Behemoth Style

Per un brand, far raggiungere ai propri prodotti un elevato tasso di “riconoscibilità” non è mai semplice. In un ambito come quello videoludico, poi, la questione è forse ancor più complessa. Proviamo a pensarci: a rigor di logica, la ricerca della “riconoscibilità” porta con sé delle mosse inevitabili e prevedibili, che potremmo sommariamente sintetizzare nel riutilizzo di certi elementi costanti, siano essi di natura strutturale, contenutistica o magari puramente ludica.

Questo modo di procedere “per ripetizione”, tuttavia, comporta dei rischi capaci di minacciare inevitabilmente quella “ri-conferma commerciale” della quale gli sviluppatori hanno assolutamente bisogno. Spesso la giusta via sta nel mezzo, tra innovazione e conservazione dei “cavalli di battaglia”, altre volte si cerca invece la fortuna tentando qualcosa di completamente nuovo. In ogni modo, è inutile negarlo: il rischio-ripetitività “pad alla mano” è uno spauracchio temibile, spesso responsabile di netti cambi di rotta da parte delle software house una volta raggiunta la naturale conclusione di un progetto.

Eppure, c’è un team che sembra non curarsi minimamente dei “rischi della replica”. Si tratta dei Behemoth, team californiano in grado di vantare produzioni di incredibile successo quali Castle Crashers e BattleBlock Theater® (sei milioni di copie vendute complessivamente). Il nuovo titolo della software house americana è Pit People. Un passo verso la strategia a turni con, però, il rispetto di tre importanti punti di forza. Quali? Humor, elevata accessibilità e… lo stesso stile grafico che ha conquistato milioni di giocatori.

Pit People

Pit People: Ode al nonsenso

A introdurci al “contesto narrativo” (per così dire) di Pit People ci pensa la voce di quella che potremmo facilmente considerare una personalità malefica. Questa, del tutto incapace di celare la soddisfazione per l’accaduto, ci parla di un mondo pacifico e troppo ordinario sprofondato in una condizione di incontrollabile e devastante entropia. A un certo punto, tutto è divenuto un “colorato caleidoscopio di delizioso caos“.

Ma per quale motivo, vi chiederete? Ebbene, a causa di una terribile catastrofe: un orso gigante ha impattato contro il pianeta.

(Sì, avete letto bene.)

Da quel nefasto giorno, il noioso ordine delle cose ha ceduto il passo a uno scenario quasi apocalittico, fatto di violenza, tempeste, “onde di sangue dal cielo” ed esseri raccapriccianti, tutti riuniti per la gioia del nostro sadico narratore.

Come avrete certamente intuito, è meglio rinunciare sin da subito a qualsiasi domanda, anche perché all’interno di quest’avventura non potrebbe che rivelarsi del tutto superflua. Pit People, infatti, è una pure ode al nonsenso: zittiamo il nostro io razionale e “settiamoci” sul giusto mood, allora, perché ne vedremo delle belle.

L’opera di Behemot è una continua gag, un duplice tentativo di far sorridere il giocatore e di lasciarlo basito di fronte alla bizzarria di ciò che gli passa davanti agli occhi. Antieroi, freddure, squallide battute e situazioni semplicemente spassose sono all’ordine del giorno. L’unico requisito per riuscire ad apprezzare tutto questo? Accettare e divenire parte del caos nel quale il mondo di gioco è sprofondato. Così facendo, Pit People non potrà che rivelarsi uno splendido sollazzo. Se vi opporrete, invece, vi renderete conto sin da subito di avere sbagliato gioco. Proprio come è successo al sottoscritto.

Pit People

Il gameplay

Pit People, a livello “di etichette”, è un titolo strategico caratterizzato da combattimenti a turni con l’aggiunta di elementi ruolistici oltre che di una piccola componente esplorativa.

All’avvio dell’avventura il giocatore prenderà subito il controllo di Horatio, un coltivatore di mirtilli, al quale in brevissimo tempo andranno ad aggiungersi numerosi nuovi eroi (tutti ovviamente discutibili). Il prosieguo della vicenda di gioco avviene mediante la risoluzione di quest all’interno della mappa di gioco. Questa, liberamente esplorabile, ci permetterà di reperire tesori e monete d’oro, ma anche di imbatterci in innumerevoli nemici coi quali dovremo combattere in caso di “contatto”.

