A passo… d’insetto!

Il mercato delle simulazioni ci ha abituato alle peggiori stranezze. Così, senza rendercene conto, siamo arrivati al punto in cui risulta quantomeno difficile individuare ambiti dei quali non sia presente una trasposizione videoludica in chiave simulativa. Una situazione, questa, che ha inevitabilmente portato alla nascita di una discreta quantità di prodotti francamente imbarazzanti, alcune volte proprio come da “copione degli sviluppatori”, altre in maniera del tutto involontaria, con giochi così brutti da diventare dei veri e propri… cult.

Ecco dunque il tallone d’Achille di un genere indiscutibilmente nobile, come abbiamo avuto modo di spiegare poche settimane fa, ma che in questo frangente non può fare a meno di mostrare il fianco.

È dunque così che funziona la simulazione? Immensi e profondi videogiochi da una parte, “spazzatura” e risate dall’altra? Il bello e il brutto? In realtà no. Se la generalizzazione è quasi sempre un procedimento errato, allo stesso modo lo è la categorizzazione ostinata. A smentire agevolmente questo sommario e inesatto dualismo ci pensa allora una terza tipologia di titoli: prendiamo dei topic all’apparenza del tutto estranei anche ai più elitari “club” di videogiocatori e aggiungiamo una lettura assolutamente “seria” del contesto selezionato. Il risultato di questa operazione? Delle piccole (e ben nascoste) perle di genere, nonché esperimenti irripetibili capaci di offrire punti di vista del tutto inediti.

È il caso di Drunk On Nectar. Il titolo sviluppato da Venugopalan Sreedharan, disponibile in Early Access da novembre, presenta uno scenario che definire originale è dir poco: il mondo degli insetti. Nascita, vita e termine dell’esistenza di tanti piccoli esseri secondo tempistiche, regole e prospettive a noi totalmente estranee. Il tutto, con la natura a farla da padrona.

Drunk On Nectar

Drunk On Nectar: Tra bruchi, ragni e farfalle

Le modalità a disposizione del giocatore, al momento, sono due: “Vita degli Animali” e “Sandbox“.

La prima, nonché la più interessante, ci farà attraversare la maggior parte delle fasi esistenziali di sei differenti animali. Per l’esattezza: bruco, ragno, ape, libellula e infine due specie di farfalla. Spiegare quale sia l’iter di gioco, in realtà, risulta quanto mai facile. Prendiamo, a titolo esemplificativo, il bruco: in questo caso il nostro unico compito sarà quello di nutrirci, continuando a rosicchiare le foglie al fine di accumulare energie sufficienti per raggiungere lo stadio evolutivo successivo. Muta dopo muta la nostra larva continuerà crescere, fino a quando sarà pronta per partire alla ricerca di una foglia immacolata ove, finalmente, prepararsi a divenire una bellissima farfalla (la stessa “monarca” disponibile tra le sei scelte iniziali). Il tutto, nell’arco di una quindicina di minuti.

A prescindere dalla piacevolezza di questa breve sessione di gioco e dal comunque inevitabile senso di stupore per quello che potremo ammirare, l’esempio appena riportato palesa quanto le meccaniche di Drunk On Nectar siano effettivamente povere. Non aspettatevi quindi grandi sfide da affrontare (indipendentemente dalla possibilità di settare la difficoltà), e soprattutto mettete in conto un ” gameplay” a conti fatti incredibilmente ripetitivo.

Cosa rimane, allora? Una modalità Sandbox che si innalza a vera chiave di lettura del prodotto. Alle spalle di un editor che permette la creazione di “habitat” del tutto personalizzabili, infatti, si nasconde ciò che Drunk On Nectar mira a essere: una sorta di parco giochi. L’utente che riuscirà a non dare troppe attenzioni alla macchinosità dell’editor, nonché alla sua “pesante” interfaccia, troverà in questa feature ben più di un passatempo: non si tratterà soltanto di posizionare piante, fiori, arbusti, alberi e ovviamente gli stessi animali che abbiamo avuto modo di conoscere nella precedente modalità, bensì della creazione di un personalissimo angolo di paradiso.

Drunk On Nectar

La situazione dell’Early Access

Quantitativamente parlando, i limiti di Drunk On Nectar sono evidenti. Le modalità di gioco sono soltanto due, una delle quali (seppur affascinante) molto breve e caratterizzata da una rigiocabilità pressoché nulla. A questo proposito c’è poco altro da aggiungere, e il fatto che la modalità sandbox sia potenzialmente capace di offrire numerose ore di gioco (ad alcuni), purtroppo, non cambia lo stato delle cose.

Dal punto di vista tecnico, nonostante un colpo d’occhio d’impatto e un comparto grafico complessivamente piacevole, le imprecisioni e le sbavature non mancano. Basta qualche minuto, infatti, per cominciare a notare (tra le altre cose) terreni e piante “trasparenti”, compenetrazioni molto marcate e, in alcune occasioni, un’illuminazione che lascia parecchio a desiderare. Un altro appunto inevitabile riguarda l’interfaccia di gioco: vogliamo credere si tratti di una situazione provvisoria dettata dalla condizione di Early Access del prodotto, tuttavia è impossibile non considerare stilisticamente inadeguati (e nel secondo caso anche funzionalmente!) sia il menu principale sia l’interfaccia della modalità Sandbox.

Difetti, problematiche e carenze? Impossibile negarlo: ci sono, e anche in discreta quantità. Per di più, si sommano a un rapporto qualità-prezzo traballante. I 14,99 euro richiesti non sono pochi, e uniti alla particolarità del titolo rischiano di tenere a debita distanza buona parte di quei pochi “giocatori” potenzialmente interessati. Ancora una volta, l’esclusività si paga. Ne vale la pena? Come mi capita spesso di ripetere, è una scelta che spetta al singolo utente.

Drunk On Nectar

Concludendo…

Dopo tutti i difetti elencati, Drunk On Nectar potrebbe ancora essere ritenuto un buon acquisto? Forse sì, ma soltanto per chi non è alla ricerca di un videogioco. Qualunque sia la vostra idea, il mio consiglio è uno solo: evitate di approcciarvi in maniera “classica” a questo prodotto, altrimenti il risultato sarà disastroso.

Drunk On Nectar, in realtà, è tante cose: un simulatore unico, un brillante esperimento e, potenzialmente, qualcosa di molto simile a un “rifugio digitale”. Di certo, però, non è un gioco. Non come siamo soliti intenderlo, almeno.

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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.