Quando l’horror non s’ha da fare

Sapete una cosa? La verità è che ci vuole poco a costruire un buon videogioco horror. Forse si potrebbe pensare il contrario, ma viviamo in un tempo in cui determinati standard e canoni dell’orrore sono diventati tanto dogmatici e di successo che non bisogna certo andare a catturare la Luna in cielo per riuscire nell’intento di proporre una buona atmosfera ed un discreto livello di tensione. Quindi può essere facile creare un horror? Sì, ma è parimenti semplice fallire miseramente. È anche vero, infatti, che l’horror è una questione di sangue, viscerale…di budella, insomma. E non parlo delle orge di organi sparsi e del sangue schizzato alle pareti, ma di una predisposizione artistica che hai oppure non hai. L’horror è spietato, corrotto, miserabile, bastardo e pure classista ed aristocratico.

Il genere sopracitato pullula nel marasma early access di Steam e la prima domanda che io mi faccio sempre di fronte ad un nuovo trailer è: “ok, ma dov’è la fregatura?” Perché sì, la maggior parte delle volte è tutto un inganno per le povere menti. Esistono gameplay che convincono, altri che espongono talmente la loro vergogna che vengono scartati in men che non si dica (la mia salute mentale ringrazia) e altri ancora che non mostrano una vera identità, ma che potrebbero avere quel vago potenziale. Horror of the Deep fa parte di quest’ultima categoria, ma fallisce anche le più esigue aspettative.

horror of the deep

Sine anima

Senz’anima. Quando manca quest’ultima, non vi è grafica o intrattenimento che tenga. Cominciamo col precisare che Horror of the Deep, il cui team di sviluppo si chiama Drunken Apes (infatti solo delle scimmie ubriache potevano partorire un titolo così terribile), non possiede una trama, almeno per ciò che la sottoscritta definisce come tale. Il protagonista è semplicemente catapultato all’interno di quello che sembra un enorme castello e lo scopo è scendere sempre di più nelle sue profondità, attraverso diversi livelli e ambienti. Tralascio volontariamente gli innumerevoli errori di grammatica inglese che appaiono (“decent” al posto di “descent” è solo uno dei tanti neologismi scimmieschi che la nostra psiche dovrà affrontare), per i quali si dovrebbe aprire un discorso a parte. Quindi: soli, in un castello, destinazione le profondità della terra. Ma perché? Chi siamo? Da dove veniamo? “Quando” siamo? L’unica soluzione sarà farci delle domande e risponderci da soli, perché Horror of the Deep non ci darà né le une né le altre.

Lo scopo del gioco sembra semplicemente andare avanti e sopravvivere, come se l’orrore fosse un concetto che si regge in piedi da solo, totalmente avulso da qualsivoglia base narrativa o emotiva: come se l’orrore fosse solamente castelli bui, mostriciattoli e jump scares ignobili e ridicoli. Come se l’orrore non avesse bisogno di un’anima.

Fare paragoni ovunque è poco raffinato e non troppo intelligente, ma di fronte ad opere totalmente derivative non posso esimermi dal farli: il tema della discesa e quello del castello tenebroso e gotico (oltre al lato stilistico che analizzeremo dopo) sono chiaramente figli illegittimi di quell’Amnesia: The Dark Descent a cui questo Horror of the Deep fa (malamente) il verso.

horror of the deep

Buh! Paura? No.

La nostra discesa nelle profondità dell’orrore sarà ripida, terrorizzante, nera come i sabba delle streghe, quasi insostenibile…

Ops, scusate!  Devo aver sbagliato videogioco: Horror of the Deep, purtroppo, oltre a mancare di basi narrative, non riesce a offrire nemmeno un “intrattenimento” valido (nonostante si tratti di solamente un paio di ore di gioco). A parte muoversi asetticamente negli ambienti di questo castello, avremo a che fare con un paio di porte che necessitano di ben tre chiavi (nascoste all’interno di stanze nei dintorni) per essere aperte. Tra un corridoio e l’altro dovremo evitare le minacce mostruose che vorranno nutrirsi delle nostre tenere carni. Essendo disarmati, però, non potremo affrontare direttamente le creature ma solo evitarle. Peccato che siano completamente assenti pertugi dove nascondersi o modi per seminare queste mostruosità che, inevitabilmente, ci attaccheranno con immediato game over.

La frustrazione derivata da una dinamica trial and error non studiata e completamente ai danni del giocatore farà svanire presto ogni interesse nel procedere, e solo la “questione di principio” e la testardaggine potranno spingervi a completare un titolo che, sinceramente, non merita il dispendio di tutta questa fatica.

horror of the deep

Qualcuno ha per caso giocato Amnesia?

Horror of the Deep, nonostante sia un titolo disponibile in accesso anticipato, non soffre di bug frustranti o noiosi e si rende giocabile in maniera degna. Nonostante la mancanza totale di idee le ambientazioni non risultano, nel complesso, poco curate o trascurate, mentre la gamma di colori che varia da un freddo blu/nero al calore delle sfumature di rosso nelle aree illuminate è un contrasto classico ma sempre d’effetto.

I problemi di Horror of the Deep sono rappresentati da tutto il resto, o meglio dalla mancanza di tutto il resto. A parte qualche effetto sonoro qua e là, che non si degna di regalare nemmeno un attimo di tensione, il silenzio assoluto non riesce comunque a trasmettere nient’altro che un senso di mancanza. Va bene, il titolo è ancora in sviluppo, quindi in continua crescita, ma sta di fatto che l’atmosfera non è stata minimamente costruita nemmeno in embrione. Tralasciando il semplice fatto che il mancato incipit narrativo faccia svanire ogni coinvolgimento ed interesse: siamo di fronte ad un clone, realizzato malissimo, di Amnesia: The Dark Descent. La totale derivazione artistica di ogni angolo del castello è palpabile e l’idea di voler imitare un videogioco così incensato è stata rischiosa quanto poco furba. Il team non ha, ovviamente, dichiarato ufficialmente le proprie ispirazioni, ma è palese come Amnesia sia stato preso come unico modello.

In tutto questo, il poco “mostruame” presente non fa alcun effetto: non spaventa, ergo è totalmente inutile.

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Concludendo…

Horror of the Deep rappresenta tutti gli stereotipi di ciò che si pensa sia l’orrore e, come ogni stereotipo che si rispetti, è ben lontano dalla realtà. Sicuramente non sarà stato sviluppato con le più alte ambizioni, ma si presume che le fattezze per un videogioco di questo genere debbano essere curate e dettagliate, altrimenti meglio buttarsi su uno sparatutto caotico e senza pretese. Il panorama indie horror partorisce a volte delle perle rare, ma è anche generatore di progetti realizzati tanto per fare, del tutto incapaci di costituire esperienze memorabili.