Tra una speculazione puramente filosofica e un bicchiere di Tavernello, mi capita sempre più spesso di incappare in notizie riguardanti il mondo degli eSport, un settore sempre più prominente nel panorama dell’industria videoludica.

Spinto quindi dalla combo alti sistemi-alcol di bassa lega, ho deciso di spendere qualche parola sull’effettivo valore di tali fenomeni, a partire da una prima domanda fondamentale.

Cosa sono gli eSport?

Probabilmente molti di voi con un buon grado di pastorizia nel sangue non sapranno nemmeno dell’esistenza di tali circuiti. Con il termine eSport non mi sto riferendo a una marca scadente di articoli da calcetto biellorussa, ma ad eventi videoludici competitivi organizzati a livello globale.

I giovani dagli occhi a mandorla che vedete raffigurati nella foto in sovraimpressione non fanno parte di un team di meccanici di Formula 1, ma rappresentano bensì uno dei numerosissimi gruppi di sportivi “elettronici”.

Senza soffermarci sul loro aspetto mascolino e minaccioso quanto un portaspazzolini dell’Ikea, prendiamo in analisi il “giocatore competitivo medio”.

Un paio di cuffie ed emicrania a palla

Come fossero degli agenti caffeinomani di Wall Street, i “propleier” degli eSport dialogano freneticamente tra loro, formulando frasi dal dubbio valore semantico ma fondamentali per imbastire una strategia di gioco valida.

Sotto un paio di cuffie più grandi delle orecchie di Topolino e molti capelli a caschetto che non incontrano una goccia di “Garnier” da circa quattro settimane, si celano menti brillanti, strateghi militari e fisici nucleari: peccato che il consumo di energy drink e Doritos li distolga dal vero potenziale della propria psiche.

Seduti in fila dietro postazioni PC che farebbero sembrare il mio computer obsoleto come l’Elea 9003 dell’Olivetti, i videogiocatori competitivi si scontrano in veri e propri tornei con in palio milioni di dollari.

Diamo adesso uno sguardo più ravvicinato all’organizzazione dei suddetti eventi.

The King of the Iron Mouse & Tastiera Tournament

Siamo cresciuti con Dragonball, Beyblade, Yu-gi-oh! e tante altre giapponesate, dove la gloria e il destino del mondo spesso venivano stabiliti in un torneo. Che ci si prenda a sberle o si lanci una trottola dal moto rotatorio pressoché infinito poco importa: se in un evento del genere si combatte a suon di click e WASD, noi figli degli anni ’90 non possiamo rimanere indifferenti.

Ad aumentare il fascino di tali competizioni si aggiungono le location, spesso arene e palazzetti sconfinati e la spettacolare scenografia, degna del miglior WrestleMania, con luci e flash accecanti, musiche assordanti e giochi pirotecnici da togliere il respiro.

Le quantità di denaro investite nell’organizzazione di eventi dalla tale portata saranno sicuramente mastodontiche, così come gli incassi probabilmente raddoppiati se non triplicati.

Dopo un’analisi volta alla parodia di un genere d’intrattenimento (non me ne vogliano gli amanti di eSport, si fa per stare allegri), vorrei soffermarmi proprio sul fattore pecuniario, stavolta con un tono decisamente meno scanzonato.

Un fantamercato da Serie A

Essendo il sottoscritto un amante del giuoco del pallone, mi ritrovo spesso a spulciare siti web specializzati in notizie sportive. Recentemente mi è capitato di imbattermi in una notizia piuttosto singolare:

L’AS Roma ingaggia tre campioni di FIFA per il circuito eSport

Dopo la Sampdoria, anche la Roma si tuffa nel mondo degli eSport per sfidare altri club quali Paris Saint Germain, Valencia, Ajax, Manchester City, Galatasaray e Sporting Lisbona. Sembra quasi di assistere ad una puntata di Calciomercato con Michele Criscitiello e Alfredo Pedullà su Sportitalia.

Un giro di eventi e acquisti simili sicuramente porterà via dalle casse dei club una parte, seppur piccola, di budget, ma il punto della questione è un altro: se i vecchi metalmeccanici pensionati rischiano ogni giorno l’ictus criticando ferocemente gli stipendi da sogno dei calciatori, come credete che reagirebbero scoprendo che un gruppo di ragazzi viene lautamente pagato per giocare a FIFA e non solo?

Tiriamo le somme

Sulla questione eSport, il mio pensiero potrebbe essere definito quasi come bipolare: da un lato non posso che essere affascinato dalla presentazione di tali eventi, mentre dall’altro non riesco a trovare un motivo valido per giustificarne l’esistenza ma in particolar modo il mercato che li sostiene.

Quel futuro fantasioso e delirante, dipinto dagli anime di cui ridevamo durante l’infanzia, in cui un manipolo di giovinastri dalle capigliature sempre più improbabili si sfidavano con delle carte o delle trottole per la dominazione del mondo, oggi non sembra poi così lontano dalla realtà.

 

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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.