I Terminators sono tornati

Da lungo atteso, Space Hulk: Deathwing porta con sé il fardello del mitico brand Warhammer 40.000, versione gotico-fantascientifica dell’universo del gioco da tavolo Warhammer. Lo spin-off Space Hulk, in particolare, cala i giocatori nei panni dei temibili Terminators (ovvero i fiori all’occhiello dell’Impero), nel loro lavoro di pulizia e decontaminazione all’interno dei giganteschi Space Hulk.

Queste strutture sono dei labirintici e sconfinati covi dominati da disgustose e raccapriccianti creature aliene, pericolosissime e fin troppo numerose. Non si tratta del primo tentativo di creare un videogioco a riguardo, visto che l’ultimo approccio videoludico della saga risale al 2014, con Space Hulk Ascension. Per quanto si trattasse di un buon gioco, comunque, lo stile isometrico ha spinto i fan a chiedere a gran voce una nuova prospettiva per la saga. Sarà quindi Space Hulk: Deathwing un esperimento riuscito?

Space Hulk: Deathwing

Mostri e corridoi

In Space Hulk: Deathwing vestiremo i panni di un Bibliotecario: questo personaggio non è un semplice Space Marine (come nel caso dei due fidi Terminators che ci accompagneranno) ma un vero e proprio guerriero d’elitè che, oltre a essere mortale con le armi da fuoco, possiede anche dei devastanti poteri psichici. Saranno proprio questi poteri mentali che, nella trama del gioco, guideranno il protagonista nella sua discesa all’interno del temibile Space Hulk individuato dall’Impero. Sembra infatti che dietro questa apparizione ci sia qualcosa di potente e antico.

La storia, nonostante le basi intriganti, si rivela però oltremodo deludente: ciò che poteva essere un’avventura cupa e misteriosa, si rivela invece una semplice “scampagnata” costellata di stragi di mostri. Questo andrebbe pure bene se la sceneggiatura rendesse le cose più interessanti, invece di minare il giocatore con tonnellate di audiolog e ordini da seguire ciecamente. Il problema di Space Hulk: Deathwing è in effetti proprio questo: si prende troppo seriamente, e non nel contesto di una trama matura, ma piuttosto proponendo un’eccessiva fedeltà nell’opera di riferimento che si rivela controproducente dal punto di vista ludico.

Space Hulk: Deathwing

Siamo dei soldati di un impero universale in cui l’Imperatore equivale a una figura celestiale, i cui sudditi si sacrificherebbero senza pensarci due volte pur di servirlo, e questo ha evidentemente portato gli sviluppatori a pensare – sbagliando – che rendere il Bibliotecario un mattone silenzioso spalleggiato da due zucche vuote potesse essere il modo migliore di rendere omaggio all’opera. Un grosso peccato considerando come, all’interno del suo sconfinatissimo universo, Warhammer 40.000 offre personaggi leggendari ed eccezionalmente caratterizzati.

Nei nove livelli che andremo ad affrontare, ci ritroveremo a girovagare in gigantesche sale industriali e zone decisamente più claustrofobiche, sotto la costante minaccia delle orde aliene. Se si parla di atmosfera, c’è da dire che Space Hulk: Deathwing (almeno inizialmente) fa la sua porca figura, con un senso di claustrofobia e smarrimento che, in quanto a qualità, si rivela secondo solo al gameplay del titolo. Il vostro personaggio sarà infatti pesante e lento, in linea con quel senso di possente inarrestabilità che ispirano da sempre i Terminators. Questo purtroppo va a braccetto con una certa legnosità di fondo, che non riesce a convincere del tutto per via di un set di comandi che non fa mai sentire il giocatore a proprio agio. Anche su questo punto, forse il tentativo di immersione da parte degli sviluppatori risulta un po’ sfuggito di mano.

Space Hulk: Deathwing

Avremo a disposizione una decina di sputafuoco, che passano dalle mitragliatrici leggere ai cannoni al plasma, fino a devastanti armi bianche. Prima di ogni livello avrete accesso alla vostra base, dove potrete scegliere il vostro armamentario e i poteri psichici da equipaggiare. Proprio questi saranno la vostra arma migliore durante i combattimenti, e vi permetteranno di scatenare simpatiche “cosette” come tempeste di fuoco e devastanti buchi neri. Avrete anche modo di scegliere l’equipaggiamento dei vostri fratelli, ognuno dotato di set unici. Per quanto all’apparenza interessante, questa componente tattica non risulta purtroppo approfondita a dovere: per avere una buona gamma di opzioni dovrete infatti arrivare alla fine del gioco e sbloccare tutto l’armamentario. Tra l’altro, la metà delle armi a disposizione sono semplicemente versioni alterate di quelle di base, che di solito non possono essere utilizzate insieme ad alcune armi bianche.

