Era il 2009 quando Persona 4 arrivò sugli scaffali dei negozi nostrani riuscendo a conquistare un posto tra i migliori JRPG disponibili su PS2. Da allora sono arrivati numerosi progetti collaterali al quarto capitolo, come una serie di Anime, l’edizione riveduta e corretta “Golden” per PS Vita, due picchiaduro estremamente tecnici e un bizzarro Rhythm Game story-driven. Diamine 8 anni sono davvero un’eternità, ma dopo aver giocato a Persona 5 possiamo dire che in fondo l’attesa è stata totalmente ripagata… e con gli interessi per giunta.

I am thou, thou art I

La storia di Persona 5 parte con il nostro protagonista, nome in codice Joker, che sta attuando un audace furto in un casinò giapponese. Tutto sembra andare per il verso giusto, quando durante la fuga il nostro eroe rimane vittima di un’imboscata della polizia e viene preso sotto custodia.

Dopo ore di strazianti interrogatori, Joker si ritrova faccia a faccia con l’agente del Pubblico Ministero Sae Niijima che gli offre un accordo, ma in cambio deve raccontare per filo e per segno tutti gli avvenimenti che hanno portato un comune studente del liceo a diventare il capo di una delle organizzazioni più ricercate del mondo, i Phantom Thieves, e, soprattutto, in che modo riesce a rubare i cuori della gente.

Da qui inizia il lunghissimo flashback di Persona 5, una storia che inizia con l’arrivo di Joker a Tokyo. Dopo essere stato espulso da scuola e costretto a “cambiar aria” dai genitori a seguito un crimine di cui non è il colpevole, il nostro protagonista si ritrova nella più grande metropoli del Giappone, da solo, senza amici, costretto ad abitare nella sporca soffitta di un bar e sotto la stretta sorveglianza del suo proprietario. E neanche a scuola le cose vanno bene, visto che le macchie della sua fedina penale si sono già a diffuse e gli studenti della Shujin lo hanno già marchiato come un poco di buono con cui è meglio non avere a che fare.

Non proprio il massimo per iniziare una nuova vita, ma ecco arrivare un inaspettata svolta: una strana app sullo smartphone di Joker lo trasporta in uno sorta di mondo alternativo, chiamato Metaverse, un luogo dove prendono vita i “Palazzi”, ovvero la manifestazione fisica dei desideri distorti di un individuo.

Con l’aiuto di uno strano gatto parlante di nome Morgana, il nostro protagonista scopre di poter innescare forzatamente un pentimento, una sorta di redenzione, nei cuori dei sovrani dei Palazzi rubando il simbolo della bramosità dei loro desideri.

La storia di Persona 5 quindi si dipana lungo diversi archi narrativi, dove Joker e gli altri Phantom Thieves che si aggiungono al gruppo, devono addentrarsi nei Palazzi e rubare il tesoro del suo sovrano per convincerlo a pentirsi e confessare pubblicamente i propri crimini.

Una scelta narrativa che ha dato modo agli sviluppatori di alternare momenti leggeri e scanzonati a interessanti storie basate sui lati più cupi della società giapponese. E nonostante la cultura nipponica sia distante anni luce dalla nostra, è innegabile che i temi trattati in Persona 5, come corruzione, bullismo, omertà, abusi e molestie sessuali siano attualissimi anche da noi.

Nel mentre la trama principale procede lentamente ma con costanza. E anche quando il ritmo narrativo non è incalzante, i bruschi ritorni al presente con Sae e il suo pressante interrogatorio sono sempre lì a ricordarci che la tempesta sta per arrivare.

Ladro di notte…

Persona 5 può essere descritto come un misto tra gli elementi di un gioco di ruolo di stampo giapponese e quelli di un sim game, dove né una né l’altra di queste due “nature” è di secondo piano rispetto l’altra, ma anzi camminano a pari passo in un riuscitissimo mix.

La mattina quindi la si trascorre tra i banchi di scuola mentre il pomeriggio e la sera potremo decidere di ingannare il tempo in moltissimi modi, ad esempio leggendo un buon libro, uscendo con gli amici o gustandoci un bel film d’azione al cinema. Insomma come dei comuni adolescenti.

Quando indossano le vesti dei Phantom Thieves i nostri devono invece intrufolarsi all’interno dei Palazzi per cercare di rubare il tesoro del loro sovrani.

