Detention – Recensione

detention

Indie Horror Made in Taiwan

Il giro nel mondo, non sempre così ameno e piacevole, degli indie horror prosegue. Stavolta ci faremo un viaggetto in oriente, a Taiwan, dove il team dei Red Candle Games ci propone un titolo 2D all’apparenza molto semplice, ambientato proprio nell’isola di Formosa. Il quesito lecito, di fronte ad opere che appaiono così “old school”, è se si può o meno inquietare ed impressionare quando, in un horror, non è presente un’ambientazione tridimensionale o tendente al realismo.

La risposta?

Certo che sì, basta il talento.

Per provocare orrore ed emozione servono infatti pochi elementi. Pochi, attenzione, ma che siano quelli giusti. Addentriamoci, quindi, nella cultura e nel folklore cinese con Detention.

Eventi storici, folklore e religione

Ci troviamo negli anni ’60, in periodo in cui la legge marziale imposta dal Partito Nazionalista Cinese aveva stretto Taiwan in una morsa oppressiva. Gli eventi di Detention hanno luogo, almeno inizialmente, in una normale classe di una scuola qualunque, nel mezzo di una lezione. All’improvviso, la scena muta radicalmente: tutto piomba nel grigiore, e la classe si svuota di ogni presenza umana fatta eccezione per il protagonista, il quale si era pigramente accasciato sul proprio banco per un pisolino. Il nostro pigrone non si è infatti accorto che durante il suo riposino è stato dato l’allarme per un tifone (evento decisamente frequente dalle parti dell’isola di Formosa) e che tutte le aule sono state evacuate. Cominciando a vagare per i locali della scuola troveremo, finalmente, un’altra persona: una ragazza, anch’essa studentessa, caduta in un sonno profondo. E’ qui che, dopo qualche momento dal risveglio della ragazza, ci sarà un improvviso ed inatteso cambio di prospettiva: dopo una serie di visioni soprannaturali, prenderemo il controllo di quest’ultimo personaggio femminile, ritrovando il “dormiglione” legato ed appeso al soffito, all’apparenza senza vita.

Da qui comincerà veramente quel viaggio surreale e onirico che è Detention. Un viaggio tra le mura di una scuola che muta e si muove, che passa da fasi di ordinaria freddezza asfittica a incubi macabri, rancidi e mefitici. Un incedere, all’apparenza zoppicante, in un passato costellato da ferite che non hanno ancora messo da parte la loro purulenza, in una serie di memorie non ancora mute che gridano di amori traditi e di rancori cullati fino a divenire mostri in gabbie. Gabbie, poi, inevitabilmente costrette a cedere e a liberare il loro intimo, scellerato pandemonio di angoscia.

In tutto questo, Detention è un piccolo gioiello horror condito da elementi e riferimenti, sparsi e accennati, alla cultura e al folklore cinese. Sono presenti, ad esempio, talismani di protezione sulle porte, incensi e un inquietante teatro dei burattini, oltre alla prevedibile masnada di creature e presenze aberranti.

L’intreccio della trama riesce a trattare in maniera convincente la lotta della protagonista contro i propri demoni, e lo fa in un contesto storico particolare e difficile che ha, inevitabilmente, segnato una popolazione intera fino ai giorni nostri. Tutto questo fino a un finale che chiude un cerchio perfetto di sofferenze e tradimenti, risultando commuovente ed emozionante.

detention

Un mondo di simboli

Detention è strutturato come un’avventura grafica in due dimensioni a scorrimento orizzontale. Ci si muove in vari ambienti (più o meno definiti, dipende dal grado di surrealismo del momento) risolvendo diversi enigmi durante tutta l’avventura. I puzzle non sono particolarmente ostici, ma hanno la particolarità di possedere connotazioni molto simboliche che riguardano elementi culturali o religiosi cinesi. La storia viene raccontata attraverso dei documenti che troveremo sparsi negli ambienti che, oltre a renderci più chiari gli eventi, ci offriranno spesso utili consigli su come affrontare la presenza di una creatura o risolvere uno specifico enigma. Anche le presenze mostruose hanno solitamente una valenza più simbolica che realmente minacciosa, essendo molto rare e facilmente superabili. L’unico modo in cui il personaggio potrà proteggersi sarà infatti quello di trattenere il respiro per dare meno nell’occhio o evitare ogni contatto visivo. In generale, comunque, Detention rimane un titolo basato sulla suggestione, sulla narrazione e su pochi elementi puzzle, con una durata media che si aggira intorno alle 5 ore, una longevità in linea con la media delle avventure grafiche indipendenti.

detention

Grigiore asettico, surrealismo onirico e sonoro opprimente

Gli ambienti “standard” di Detention trasmettono sensazioni deprimenti in una bizzarra armonia di grigi che, solo in alcuni casi, si fanno più netti toccando il contrasto bianco/nero. Offrendo però il gioco un cambio continuo di scenari e di “umori”, questa asetticità farà spesso spazio a un marciume soprannaturale e messaggero di un’inquietudine tutta onirica, spesso infernale. Il lato artistico, quindi, riesce facilmente a supportare un’atmosfera horror che stilla disagio nonostante gli ambienti in 2D. In tutto ciò, le sensazioni disarmanti sono merito anche di una colonna sonora di tutto rispetto, con brani ambientali ed effetti ad hoc che ben trasmettono il senso di solitudine e terrore che ogni buon titolo horror deve necessariamente instillare.

detentionConcludendo…

Detention si pone come ottimo esempio di avventura grafica indie e riesce in pieno a coniugare, in poche ore di gioco, il tipico modello di “horror all’orientale”. Parliamo cioè di quel tipo di orrore simbolico, intimo e coltivato internamente da dolori, angosce, colpe o desideri di rivalsa e vendetta. L’horror descritto con allegorie, storie di vita che si intrecciano e si spengono, che non è mai fine a sé stesso, ma è sempre diretto a una crescita interiore o all’accettazione di un qualcosa che divora l’animo umano. L’orrore che, spesso, nutriamo dentro di noi e non vogliamo accettare.