La collection più terrificante della storia?

Ritenuto uno dei migliori titoli horror degli ultimi anni, Amnesia ha un posto tutto speciale nel cuore degli appassionati del genere. Da oggi, grazie ad Amnesia Collection, anche i giocatori console avranno modo di recuperare il titolo e i suoi “derivati”, visto che nel pacchetto sono inclusi anche l’espansione Justine e il sequel/spin off Amnesia: A Machine for Pigs.

Ma in un periodo in cui queste remastered sembrano piuttosto delle “demastered”, riuscirà l’Amnesia Collection a farsi valere?

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The Dark Descent

Diciamolo subito: il pezzo forte di questa collection è il primo capitolo, Amnesia: The Dark Descent. Privati della nostra memoria, ci risveglieremo in un castello lugubre e isolato, del tutto privo di abitanti e, soprattutto, di luce. In una nottata senza fine, il nostro smemorato protagonista dovrà affrontare i terribili orrori Lovecraftiani che si celano nei meandri più bui e isolati della magione.

Tra una stanza e l’altra dovremo muoverci con la massima cautela, in quanto del tutto incapaci di reagire ai pericoli che ci verranno incontro. L’elemento chiave in tutto ciò è la luce, sia perché ci permetterà di vedere dove metteremo i piedi – ovviamente – e soprattutto perché ad essa è legata la sanità mentale del protagonista. Succederà infatti che, se staremo troppo all’ombra, il nostro personaggio comincerà a cedere alla follia diventando sempre più incontrollabile, fino a perdere vita nei casi più estremi. Un vero e proprio incubo che, nonostante la presenza di una lampada a olio e degli acciarini che potremo usare per accendere le candele in giro per gli ambienti, crea un senso di tensione meravigliosamente snervante.

Anche perché i materiali per ricaricare queste due fonti di “ristoro mentale” saranno presenti (e ben nascosti), ma mai abbastanza da offrire al giocatore quel senso di sicurezza che spesso rovina l’esperienza in altri titoli di genere. Il primo Amnesia è rimasto nei ricordi di molti anche per i terribili mostri in agguato dietro ogni angolo del gioco, capaci di eliminarci con un colpo e di farci fare saltare via dalla sedia in preda allo shock. E questo, purtroppo, è un fattore che poteva essere aggiustato meglio in questa collection: lo spawn dei mostri, infatti, se si esclude il primo incontro, risulta assolutamente casuale, e dopo ogni decesso vi ritroverete all’ultimo checkpoint con l’area libera da minacce in agguato. Viene da sé che, in questo modo, l’esperienza risulta in parte ridimensionata e, a meno che non siate dei fifoni che si spaventano per ogni cosa, una volta imparato il metodo l’avventura scorre fin troppo facilmente.

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The Dark Descent rimane comunque il migliore dei giochi proposti, per via di una storia intrigante e di un’atmosfera semplicemente indimenticabile. Discorso simile per il DLC Justine, che ci calerà nei panni di una ragazza imprigionata in dei sotterranei dove l’unica, e inquietante, presenza sarà la voce femminile diffusa dai vari grammofoni che si trovano in giro. In una sequela di eventi molto simili ai film Saw, dovremo affrontare alcune prove in cui potremo scegliere di risolvere i puzzle o sacrificare i poveri prigionieri che troveremo in giro. Un’avventura breve ma punitiva, tanto che se morirete dovrete ricominciare dall’inizio. In generale, però, l’espansione si dimostra davvero ottima, grazie a una storia ai limiti della follia e a un’atmosfera sempre convincente.

Amnesia: A Machine for Pigs è invece un’esperienza a parte, prodotta da un altro team di sviluppo che, al lancio del titolo, non è riuscito a convincere appieno i fan della saga. L’avventura ci vede nuovamente nei panni di uno “smemorato” che, nel giorno della vigilia, si risveglia in casa e in possesso uno strano marchingegno. I motivi per cui questo sequel ha deluso sono presto detti: enigmi mal congegnati, scomparsa del sistema di follia, e una presenza molto meno “asfissiante” dei mostri in agguato nella villa.

Lo spawn dei nemici risulta infatti mal progettato, e gli incontri con i mostri sono molto più rari di quanto sia lecito aspettarsi. Un vero peccato per un episodio che offre comunque un impianto narrativo complesso e inquietante, con un buonissimo lavoro di introspezione per il protagonista, a partire da alcuni temi scottanti del panorama ottocentesco.

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A Machine for Pigs

Dal punto di vista tecnico, i giochi si presentano del tutto identici alle rispettive versioni PC. Se i titoli non fossero così datati, questa sarebbe una buona notizia, ma purtroppo l’età dei giochi si vede in ognuna delle texture e dei poligoni che compongono l’esperienza. Il tutto si contrappone ad una design ancora oggi eccezionalmente atmosferico, perfettamente in grado di spaventare ancora oggi. Il sonoro continua ad essere eccezionale, con effetti fantastici e ben collocati, da godersi appieno con un paio di cuffie. Peccato solo che nella versione console sia assente l’editor dei livelli che, negli anni, ha permesso agli utenti PC di creare tantissime avventure personalizzate. Sarebbe stata un’aggiunta apprezzatissima.

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Concludendo…

Amnesia Collection è un lavoro tutto sommato discreto. The Dark Descent continua a mantenere il suo fascino, a dispetto di qualche difettuccio, mentre A Machine for Pigs, nonostante sia meno “atmosferico” del predecessore, mantiene comunque un’ottima storia. Justine è un’esperienza interessantissima, ma ci ricorda dell’assenza degli editor, che se ben implementati, avrebbero permesso ai giocatori di produrre un’infinità di contenuti originali anche su console. Tecnicamente sono gli stessi giochi visti su PC anni fa, quindi non abbiate troppe aspettative, ma l’atmosfera e il sonoro siano ancora in gran forma.