinseco dell’ultimo gioco di Obsidian, ma visto che adoro tediarvi, continuerò comunque a blaterare ad oltranza.

“Vuoi ucciderlo subito, o preferisci torturarlo prima?”

Solo nei primi 10 minuti di Tyranny al giocatore vengono offerte più scelte – e nettamente più rilevanti – rispetto alla media dei giochi di ruolo sul mercato. Decisioni difficili che contribuiscono a delineare il background narrativo del vostro personaggio, uno dei Fatebinder dell’Overlord Kyros, una schiera di alti ufficiali incaricati di far rispettare la legge del tiranno, agendo come giudice, giuria e boia. Il vostro signore supremo è un’entità umanoide immortale dotata di infinito potere, il cui dominio si estende su gran parte di Terratus, il mondo di gioco.

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Gli strumenti di questo potere, nonché estensione vivente dello stesso, sono gli Archon, generali delle armate dell’Overlord e agenti della sua volontà. Il compito del nostro personaggio è quello di assicurarsi il buon esito dell’ultima campagna nella secolare opera di conquista avviata da Kyros, “pacificando” tanto i conflitti con la resistenza armata della regione dei “Tiers”, quanto quelli interni tra i generali dell’esercito dell’Overlord, l’Archon della guerra Graven Ashe e quello dei segreti Voices of Nerat. L’inevitabile scontro tra queste due parti determinerà, in parte, la dicotomia ordine\caos citata in apertura, sebbene, tra le maglie di questo gioco politico, al personaggio non venga mai veramente imposto di caratterizzarsi in maniera netta. La persistenza del giocatore in questa “zona grigia” costringe a rimettere in discussione le normali aderenze “archetipiche” legate ai concetti di bene o male.

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Scegliere se uccidere immediatamente o torturare a morte un personaggio, avallare stupri secondo le norme della “pace di Kyros” o inimicarsi i pretendenti a tale diritto, decretare la morte di un infante per semplice praticità o cercare un cavillo per strappargli ogni diritto di nascita, queste sono solo alcune delle decisioni che sarete chiamati a compiere in Tyranny. Scelte il cui impatto sulla storia è forte e chiaramente identificabile, e che vi porteranno a “riscrivere” il vostro modo di giocare di ruolo, tra le maglie di una campagna caratterizzata da un crescendo narrativo incredibilmente coinvolgente. La storia scritta da Obsidian è profonda e concettualmente rivoluzionaria, almeno fino al finale. Se è pur vero che l’importanza di un viaggio non è da ricercarsi nella meta, rimane comunque discutibile la scelta dello sviluppatore di strappare al giocatore un meritato, quanto atteso, finale in favore di un “cliffhanger” tra i più fastidiosi della recente storia videoludica. L’appuntamento “alla prossima puntata” è una strategia narrativa che non fatichiamo a definire infame, e tradisce in parte lo standard di eccellenza di questo splendido racconto.

Un vero peccato.

Il cattivo, il brutto e il puzzolente

Tyranny riprende in parte il modello di gameplay “classico” scelto da Obsidian per Pillars of Eternity, e lo semplifica in una forma più inclusiva per garantire al titolo una maggiore accessibilità. Party limitato a 4 personaggi (contro i 6 di Pillars of Eternity), un numero ridotto di abilità e incantesimi, niente “fuoco amico”, meno nemici da affrontare in contemporanea e un sistema di progressione di più facile gestione. Stabilite le caratteristiche “chiave” del nostro archetipo iniziale, potremmo creare facilmente variazioni sul tema, mescolando classi e approcci al combattimento.


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Con un’inattesa – quanto funzionale – svolta “a la Skyrim”, il sistema di progressione sviluppato da Obsidian permette ai personaggi di migliorare le proprie abilità (sia quelle battagliere che quelle “ambientali”) semplicemente usandole. Questa meccanica si affianca al classico sistema “a punti” dei giochi di ruolo occidentali, e ogni nuovo livello di esperienza garantirà al giocatore un avanzamento di caratteristiche e abilità. Interessante anche la meccanica che permette di eseguire assieme ai vari membri del party abilità “combo” uniche e di notevole efficacia. Offrendo una connotazione “utilitaristica” al rapporto con i diversi membri del party, Obsidian ha deciso di subordinare queste abilità al raggiungimento di particolari “traguardi” nella relazione tra il Fatebinder e i suoi compagni. Messe da parte le solite “barre” dell’allineamento o dell’affiatamento dei diversi personaggi, il nostro Fatebinder potrà, con le sue azioni, ispirare paura e lealtà nei suoi compagni, sbloccando di conseguenza specifici talenti.