In pratica, Space Hulk: Deathwing vi guiderà per mano dall’inizio alla fine, senza lasciarvi una vera e propria scelta se non per quel che riguarda i vostri poteri mentali, che potranno essere potenziati grazie ai punti ottenuti alla fine di ogni capitolo. L’esperienza risulta terribilmente ripetitiva già dal secondo capitolo, per via di una scarsa varietà degli obiettivi (spesso ridotti a camminate chilometriche e orde da affrontare per un certo periodo di tempo), riciclati a ciclo continuo. Anche il roster dei nemici non risulta particolarmente vario o interessante: si parla perlopiù di alieni senza cervello e ibridi con dei lanciamissili, che verso le fasi finali verranno aiutati da qualche bestione che, a dispetto delle dimensioni, non aggiungono chissà quale pepe agli scontri.

Space Hulk: Deathwing

Delude, da questo punto di vista, anche la parte gestionale dei vostri compagni, a cui potrete impartire degli ordini così basilari da mettere in ridicolo il concetto stesso di intelligenza artificiale. Come potrete facilmente dedurre da quest’ultima frase, l’IA è mediocre e completamente incapace di fornire un supporto effettivo, tanto che i ruoli vengono piuttosto invertiti e vi capiterà di essere voi a dover badare ai vostri bodyguards corazzati. Questo problema in parte scompare se si affronta l’esperienza in multiplayer, dove si potrà formare un party fino a cinque giocatori, ognuno con il proprio ruolo. Il mio consiglio è proprio quello di evitare assolutamente la campagna in solitaria, e di unirvi immediatamente a qualche altro giocatore. Viene da chiedersi, vista anche l’enorme quantità di nemici, come mai i creatori del gioco non abbiano deciso di seguire le orme del cugino fantasy Vermintide, almeno dal punto di vista della formula di gioco.

Sul fronte tecnico, Space Hulk: Deathwing ha qualche punto alto e fin troppi punti bassi. In generale la parte visiva fa la sua figura, grazie anche all’atmosfera ricreata dalle cupe e angoscianti ambientazioni, ma la ripetitività degli scenari spezza la magia, e a peggiorare la situazione ci sono anche texture a volte blande e slavate. La resa complessiva, comunque, dona al gioco il suo comparto migliore, e regala una grafica grezza ma assolutamente ricca di carisma, capace di sorprendere – di tanto in tanto – con effetti particellari eccezionali. Peccato che però il gioco si riveli un vero “bastardo” in quanto a ottimizzazione, con cali di framerate impressionanti, e spesso totalmente immotivati. Gli sviluppatori si stanno impegnando con le patch, ma al momento il gioco gira male praticamente su tutto (se siete dei possessori di schede AMD preparatevi a vivere un incubo). Il sonoro ha poco da dire, sia per via dell’assenza di una qualsivoglia colonna sonora, sia perché il doppiaggio (quelle poche volte che c’è) lascia piuttosto a desiderare.

Space Hulk: Deathwing

Concludendo…

Space Hulk: Deathwing lascia con l’amaro in bocca, perché tutto ciò di buono che viene messo a disposizione si fa mettere i piedi in testa da mille difetti. La base della trama è intrigante ma del tutto ignorata, l’atmosfera è fantastica ma rovinata dalla ripetività di fondo, essere nei panni di un cazzutissimo Terminator è bello ma minato dalla legnosità del gameplay fin troppo superficiale. Anche il comparto tecnico saprebbe colpire, se non fosse per un’ottimizzazione a dir poco imbarazzante, su cui gli sviluppatori avranno da lavorare. E di lavoro da fare ce n’è tanto, perché Space Hulk: Deathwing è, purtroppo, un titolo incompleto, fatto di fretta, e creato seguendo ciò che i fan chiedevano a gran voce. Purtroppo, esaudire i desideri dei giocatori non si rivela sempre la scelta vincente, e a meno che non troviate qualcuno con cui affrontare la storia in multiplayer, il mio consiglio è di aspettare che il gioco venga aggiustato e che, magari, subisca un calo di prezzo.

Consigliato solo ai fan più appassionati.