Strano è bello?

Quando mi sono imbattuto nel trailer di debutto di Maize, mesi fa, sono semplicemente rimasto a bocca aperta. In tutta onestà non avevo la più pallida idea di cosa aspettarmi. Ludicamente, si intende. Questo perché quando provi a immaginarti una storia strana, probabilmente, non arrivi a partorire qualcosa che ha a che vedere con delle “pannocchie di mais senzienti”. Voglio dire, vividi complimenti se ci riesci, però fatti delle domande. E abbi quanto meno la decenza di confessare all’istante quale bestiale intruglio alcolico hai tracannato, sempre che si tratti di “solo” alcool. No, anzi, nel dubbio non farlo: sono uno che ci tiene alla salute.

La triste verità è che (per disgrazia o per fortuna) non riuscirò mai a scoprire quale sia il meraviglioso “carburante” utilizzato dai Finish Line Games, me tapino. Credo quindi che ripiegherò, limitandomi a sfoggiare una banalità d’altri tempi e scrivendo l’ovvio: drizziamo le antenne, perché il topic di Maize è un biglietto da visita che definire bizzarro è dir poco. Ma non finisce qui: dato che le pannocchie di granoturco intelligenti erano evidentemente troppo banali, il team canadese ha scelto di rincarare la dose, indicando quest’ultima stranezza quale “la cosa meno ridicola di Maize”, volendo riportare le parole esatte.

Boom: colpito e affondato. “Avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione” (Cit.).

Maize

Con simili premesse dove potremo mai andare a finire? Ci sarà da sbellicarsi?

Andiamoci piano: secondo la mia modesta opinione, il trash e le “boiate” per essere memorabili hanno bisogno della spontaneità, dell’involontarietà. L’ingrediente fondamentale per cadere nel ridicolo (e di conseguenza nel comico) è la convinzione di stare seriamente facendo qualcosa di buono. In base a questo ragionamento, la decisione di puntare intenzionalmente (e integralmente) sul non senso puro e sulla battuta facile potrebbe forse rivelarsi un rischio, specialmente all’interno di un media particolare quale il videogioco, la cui componente ludico-intrattenitiva ha sempre giocato un ruolo fondamentale per l’ottenimento dei consensi del grande pubblico. Far ridere è un conto, divertire e colpire è invece un altro paio di maniche.

Maize

Maize: Chi ben comincia…

Cercando di evitare (clamorosi!) spoiler, tentiamo di fare il punto sulla folle “linea narrativa” di Maize. Il governo degli Stati Uniti ha avviato una ricerca al fine (presunto) di creare una nuova arma rivoluzionaria. Proprio per questo, al di sotto di una banalissima fattoria, si cela una colossale struttura sotterranea colma di laboratori e curiosi macchinari. Purtroppo, però, questa tanto ambiziosa quanto discutibile ricerca fallisce clamorosamente. Il risultato? Una banda di “pannocchie” parlanti, pigre, svampite e… amanti del ballo. Con un grande sogno nel cassetto.

Per scoprirlo, ovviamente, dovremo darci da fare, cercando di risalire alle motivazioni dell’insuccesso e, perché no, ricavando qualche informazione a proposito del nostro misteriosissimo alter ego. Senza spingerci oltre, ci limitiamo a garantirvi che in Maize i sorrisi si sprecano: nello specifico, particolarmente riusciti risultano i “litigi su post-it” dei due co-founders e, ancor più, i siparietti comici de “l’orsacchiotto Vladdy”, il compagno del protagonista che, con i suoi immancabili insulti, si rivela il vero asso nella manica della narrazione.

Ma arriviamo al gameplay. Maize, a dispetto delle apparenze, è una classica avventura in prima persona, contraddistinta dalla totale assenza di difficoltà. Il compito del giocatore consiste infatti nella semplice esplorazione del mondo di gioco alla ricerca degli oggetti più disparati, utilizzabili in specifiche situazioni al fine di ottenere nuovi aggeggi (o spazzatura, come direbbe Vladdy) o l’apertura di nuovi passaggi. E così via, fino al termine del gioco. Un piccolo extra consiste nella raccolta di qualche decina di “collectibles”, documenti e cianfrusaglie di varia natura che talvolta ci spiegheranno qualcosa di più, talvolta proveranno semplicemente a strapparci una risata.

Maize

…Non è a metà dell’opera

Purtroppo, quanto appena detto costituisce un grosso limite. Maize è spassoso, è zeppo di idiozie (nel senso buono) e di momenti davvero divertenti, ma risulta incredibilmente piatto dal punto di vista ludico. L’iter sopra indicato, infatti, si ripete (quasi) ininterrottamente lungo ognuna delle circa cinque ore di gioco necessarie per arrivare all’epilogo, con il gameplay che già prima del giro di boa comincia a risultare irrimediabilmente poco coinvolgente.

Conseguenza di tutto questo è purtroppo la perdita di curiosità da parte del giocatore, che comincerà a godere sempre meno dell’esplorazione del mondo di gioco, nonostante quest’ultimo risulti attentamente realizzato e dettagliato, oltre che ben caratterizzato da una colonna sonora azzeccata. È spiacevole constatare come le ottime sensazioni iniziali debbano presto scontrarsi da una parte con una serie di meccaniche già viste (in ogni loro aspetto), dall’altra con una sceneggiatura, a conti fatti, inevitabilmente inconcludente e del tutto soggetta ai gusti del giocatore. Nel mio caso specifico, devo confessare di aver patito un netto calo d’interesse una volta raggiunta l’entrata della struttura sotterranea, vero “punto di non ritorno” della mia esperienza di gioco. Ed è strano, dato che le migliori “chicche comiche” di Maize si nascondono proprio in questa frazione del gioco. Purtroppo, però, non siamo qui per valutare (soltanto) la comicità di Maize. Teoricamente, il nostro compito è quello di fornire una visione d’insieme.

Dal punto di vista della qualità/prezzo, inoltre, risulta difficile non valutare eccessivi i quasi venti euro del prezzo di copertina. Parliamo di sei ore di gioco al massimo, che risultano, come già detto, addirittura eccessive. Non c’è altro da aggiungere.

Maize

Concludendo…

Spassoso come pochi, inconcludente come non mai. Con Maize, Finish Line Games unisce un soggetto completamente fuori dagli schemi a gag esilaranti, battute spiritose e situazioni grottesche, sottovalutando però il lato prettamente ludico del suo lavoro. Un gameplay già visto ed eccessivamente monotono, oltre che una sceneggiatura discutibile e comunque non per tutti sono aspetti che, uniti a un prezzo semplicisticamente ponderato, non possono che condurci a un unico, sincero consiglio: attendete un forte sconto, o limitatevi a fare un passo indietro.

In breve

  • Genere: Indie
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 01 dicembre 2016
  • Sviluppatore: Finish Line Games
  • Distributore: Finish Line Games
  • Publisher: Finish Line Games
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“Gino” per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell’Asia presso l’università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un’esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l’unico mezzo di comunicazione consiste nell’uso di piccioni viaggiatori.