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Allo stesso modo, il rapporto di favore o ostilità maturato con le diverse fazioni\entità del gioco garantisce al protagonista alcuni bonus decisamente utili. Oltre ad essere ben definiti sul versante marziale, i comprimari del nostro Fatebinder risultano caratterizzati in maniera eccellente, grazie anche alla forza di una sceneggiatura che offre dialoghi (tanti, tantissimi) sempre interessanti, con punte di vero genio. Quando vi troverete a discutere con Barik – un guerriero magicamente intrappolato nella sua stessa armatura – di come il colosso riesca a soddisfare i suoi “pruriti” intimi, senza considerare eventuali deiezioni, non potrete fare a meno di esplodere in una fragorosa risata. L’intelligenza artificiale che anima il party, tra l’altro, è una delle migliori mai viste in questo genere di titoli e, nella maggior parte dei casi, i vostri compagni se la caveranno splendidamente in ogni frangente guerresco. Lo stesso discorso non vale purtroppo per i nemici, caratterizzati dalla profondità tattica di un casco di banane e cronicamente incapaci di difendere i membri più fragili – e utili – delle proprie schiere, gli incantatori.

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Parlando di maghi e magie, è piuttosto intrigante, seppur non esattamente originale, il sistema di creazione delle magie, assemblabili a partire da una runa centrale (determinante l’effetto di base) da coniugare con altre secondarie (che ne determinano l’espressione). Non particolarmente brillante – e ancor meno innovativo – è invece il sistema di crafting degli equipaggiamenti, che si qualifica comunque come un gradito plus. Va notato, tra l’altro, come la lista delle statistiche legate agli equipaggiamenti sia a volte inutilmente convoluta e criptica, difficilmente interpretabile in termini di effettiva efficacia.

Volendo trarre un bilancio complessivo dal gameplay di Tyranny, non possiamo che essere, per la gran parte, soddisfatti dal lavoro svolto da Obsidian, sebbene la maggiore semplicità con la quale viene gestito questo aspetto del gioco possa dar vita ad una certa ripetitività degli scenari di combattimento. La natura più inclusiva del gameplay di Tyranny potrebbe inoltre far storcere il naso ai puristi del genere, sebbene sia difficilmente qualificabile come difetto oggettivo.

Scenari di conquista

Tyranny si basa sulla stesso stesso motore Unity utilizzato per Pillars of Eternity, opportunamente modificato per sopperire ad alcuni dei difetti più fastidiosi della precedente opera di Obsidian. Nello specifico, i  tempi di caricamento “epici” che appesantivano drammaticamente l’esperienza in Pillars of Eternity sono stati fortunatamente ridotti e riportati sotto la soglia di tolleranza.

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L’estetica di Tyranny, forte di una caratterizzazione stilistica molto particolare e piacevolmente in linea con i temi portanti del gioco, conquista con una ricchezza di dettagli stupefacente, che porta alla vita scenari evocativi e assolutamente convincenti. Ottimo il design dei personaggi e del mondo di gioco, la cui esplorazione risulta semplificata da una mappa sì ampia, ma funzionalmente lineare. Non particolarmente brillante, invece, l’interfaccia utente, specialmente per quello che riguarda i menu di gioco.

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Discorso diverso per la colonna sonora orchestrale, in grado di sottolineare alla perfezione ogni momento con la giusta dose di epicità. Molto buono anche il doppiaggio che, ovviamente, non copre per intero le centinaia di linee di testo – completamente in inglese – che ci troveremo a leggere nel corso dell’avventura. Per quanto l’abbondanza testuale contribuisca a delineare i dettagli di un mondo di gioco stratificato e interessante, in alcuni casi non si può fare a meno di constatare la futilità di alcune letture, come nel caso degli scambi epistolari con gli altri Fatebinder, o degli sproloqui di alcuni NPC totalmente inutili nel quadro generale della trama.

Concludendo…

Tyranny è un’esperienza unica, che porta l’utente a riflettere su alcuni dei concetti chiave dell’umano vivere. Mai come ora Obsidian era riuscita a “costringere” i giocatori ad affrontare la natura ruolistica delle proprie produzioni, sfuggendo ai classici paradigmi morali in favore di una visione più cruda e, per certi versi, realistica del mondo di gioco. Il titolo non è certo esente da difetti – come ad esempio il finale tronco e la parziale ripetitività del gameplay – ma il bilancio generale delinea i contorni di un prodotto che merita, senza alcun dubbio, di essere eletto a pietra di paragone per il genere. Se amate i giochi di ruolo con la “R” maiuscola, allora Tyranny merita di diritto un posto nella vostra collezione.

In breve

  • Genere: Gioco di ruolo
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 10 novembre 2016
  • Sviluppatore: Obsidian Entertainment
  • Distributore: Paradox Interactive
  • Publisher: Paradox Interactive
  • Pegi:

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