Filosofia naturale e Imprinting del videogioco

Un corretto approccio naturalistico-gnoseologico nei confronti di tutto ciò che ci circonda presuppone la conoscenza di ogni elemento, ogni sostanza, ogni materia vivente o inanimata con relativa definizione. La domanda che ci porremo oggi è la seguente: chi è il videogiocatore?
Non lasciatevi ingannare da brufoli, ormoni, barbe e odori molesti: un videogiocatore altri non è se non un eterno bambino che si è sfortunatamente addentrato nella pubertà.

Stando ai risultati di svariati studi etologici, l’Imprinting è una particolare forma di apprendimento comune tra i mammiferi, secondo la quale un essere vivente apprende comportamenti e volto della madre durante i primi istanti di vita. Volendo trasporre questo concetto in ambito videoludico, potremmo dire che “ciò che giochiamo per la prima volta da piccini, resterà impresso per sempre nella nostra mente”. Dopo una dichiarazione degna dei migliori ricercatori Oral-B, analizziamo assieme la situazione di un genere di videogioco tanto caro a molti di noi: il platform.

Eroi salterini e canzoncine buffe

Il genere videoludico preso in questione rappresenterà, quasi per la maggior parte dei nostri adepti, la prima vera “esperienza di gioco”: una gioia per gli occhi e lo spirito, nonché un’eredità da tramandare di padre in figlio. Sin dall’infanzia non siamo stati capaci di resistere a quei motivetti, a quegli eroi variopinti a volte un po’ naïf, guide durante la nostra maturazione. Il periodo infantile si abbina perfettamente allo stile di gioco proposto, divertente, semplice e intuitivo, apprezzato da giocatori di tutte le età.

Per quanto gli anni ottanta abbiano dato i natali a Mario e Sonic, i capostipiti del genere, a mio avviso abbiamo assistito alla sua consacrazione definitiva nel corso del decennio seguente. La prima indimenticabile PlayStation grigio topo e il mai troppo amato Nintendo 64 hanno sfornato veri e propri capolavori dell’industria videoludica: non è un caso che Super Mario 64, Donkey Kong 64, la trilogia di Crash Bandicoot targata Naughty Dog e le avventure di Spyro siano prodotti venerati ancora oggi, spesso e volentieri conservati come reliquie in strani recipienti dal dubbio gusto.

Ahinoi i tempi cambiano, i nostri corpi si deformano e gli sviluppatori esplorano nuovi lidi per dare libero sfogo al proprio estro artistico. Con l’avvento del nuovo millennio diventiamo testimoni di un mutamento radicale all’interno nostra amata industria: le tematiche trattate si fanno via via più mature e oscure, l’ombra del cinema funge da linfa vitale dalla quale menti brillanti attingono ispirazione, archetipi videoludici prima nascosti nella nebbia ora ruggiscono e si impongono come dominatori del mercato.

Tornando ai giorni nostri una domanda sorge spontanea: cosa rimane di quel mondo spensierato?

Tanti mostri, troppi fucili

Prestate molta attenzione: non è un fatto negativo che si tocchino argomenti più maturi e che si sperimentino nuove formule di gioco. Il problema principale è da ricercare nel processo stagnante nel quale siamo tutti invischiati.

Girovagando in maniera del tutto disinteressata all’interno degli innumerevoli negozi adibiti alla vendita di videogiochi, è impossibile non notare come i FPS siano ormai dovunque, divenuti genere prediletto e standard insuperabile per moltissimi ragazzi. Negli ultimi anni il genere platform ha perso notevolmente appeal agli occhi dei più giovani, i quali sembrano non essere scalfiti dai tentativi di Nintendo, unica nel portare avanti in maniera concreta questa crociata.

Dopo anni trascorsi col grilletto premuto, dopo cataste di bossoli lasciate alle nostre spalle, molti giocatori (tra cui figura anche il sottoscritto) hanno avvertito il bisogno fisiologico di un ritorno al passato. Molto spesso i giochi sviluppati da studi indipendenti si sono rivelati adatti allo scopo, ma in svariati casi la nostra esperienza viene minata dalla loro breve durata: Giacomo Leopardi descriveva questa sensazione perfettamente ne “La quiete dopo la tempesta”.

Ma cosa rispondereste se vi dicessi che non c’è alcuna tormenta ad attenderci dietro l’angolo, bensì un lungo periodo festoso e gioviale?

La rinascita dalle ceneri

Crash Bandicoot N.Sane Trilogy e Yooka-Laylee: questi i due nomi caldi che più fanno ben sperare le orde di amanti del platform sparsi per il globo, ma proseguiamo con ordine.

Il primo dei due titoli presi in analisi propone la medesima esperienza di gioco datata 1996 ma con una veste grafica totalmente nuova. La peluria arancione di Crash, le penne colorate di Aku-Aku, le musiche rimasterizzate e le ambientazioni ricreate da zero non possono non commuovere i più nostalgici.

Sony promette un’avventura esilarante che allungherà a dismisura i nostri sorrisi da ebeti per la sua intera durata: ritorneremo a cavalcare cinghiali, orsi polari e tigri, sfrecceremo nei cieli a bordo di biplani improvvisati o sulle onde scatenate che bagnano le carene delle navi piratesche, ci addentreremo in tombe oscure, giungle dalla vegetazione lussureggiante e città degne del prossimo Blade Runner… più o meno. Potrebbe essere questa trilogia un esperimento per sondare il terreno in vista di nuove avventure? Staremo a vedere.

Yooka-Laylee invece si presenta come un progetto apparentemente umile, ma dall’indole estremamente ambiziosa. Sviluppato da Team17, padri della divertentissima e scorretta serie Worms e Playtonic Games, collettivo composto da ex-membri di quella leggendaria Rare che ci regalò Banjo-Kazooie, Donkey Kong Country e Conker’s Bad Fur Day, il titolo ripropone le medesime meccaniche che contribuirono a rendere grande il genere Platform durante il crepuscolo del secolo scorso.

Animali antropomorfi, gag e frecciatine sono solo una briciola di questo delizioso pasticcino, il quale si prefissa un obiettivo importante: attirare tanto i videogiocatori stagionati quanto quelli più giovani, magari poco esperti e che mai hanno tentato un approccio al genere.

Tiriamo le somme

Considerando l’ottimo successo di critica e vendita di Resident Evil 7, tentativo fortunato di Capcom di riportare in auge una saga storica ormai afflitta dalla produzione di capitoli poco apprezzati dal pubblico (Resident Evil 6, Umbrella Corps), questo 2017 sembra essersi destato col “piede giusto”.

Attendiamo di poter mettere le mani su Crash Bandicoot N.Sane Trilogy e Yooka-Laylee, nella speranza che un genere tanto adorabile, stimolante e valvola di sfogo creativo per eccellenza come il Platform possa tornare in grande stile.

Non deluderci 2017, ti imploriamo in ginocchio.