Ognuno di questi lunghissimi dungeon ha uno stile e un tema particolare, basati sulla corruzione dell’anima del suo reggente. Un professore di educazione fisica che si crede il re della scuola e di poter trattare come meglio crede gli studenti, fino ad arrivare ad abusi fisici e molestie sessuali, sarà il malvagio tiranno di un castello tappezzato di sculture in suo onore e munito di una sala delle torture per i suoi studenti. Un rinomato artista che nella sua vita non ha fatto altro che rubare il talento dei suoi allievi invece è il padrone di un controverso museo le cui opere non sono altro che ritratti delle persone che ha sfruttato.

Oltre a un ottimo lavoro dal punto di vista estetico, gli sviluppatori di Atlus hanno deciso di sfruttare il tema dei “ladri fantasma” anche per integrare delle meccaniche stealth che danno un po’ di verve all’abusata meccanica degli attacchi preventivi vista in moltissimi altri JRPG.

I nostri sono ospiti poco graditi nei Palazzi e farsi scoprire dalle guardie o far scattare degli allarmi significa attirare le attenzioni dei loro sovrani, al punto che, riempito un indicatore degli avvistamenti, si viene buttati fuori dal Palazzo, e di conseguenza, si butta alle ortiche una giornata di “onesto” lavoro.

È quindi importante sfruttare le coperture offerte da muri e mobili per spostarsi di soppiatto e arrivare alle spalle dei nemici. Una meccanica resa estremamente piacevole anche per chi il genere stealth proprio non lo digerisce, grazie al fatto che ci si può spostare da una copertura all’altra premendo semplicemente un tasto.

Non parliamo quindi di meccaniche stealth profondissime, anzi sono abbastanza basilari e per certi versi anche rozze, ma si integrano benissimo nell’esperienza complessiva del gioco e danno davvero quella sensazione di essere degli abili ladri alle prese con furti clamorosi.

Per quanto riguarda le battaglie, Persona 5 mette sul piatto una versione aggiornata del classico Turn Press Battle System già visto nelle precedenti interazioni della saga Persona e Megami Tensei.

Ad ogni turno i membri dei Phantom Thieves potranno eseguire un azione tra le molteplici a disposizione. Tra queste ci sono gli immancabili attacchi all’arma bianca, che fanno danni modesti ma hanno il vantaggio di non sprecare gli SP (Stamina Point), e l’utilizzo di armi da fuoco che possono colpire nemici multipli ma di cui bisogna tenere conto del limitato numero di munizioni in possesso.

E poi, ovviamente, ci sono le abilità offerte dai Persona, ovvero la manifestazione nel Metaverse dell'”io” interiore dei Phantom Thieves. Ognuno dei protagonisti è in possesso di un Persona caratterizzato da statistiche, abilità, punti di forza e debolezze uniche, ad eccezione di Joker che ne può usare di molteplici.

Il sistema di combattimento fa tutto gioco forza su un riuscito sistema di status alterati e debolezze elementali.

I primi sono assolutamente fastidiosi sia per gli avversari che per gli alleati e lasciano spazio ai pericolosi attacchi “tecnici” che causano danni ingenti quando, ad esempio, si colpisce un avversario in stato confusionale con abilità psichiche o uno congelato con attacchi corpo a corpo.

Sfruttare una debolezza elementale, invece, non solo garantisce danni maggiori e stordisce l’avversario, ma concede al personaggio che ha eseguito l’attacco anche un turno extra.

Attivando l’abilità “Baton Pass” è poi possibile persino “regalare” questo extra a un altro compagno e quindi, con un po’ d’astuzia, si possono concatenare turni su turni e mettere in ginocchio i poveri malcapitati che si metteranno sulla nostra strada.

D’altro canto gli avversari, anche alla difficoltà standard, picchiano come dannati e non perdono l’occasione per infliggere status alterati o fare a loro volta leva sulle nostre debolezze elementali, quindi diventa essenziale agire con prudenza ad ogni singolo turno.

Nel caso si riesca a stordire tutti i nemici presenti sul campo, poi, si attiva una delle meccaniche più importanti (e fighe) di Persona 5, con i nostri che accerchiano i nemici prendendoli in ostaggio.

A questo punto spetta al giocatore decidere il da farsi: avviare un “All-Out Attack”, ovvero un devastante attacco combinato di tutti i membri attivi del party che solitamente conclude lo scontro, oppure avviare delle trattative con i nemici per ottenere soldi, oggetti o persino convincerli a combattere al nostro fianco sotto forma di un nuovo Persona per Joker.

