Non so se in molti saranno d’accordo con questa mia affermazione, ma spesso i videogiochi che più ci emozionano sono anche quelli su troviamo più difficile descrivere, recensire e giudicarli. Perché è proprio il rimanere esterrefatti, colpiti e mossi nel profondo che non ci permette, a caldo, di ragionare razionalmente sull’opera che abbiamo appena vissuto. Non avendo una “lista nera” di difetti, dinamiche mal funzionanti o svolte narrative che fanno storcere il naso, Blackwood Crossing ha scatenato in me quest’effetto.

Dopotutto, come si potrebbe descrivere una poesia? Non credo sia possibile farlo cogliendo la sua vera essenza, senza scadere in una descrizione scialba e critica riguardo struttura, forma e contenuto. Parlare della bellezza richiede impegno ed è un tentativo destinato sempre ad un parziale fallimento.

In ogni modo è un peccato che, come spesso accade, questi piccoli titoli passino inosservati a molta utenza che sicuramente li apprezzerebbe ma sono sicura che, nel tempo, questo gioiello della narrativa e dell’emozione possa divenire un piccolo cult con un seguito di appassionati e che il team inglese PaperSeven possa continuare a sviluppare prodotti di questo calibro.

Nella tana del Bianconiglio e oltre

Blackwood Crossing è la storia di due fratelli: Scarlett, adolescente sorella maggiore e Finn, il fratello più piccolo. Dall’incipit non si sa molto della vita dei due fratelli né della loro famiglia e le loro vicende verranno narrate in maniera sommessa, sussurrata, attraverso piccoli gesti e parole. Il giocatore veste i panni di Scarlett, la quale attualmente si trova in viaggio su un treno col fratello. Dall’aspetto canonico e normale all’inizio, i vagoni del treno subiranno una serie di trasformazioni nel tempo, come se venissero pervasi da una forza magica e mutevole. Il treno è solamente la base con cui Scarlett può accedere in diverse dimensioni e luoghi, le quali rappresentano momenti importanti per lei e per Finn. Quest’ultimo fuggirà dalla sorella fin dalle prime battute di gioco e sarà nostro compito seguirlo e spesso accondiscendere a diverse sue richieste.

Il fratello minore sembra avercela con Scarlett, cerca di attirare la sua attenzione in tutti i modi, spesso anche in maniere esagerate e fin troppo infantili. E’ palpabile che qualcosa, nel loro rapporto, non va bene come dovrebbe, come spesso accade in molte dinamiche familiari. Finn sfoga la sua rabbia contro tutti, manifesta rancore nei confronti della sorella, si costruisce un guscio d’odio che lo protegge, perché qualcosa in lui si è inevitabilmente rotto. Scarlett, dal canto suo, dovrà fare i conti con le proprie responsabilità verso di lui, che la colpiranno come sassi al cuore. Una sorella maggiore spesso assente, che vive la vivacità ed i tormenti dell’età adolescenziale,  troppo impegnata con se stessa, con i propri divertimenti ed impegni per stare dietro ai giochi infantili di un bambino. Attraverso questo mondo parallelo che man mano si crea sotto le mani di Finn e di Scarlett, essi vivranno eventi dove finalmente possono condividere ogni minima esperienza, dal realizzare un disegno assieme all’addobbare un’isola fantastica inventata dalla mente del bambino.

Oltre ai due fratelli, sono presenti le figure che fanno parte della vita dei ragazzi: i genitori, i due nonni materni, la maestra ed un compagno di scuola di Finn ed il ragazzo con cui usciva Scarlett. Ogni personaggio ha, ovviamente, un ruolo all’interno delle vicende dei due ragazzi oltre ad aver contribuito , positivamente o negativamente, ad alcune sfumature del loro rapporto. Oltre a queste figure, il treno è abitato anche da una figura misteriosa, un essere con il corpo umano e la testa di coniglio le cui fattezze ricordano il pupazzo di pezza di Finn, oggetto che troveremo ovunque in tutto il gioco. Proprio come ne Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, questo grosso bianconiglio di pezza vivente rappresenta il punto di contatto tra la realtà del rapporto tra i due protagonisti e la finzione onirica tipicamente fantastica ed infantile del fratello minore.

