La redenzione, col suo lungo e sofferente cammino, è cosa nota a Ubisoft e ai suoi videogiochi. Il publisher francese, lo sanno ormai tutti, non se la passa particolarmente bene in questo periodo, sia per via di un’aggressiva campagna di acquisizione da parte di Vivendi, sia per una situazione videoludica piuttosto sofferente, tanto che il team è arrivato a rinunciare al suo amato Assassin’s Creed annuale.

La saga di Ghost Recon, dal canto suo, è sempre stata in disparte e ha seguito un processo evolutivo piuttosto normale se rapportato al mercato del momento, passando da degli ottimi episodi nei quali la tatticità la faceva da padrona a quel Future Soldier di ormai 5 anni fa, caratterizzato da linearità e script. Per quanto l’ultima interazione non mi sia affatto dispiaciuta, l’annuncio di Wildlands ha suscitato in me una certa curiosità di fondo (come d’altronde in altri 8 milioni di giocatori che hanno provato la beta), poiché poggia le sue basi nell’ormai stra-abusato genere free roaming, di cui Ubisoft negli ultimi anni è stata padrona.

Ghost Recon Wild Hunt

Ghost Recon Wildlands vede i nostri quattro protagonisti alle prese con un enorme cartello narcotrafficante, comandato all’occorrenza dal temibile El Sueno. Questo gruppo, definito Cartello Bianco, ha operato in tutto il mondo per anni interi, riuscendo infine a prevalere nello stato boliviano e a creare una vera e propria distopia. La situazione quindi è particolarmente delicata e solo un piccolo gruppo d’elite può riuscire a operare in un contesto in cui, per forza di cose, la burocrazia e i grandi poteri hanno le mani legate. Come ogni videogioco sviluppato sui romanzi del rimpianto Tom Clancy (o almeno, sviluppato con il suo nome in copertina), Ghost Recon Wildlands riesce a farsi valere con una presentazione accattivante, in qualche modo simile al recente fenomeno “made in Netflix“, Narcos, in cui tutti abbiamo constatato che la caccia efferata e minuziosa degli invincibili narcotrafficanti sa rivelarsi un contesto piuttosto interessante.

In Ghost Recon Wildlands il protagonista sarà un vero e proprio avatar, personalizzabile dalla testa ai piedi. La progressione del gioco, la caccia e ogni altro aspetto avverrà a nostra discrezione. Presentati al direttore del nostro party e ai nostri tre compagni, il gioco ci mette subito in campo: l’intera Bolivia è frazionata fra tutti i sottoposti di El Sueno, che vanno dai classici pesci piccoli, a quelli con più margine di potere fino ai quattro generali principali. Da questo punto di vista Ghost Recon Wildlands funziona a meraviglia, riuscendo man mano a rendere le cose più interessanti quando ci avviciniamo alla punta della piramide narcotrafficante. Passando al giocato vero e proprio, il titolo riprende le ottime basi di Future Soldier e ci pone in mano un gunplay fluido ed efficace, non particolarmente originale, ma comunque solido e funzionale grazie al suo swap fra terza e prima persona. Elemento fondamentale sarà l’attenta valutazione dell’area, che potrà essere esaminata tramite un binocolo o addirittura un drone con cui marcare i soldati del luogo. Preso atto della posizione nemica, potremo decidere quale metodo utilizzare, che sia una fredda e silenziosa eliminazione degli avversari o uno spettacolare raid distruttivo. Checché ne dica il governo boliviano, lo stato sudamericano si rivela un ottimo parco giochi in Ghost Recon Wildlands, ricco di varietà e punti di interesse che permetteranno di attuare le vostre tattiche preferite.

Esplorando la Bolivia potrete anche sabotare le attività nemiche, stanando dei carichi di prezioso materiale e, addirittura, rubarlo. Ciò è legato a doppio filo con la progressione del vostro personaggio, che in base a quante risorse avrete accumulato potrà essere potenziato con dei punti abilità che incrementeranno i vostri attributi. Discorso contrario per quanto riguarda la personalizzazione delle armi, presenti in buon numero e migliorabili pezzo per pezzo. Altro elemento cruciale sarà la “convivenza” con le altre due fazioni presenti in campo, visto che oltre al vostro gruppo e al Cartello Bianco ci saranno anche i letali soldati governativi Unilad e soprattutto i ribelli.