In questi casi si da inizio a un dialogo con l’avversario dove bisogna rispondere a delle domande per convincerlo a darci esattamente quello che vogliamo, una cosa più semplice a dirsi che a farsi visto che i nemici hanno caratteri davvero difficili da gestire e c’è sempre il rischio di mandare all’aria tutto.

Un altro aspetto che aumenta la profondità degli scontri di Persona 5 è il fatto che all’interno dei Palazzi non esistono modi per recuperare gli SP necessari per castare le abilità, che come detto in precedenza saranno essenziali per avere la meglio sugli avversari, se non con qualche oggetto raro. E quindi ogni scontro non necessario diventa una tegola per il nostro party mentre ogni decisione sul campo di battaglia va ponderata con coscienza per ridurre al minimo gli sprechi.

Fortunatamente all’interno dei Palazzi saranno presenti delle zone sicure che, seppur non permettono di recuperare HP e SP, danno modo di fare il punto con i compagni sull’avanzamento dell’infiltrazione e fungono da potenziale punto di ripristino in caso di Game Over o come zona di rientro se si decide di procedere con la missione un altro giorno.

Seppur sia infatti possibile completare un dungeon in un colpo solo spesso e volentieri saremo costretti a sospendere l’infiltrazione e rimandare il tutto in un secondo momento, per dare tempo ai nostri di recuperare le energie.

Tuttavia considerando che per motivi narrativi ogni volta c’è una scadenza entro la quale dovremo far nostro il tesoro di un Palazzo (pena il Game Over) una buona gestione del tempo diventa essenziale.

“Tempo” che diventa davvero tiranno quando ci si accorge che le cose da fare in Persona 5 sono davvero tantissime e che hanno tutte un impatto sulla vita sociale di Joker.

… comune adolescente di giorno

Quando non si trova in un Palazzo, Joker è un comune adolescente e come tale può cimentarsi in molteplici attività, dallo studio agli allenamenti in palestra, da un uscita con gli amici fino a lavori part-time per raggranellare qualche yen.

La maggior parte di questi impegni permette di migliorare le statistiche sociali del nostro protagonista, ovvero intelligenza, competenza, gentilezza, fascino e fegato, che svolgeranno un ruolo importantissimo nella gestione dei rapporti sociali.

Ad esempio invitare una ragazza ad uscire richiede una certa dose di fascino, una alto livello di competenza può convincere il padrone di un ristorante ad assumerci, mentre il nostro rivenditore di armi di fiducia non si prenderà la briga di mostrarci i suoi pezzi più pregiati se prima non dimostreremo di avere delle grandi e quadrate… insomma ci siamo capiti.

È importante anche stringere dei forti legami con i numerosi Confidant presenti nel gioco, ovvero persone con cui Joker può diventare amico, rappresentati da un particolare Arcana dei tarocchi.

Passando del tempo con loro, scegliendo le frasi giuste da dire basandoci su carattere ed esigenze del momento o magari facendo qualche regalo gradito, il nostro legame con questi individui aumenterà sbloccando dei vantaggi davvero niente male.

Ad esempio, diventare l’aiutante di un politico che tiene periodicamente dei discorsi in piazza permette a Joker di carpire i trucchi per diventare un abile oratore e quindi ottenere maggiori ricompense dalle contrattazioni con i nemici, mentre il Confidant rappresentato dall’Arcana della Temperanza offre saltuariamente la possibilità di battere la fiacca durante le lezioni per dedicarsi ad altre attività, come leggere un buon libro o creare strumenti di infiltrazione per i Palazzi.

Non solo, più alto sarà il livello del nostro legame con un individuo più forti saranno i Persona rappresentati dallo stesso Arcana che otterremo dalle fusioni nell’immancabile Velvet Room di Igor.

A prescindere dai vantaggi che è possibile ottenere, approfondire il legame con i Confidant permette di notare la cura riposta da Atlus per creare personaggi credibili e sfaccettati, ognuno con la sua storia e i suoi drammi da raccontare.

Prima avevamo accennato alla Velvet Room: si tratta del luogo dove è possibile rafforzare i nostri Persona attraverso una serie di macabri rituali, come ad esempio la già citata fusione che permette di creare un essere più forte e in grado di ereditare parte delle abilità dei suoi “genitori”. Man mano che avanzeremo nell’avventura, Igor metterà a disposizione nuovi rituali con cui potenziare i nostri Persona, un “servizio” essenziale che apre un mondo di opzioni interessanti per potenziare Joker.