Blackwood Crossing racconta in maniera viscerale, vera e sconvolgente il rapporto fraterno, l’amore, la rabbia, le responsabilità familiari, i litigi e le incomprensioni. Esso non sfrutta una dinamica di commozione facile ed ovvia,visto che ogni scena non risulta mai banale e stereotipata ed ogni dolore è, piuttosto, tangibile pur essendo spesso velato. Le delusioni di Finn sono reali, come materiale e visibile è la distanza con Scarlett la cui unica colpa è stata, spesso, la disattenzione ed il dare per scontato le persone care.

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I poteri magici di un bambino

Blackwood Crossing è una breve avventura in prima persona la cui attenzione è incentrata sullo storytelling, in cui ogni azione ed elemento interattivo sono “inginocchiati” all’andamento della storia. Fondamentalmente è un’avventura narrativa con qualche piccolo puzzle che non spezza l’immersività del succedersi degli eventi, ma in generale è un titolo che risulta alquanto atipico e difficilmente inseribile in un genere specifico. Alcune tipiche azioni sono dover trovare oggetti richiesti da Finn sparsi negli ambienti, aiutarlo o addirittura rimediare ad un suo danno commesso in preda alla rabbia. La dinamica puzzle, quindi, più che in una risoluzione di enigmi consiste nella ricerca di elementi finalizzati a procedere. Tra piccole ricerche ed attività che compieremo per Finn, sicuramente la dinamica più interessante è il dover letteralmente “ricomporre” alcuni dialoghi degli altri personaggi, cioè i vari conoscenti e familiari, oltre al bianconiglio. Tutti loro sono posti all’interno dei vagoni del treno, immobili, ed interagendo con loro ascolteremo ciò che hanno da dire, arricchendo così la narrazione. Una delle sfide del gioco è letteralmente “riunire” alcuni personaggi, posti in varie zone in diverse pose, al fine di costruire un dialogo sensato tra di loro. Per esempio, magari troviamo la nonna di Scarlett in un angolo del treno come se si sporga a parlare verso qualcuno che però non c’è: ella andrà “combinata” con un altro dei personaggi presenti e le loro battute avranno così un senso e completeranno un discorso logico. Questa dinamica andrà avanti diverse volte e sarà l’azione fondamentale per capire molti dettagli riguardo l’ambito familiare dei fratelli, insieme all’interazione della protagonista col fratello. Oltre a ciò, Scarlett e Finn hanno spesso la possibilità di usare dei poteri magici, risultato delle fantasie fanciullesche, con cui poter mutare oggetti dell’ambiente o addirittura dargli vita.

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Tutto nasce e finisce in quel treno

Come già accennato, l’ambientazione di Blackwood Crossing è composta prevalentemente dai vagoni del treno, da cui è possibile accedere poi ad altri luoghi, spesso risultato delle fantasie del piccolo Finn. Lo stile colorato e sgargiante è rappresentativo di un mondo creato ad hoc di cui solamente una mente infantile può esserne artefice. I personaggi sono stilizzati e lontani dal fotorealismo e, nonostante questo, emanano tanta intensità ed emozione che è come assistere a reali persone parlanti. Le espressioni corrucciate di Finn, così come le sue movenze e le sue reazioni sono vere, coerenti con quella che è la tipica mente di un bambino di quell’età. Ciò che Scarlett vede non è reale e lo sa, ma che importa? Esplorare i luoghi fantastici creati dal fratello minore sarà come conoscerlo un po’ di più, riconoscendo anche se stessa ed il modo in cui si è rapportata con lui. Il magnifico doppiaggio rende le voci dei personaggi un piacere da udire: che esprimano angoscia, rassegnazione, preoccupazione o rabbia risultano sempre contestualizzate a pieno con ogni scena. Che altro dire? Blackwood Crossing è un piacere per il occhi, frutto di un’indubbia passione e di un’insana voglia di raccontare una storia umana e d’amore che non potrà non commuovere i cuori più sensibili e aperti.

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Concludendo…

Piccolo capolavoro dell’arte narrativa videoludica, Blackwood Crossing parte con l’idea precisa di emozionare, commuovere, far riflettere e magari versare qualche lacrima, riuscendoci in pieno. Lo stile stilizzato e sgargiante rende originale ed unica un’avventura che esplora le più intime fantasie infantili non banalizzandole, piuttosto andando nel profondo di un rapporto familiare complicato, da ricucire e recuperare.

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Giocatrice tendenzialmente onnivora, nonostante la sua fede primaria rimanga il survival horror classico, avendo trovato la sua dimensione nutrendosi di pane, ansia e Silent Hill. Il suo campo di competenza è l’indie game e l’horror e perde sudore e fatica nell’analisi del lato artistico e, spesso, poetico del videogioco.