La gestione degli scontri in Pit People si presenta semplice, ben calibrata e di facile lettura. Sommariamente, infatti, le sessioni di battaglia potrebbero essere riassunte in tre punti, consistenti nelle location suddivise in esagoni, nell’alternanza delle “mosse” dei due schieramenti, quindi nel sopraggiungere della vittoria all’azzeramento degli HP di tutti i nemici.

In tutto questo, il reale compito del giocatore consiste nello spostamento di ciascun membro del team al fine di collocarlo in una casella adatta a farlo attaccare. Dobbiamo infatti considerare che in Pit People non è possibile selezionare i bersagli degli attacchi. Ogni eroe, pertanto, seleziona in totale autonomia verso quale avversario scagliarsi a seconda delle possibilità dettate dalla sua posizione. Un personaggio armato di spada, per esempio, per poter “offendere” dovrà trovarsi proprio accanto a un nemico, mentre un tiratore avrà bisogno di (almeno) una casella di distacco. Secondo quanto detto poco sopra, nel caso in cui vi siano due avversari contemporaneamente “sotto scacco” saranno i nostri beniami a effettuare le decisioni.

Un altro elemento capace di influenzare pesantemente gli scontri consiste poi nelle differenti caratteristiche degli eroi: ci sono tank, combattenti da mischia, curatori, tiratori dalla distanza e altri ancora. È inoltre presente un sistema di debolezze e punti di forza oltre che una meccanica di level up, che battaglia dopo battaglia permetterà ai membri del team di acquisire esperienza divenendo sempre più forte.

A prescindere poi da questa parte del gameplay, la gestione di tutti gli aspetti di gioco avviene all’interno di una bizzarra e rumorosa cittadina. Questa non soltanto avrà la funzione di quartier generale, ma offrirà anche innumerevoli servizi: potremo infatti scendere in battaglia nell’arena, variare l’equipaggiamento di ognuno dei personaggi e apportare cambiamenti allo schieramento, assoldare “mercenari” e interfacciarci con altri giocatori in ottica multiplayer. E non solo.

Pit People

La condizione dell’Early Access

Chapeau, Behemoth.
C’è poco da dire: Pit People è un Early Access semplicemente inattaccabile. Durante la mia esperienza di gioco, infatti, non ho avuto modo di imbattermi né in bug né in problemi di alcun tipo. Inoltre, il prodotto di Behemoth è già quantitativamente ricco nonché perfettamente in grado di soddisfare a pieno il giocatore capace di apprezzare questo genere di “toni” e, soprattutto, la sciocchezza intrinseca con cui vanno inevitabilmente a braccetto. In funzione di ciò, non possiamo che valutare positivamente anche il rapporto qualità-prezzo del prodotto: 14,99 euro è una cifra, onestamente, più che corretta.

Non può mancare ancora una nota di merito per il comparto artistico. Pit People segue la scia dei precedenti prodotti di Behemoth, optando per uno stile simpatico, molto colorato e, perché no, volutamente ridicolo. Una scelta, quest’ultima, che non si limita a fare felici i fedelissimi del brand, ma che rispecchia fedelmente l’intero contesto di gioco: guardate bene queste immagini, dunque, perché rappresentano appieno quello che è il cuore ludico di Pit People. La parola d’ordine? Leggerezza, tanta leggerezza. Per tutti. Considerate attentamente quest’ultimo aspetto, qualora foste indecisi sull’acquisto.

Pit People

Concludendo…

Behemoth ha fatto centro un’altra volta. Pit People è uno splendido titolo Early Access, che farà la felicità di quei (numerosissimi) giocatori che hanno già apprezzato le passate produzioni della software house californiana.

Ricco dal punto di vista contenutistico, simpatico, potenzialmente forte di un’ottima longevità ed esente da bug, Pit People è un prodotto oggettivamente valido. Proprio quello che però è il suo maggior punto di forza, ovvero il comparto artistico, non potrà fare a meno di tenere alla larga quella fetta d’utenza che, con ogni probabilità, faticherà a intravedere nel gioco qualcosa in più di uno “scherzo” (o un passatempo). Come si dice in questi casi, tuttavia, “a ognuno il suo”.

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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.