I nostri tre compagni avranno principalmente due funzioni: eseguire gli ordini e tirarci fuori dai guai nei momenti di difficoltà. E questo è sostanzialmente tutto purtroppo, perché l’IA messa in gioco svolge sì le funzioni basilari sopracitate, ma di rado riesce a rivelarsi fondamentale.

La sensazione che ho avuto passando dall’esperienza in solitaria all’online è stata che, purtroppo, la componente single player può benissimo fare a meno di questi personaggi, visto che non potranno neanche guidare la moltitudine di veicoli presenti nel gioco (che si sono oltretutto rivelati particolarmente ostici da maneggiare) e anzi, si rivelano addirittura un peso in qualche occasione. L’esperienza cambia radicalmente quando si parla di altri giocatori in “carne e ossa”. Ghost Recon Wildlands può vantarsi ufficialmente di essere una delle esperienze online più divertenti e ilari alle quali abbia avuto modo di giocare ultimamente, grazie anche a una serie di goffaggini tecniche capaci di strappare tante risate. Dimenticate il terribile video di presentazione all’E3 con quei giocatori robotici “seri”: Ghost Recon Wildlands è da giocare a cuor leggero, senza stare troppo a preoccuparsi delle conseguenze.

Il quadro generale di Ghost Recon Wildlands, comunque, viene parzialmente minato da alcuni difetti: il già menzionato discorso sull’IA si applica infatti anche ai nemici, totalmente incapaci di organizzarsi e raggrupparsi quando la vostra copertura salta. Continuando a parlare di copertura, è piuttosto opinabile la scelta di non farci sparare alla cieca da dietro un riparo. Vi è poi un ulteriore problema riguardante la guida dei veicoli, che vi farà imprecare a più riprese (specialmente per quanto riguarda quelli aerei).

Arriviamo dunque all’aspetto tecnico del gioco. Ghost Recon Wildlands ha subito un downgrade? Sì e no. Ho avuto modo di testare anche la versione PC, che si è rivelata stranamente fedele e coerente con il video di presentazione dell’E3. La versione XboxOne presa in esame in questo articolo, comunque, mostra diversi passi indietro rispetto a ciò che avevamo visto. La Bolivia è enorme e varia, ma c’è stato un netto calo delle texture e soprattutto della loro tridimensionalità. Questo non significa che Ghost Recon Wildlands sia brutto, anzi, alcuni colpi d’occhio si rivelano ottimi, e i cambiamenti climatici sono incredibilmente efficaci e curati, ma valutando il gioco nel complesso, siamo di fronte ad un comparto tecnico per lo più discreto. Il comparto sonoro si rivela buono per quanto concerne il doppiaggio e ottimo per gli effetti delle armi, ma risulta piuttosto scarno quanto a tracce della colonna sonora.

Concludendo…

Ghost Recon Wildlands è un ottimo prodotto, che arriva a brillare più per il divertimento e le situazioni paradossali che per la tanto pubblicizzata varietà tattica cooperativa. La storia è incredibilmente lunga e riuscirà a tenervi impegnati e interessati, grazie anche a qualche chicca legata ai narcotrafficanti ai quali daremo la caccia. Affrontare il titolo in solitaria si rivela a volte ostico per via di un gruppo di compagni dei quali potevamo benissimo fare a meno, mentre giocare online presenta tutt’altro feeling. L’ottimo gunplay e un discreto sistema di progressione rendono in definitiva Ghost Recon Wildlands un titolo da tenere assolutamente d’occhio, nonostante la veste tecnica a volte datata e una struttura di gioco non poi così originale.

In breve

  • Genere: Azione/avventura
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 07 marzo 2017
  • Sviluppatore: Ubisoft Paris, Ubisoft Annecy, Ubisoft Bucharest, Ubisoft Montpellier,Ubisoft Milan, Reflections
  • Distributore: Ubisoft
  • Publisher: Ubisoft
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