Insomma come avrete avuto modo di capire voi stessi, Atlus ha realizzato un prodotto sfaccettato e profondo, sia che si tratti di affrontare un dungeon pieno di nemici sia che si tratti di decidere cosa fare di bello il sabato sera.

Big in Japan

Per quanto riguarda la direzione artistica, con Persona 5 ci troviamo davanti a un vero e proprio peso massimo.

Gli sviluppatori di Atlus hanno lavorato minuziosamente per rendere affascinante e frizzante ogni singolo elemento della propria creatura, partendo dalla cura nella realizzazione di una Tokyo stilizzata ma al tempo stesso viva e credibile, passando per le scene in CG che non hanno davvero nulla da invidiare ai migliori anime in circolazione, fino ad arrivare allo stile brillante e pieno di carattere dell’interfaccia di gioco, dei menù e perfino delle brevi schermate di caricamento tra una zona e l’altra della mappa.

E la colonna sonora in tutto ciò è la ciliegina sulla vetta di questa deliziosa torta. Che si tratti del main theme “Life Will Change” o la “Last Surprise” che gira in sottofondo durante le battaglie, oppure ancora la bellissima “Beneath the Mask” che accompagna il giocatore durante le passeggiate notturne per le strade di Tokyo, le tracce realizzate di Shoji Meguro sono una vera gioia per le orecchie e vi rimarranno in testa per settimane.

A voler muovere una critica, i limiti della natura cross gen si fanno sentire. Lo stile in cell-shading e la pregevole direzione artistica di certo aiutano a coprire l’arretratezza tecnica del gioco ma purtroppo più di una volta ci è cascato l’occhio su qualche elemento sottotono o in bassa risoluzione.

Altra nota dolente è la mancanza della localizzazione in italiano, con sottotitoli e doppiaggio in inglese, con la possibilità di scaricare dal PlayStation Store il doppiaggio originale in giapponese. Ora, la mancanza della localizzazione italiana in un prodotto venduto a prezzo pieno è innegabilmente un difetto, ma in Persona 5 la si sente particolarmente, vista la gargantuesca mole di testi da leggere. In compenso l’inglese presente nei dialoghi non è di certo dei più complicati e dunque lasciarsi sfuggire un gioco del genere per un problema simile sarebbe davvero un peccato.

Per quanto riguarda la longevità siamo su altissimi livelli visto che il semplice arrivare ai titoli di coda richiede non meno di 80 ore, e anche di più se vi addentrerete nei meandri del Memento, un speciale Palazzo i cui piani, tutti generati casualmente come i precedenti Persona, si sbloccheranno mano a mano che avanzerete nell’avventura.

Dite pure addio alla vostra vita sociale se poi deciderete di cimentarvi nel New Game + per massimizzare tutte le statistiche sociali e i rapporti con i Confidant o per ottenere tutti i Persona del gioco.

Concludendo…

A prescindere dal “numeretto” che troverete in fondo a questo articolo lasciateci fare una premessa: Persona 5 è un titolo grandioso, uno dei migliori esponenti del suo genere da dieci anni a questa parte e qualitativamente parlando non ha nulla da invidiare alle produzioni più blasonate uscite in questo ricco 2017. Tuttavia è uno di quei giochi che potremo consigliare senza remore a un numero davvero ristretto di persone.

Persona 5 è un gioco estremamente peculiare, fatto di dialoghi numerosi e chilometrici, e che si prende tutto il tempo necessario per raccontare la sua storia, senza compromessi. Non è raro passare dieci ore di seguito senza neppur affrontare un combattimento, ma piuttosto a girovagare per i quartieri di Tokyo, passare del tempo con gli amici o svagarsi come meglio si crede, con lo scossone più grande rappresentato da un’ interrogazione a sorpresa con domande di cultura generale.

Insomma quello che stiamo dicendo è che parliamo di un gioco non adatto a tutti i palati, ma se quanto sopra rientra nelle vostre corde videoludiche o vi ha convinto a dare una chance alla saga di Persona, allora troverete nell’ultima fatica di Atlus un prodotto allo stato dell’arte, un deterrente per la vostra vita sociale, caratterizzato da una cura maniacale e uno stile che hanno dello straordinario.

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