Diciamocela tutta. Quante volte abbiamo pensato che quei particolari fumetti, film o cartoni animati potessero anche essere dei videogiochi di successo? E quante, più o meno altrettante, volte, ci siamo ritrovati delusi e amareggiati di fronte al risultato finale? Insomma, non è certo un mistero il fatto che, per la maggior parte delle volte, la transmedialità porti a conseguenze nefaste per i fruitori e gli appassionati di un determinato prodotto, sia ludico, videoludico o appartenente a qualsiasi altro media.

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Certo, è vero, ci sono le eccezioni, le classiche mosche bianche, quei prodotti che sanno emergere dalla mediocrità di produzioni talvolta generate per placare la voracità di fan fin troppo famelici. Berserk and the Band of the Hawk si pone in una sorta di limbo, quello del “vorrei, ma non posso”, che lo porta a viaggiare sul sottile filo che divide la noia derivante da una prorompente ripetitività, irrimediabilmente figlia del modello di gioco che gli Omega Force hanno confezionato per il loro gioco dedicato alle avventure del Cavaliere Nero, dal vero e proprio divertimento.

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Il sogno del falco

Berserk è uno dei manga più longevi e interessanti di sempre. L’epopea fantasy medievale creata dalla fervida mente di Kentaro Miura ha segnato diverse generazioni di ragazzi, affascinanti dal tratto spigoloso e iperrealistico del fumetto ma, soprattutto, dal suo burbero e feroce protagonista Guts (o Gatsu, che dir si voglia) impegnato nelle battaglie della Squadra dei Falchi, guidate dal loro carismatico, quanto ambiguo, leader Griffith. Guts e Griffith sono due persone profondamente diverse, legate inizialmente tra di loro dal sogno che il capo dei Falchi cerca in ogni modo di raggiungere, e per cui sarà anche capace di sacrificare tutti i suoi commilitoni durante un evento mistico chiamato eclissi. Guts solitario e diffidente trova in Griffith e nella Squadra dei Falchi un modo per poter conoscere valori come l’amicizia, il rispetto, la lealtà e addirittura l’amore per la splendida Caska.

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Riuscito a scampare, assieme alla sua amata Caska, al massacro dell’Armata dei Falchi grazie all’aiuto del Cavaliere del Teschio, Guts si ritrova con un marchio, che è un richiamo per i mostri che lo attaccano senza sosta per poterlo divorare. Da quel giorno, Guts, segnato indelebilmente dalla perdita dei suoi amici, cerca in ogni modo la sua vendetta nei confronti di colui che aveva causato tutto quello e, grazie all’aiuto del fabbro Godo, inizia a affettare mostri con il suo fidato spadone, l’Ammazzadraghi. Senza dilungarmi comunque troppo sull’intero plot alla base del fumetto di Berserk, che sono sicuro conoscerete più che bene, ci limitiamo a dire che il gioco copre l’arco narrativo che va dall’inizio del manga sino alla parte del Regno del Falco Millenario. Insomma, già da queste righe si intuisce perfettamente quale sia la portata di un prodotto così sfaccettato come quello che Berserk rappresenta e, dopo alcune parentesi poco fortunate apparse precedentemente, era solo questione di tempo prima di rivedere una trasposizione videoludica dell’universo del Cavaliere Nero, approdare su console di nuova generazione e PC, per la gioia di tutti i fan che chiedevano a gran voce un nuovo videogioco di Berserk.

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Il lavoro di Omega Force, però, soffre di alcune pecche decisamente grossolane, soprattutto sul versante della giocabilità. Perché pur offrendo uno stile di gioco, quello del musou, per certi versi congeniale alla tipologia del prodotto di cui sfrutta la proprietà intellettuale, non riesce mai a innovare, a avere quel guizzo che lo contraddistingue. In apertura parlavo proprio di come Berserk and the Band of the Hawk viaggi sempre tra momenti relativamente esaltanti, come quello dei combattimenti durante l’eclissi per esempio, a momenti in cui si va avanti per inerzia, annoiati per alcuni passaggi a vuoto che immancabilmente faranno capolino in alcuni frangenti. D’accordo, non posso non ammettere che la struttura di gioco “uccidi ogni cosa che ti passa davanti”, tipica dei musou, sia completamente avulsa dagli stilemi che contraddistinguono Berserk, ma sarebbe stato meglio forse provare a osare un po’ di più per svecchiare un sistema di gioco stantio. Sembra quasi che con Berserk and the Band of the Hawk gli Omega Force non abbiano fatto altro che prendere il mondo di Berserk per poi trasporlo, riproponendo le maggiori battaglie e i momenti topici del fumetto, in videogioco. Un po’ pochino, per quanti non sono propriamente appassionati del Cavaliere Nero.

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Falchi e cavalieri

Per quanto possa avere dei momenti divertenti, comunque, Berserk and the Band of the Hawk non presenta mai un sistema di controllo strutturato e appagante, o zone segrete da esplorare per esempio, ma soltanto aree più o meno estese, lineari, percorribili a piedi o a cavallo. Disseminate per le stesse si troveranno gli immancabili forzieri pieni di strumenti utili nell’immediato, come la vitalità, che permette di recuperare una buona parte della salute persa, o denaro con cui acquistare, successivamente, strumenti utili che si applicano come veri e propri bonus al personaggio che decideremo di utilizzare per quella missione. Nel pieno rispetto dello stile musou, il sistema di controllo si articola su una manciata di tasti deputati alla parata, la cui utilità è veramente molto dubbia, al cambio e all’utilizzo degli oggetti da lancio con i quali colpire i nemici da lontano, tra cui i pugnali di Judo e il braccio balestra o cannone di Guts, giusto per citare quelli più importanti e, inoltre, al movimento, ovviamente. Come accennavo prima, le combo sono alquanto semplicistiche e si articolano su gli unici due tasti d’attacco presenti, che riguardano l’attacco normale e quello più forte, che può essere caricato per infliggere un danno maggiore. Nulla di eccezionale se pensiamo a quanto offre la stragrande maggioranza dei prodotti simili attualmente in commercio, ma pienamente in linea con quanto il fumetto di Berserk offre ai propri lettori e ai propri fan. Completa il pacchetto una realizzazione tecnica altalenante, in cui abbiamo degli stacchi netti e visibili tra i modelli dei personaggi, discretamente ben realizzati e animati, e la realizzazione delle aree dove affetteremo allegramente tutto ciò che si muove, che tradiscono la natura cross-gen del titolo e una scarsa attenzione al porting su PC e console di nuova generazione.

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Concludendo…

Berserk and the Band of the Hawk è un titolo che porta in bagaglio una quantità di difetti che lo penalizzano sotto diversi punti di vista. In primis, la struttura musou imbriglia il titolo nei canoni di un gameplay ormai vetusto, tendendo ad appiattire un’esperienza che, per certi versi, trovava in alcune scelte del terreno fertile. Sia chiaro, in alcuni frangenti mi sono anche divertito a affettare mostri con la mia Ammazzadraghi, ma in alcuni passaggi ho sentito forte e chiara la volontà di andare dritto al punto per terminare una missione abbastanza noiosa, o poco interessante e, in secondo luogo, la sua altalenante realizzazione tecnica, che porta a avere un prodotto non propriamente in linea con gli standard a cui siamo attualmente abituati. Un vero peccato. Berserk and the Band of the Hawk è un prodotto tipicamente fan service, e mi sento di consigliarlo solo ed esclusivamente a quanti sono veramente amanti delle avventure dei Falchi di Midland o dell’affascinante figura del Cavaliere Nero, Guts.