Per il bene dell’umanità

Giocare con le regole della vita è un’attività rischiosa. Per il bene della scienza e dell’umanità spesso ci si spinge oltre un limite che non andrebbe varcato, precipitando in un abisso di disastri dal quale difficilmente si riesce a fare ritorno. Questa è la nostra recensione di Prey, ultima fatica di Arkane Studios: benvenuti su Talos 1.

Un nuovo inizio

Durante la conferenza Bethesda dell’E3 2016, in molti furono sorpresi dall’annuncio di un nuovo capitolo di Prey ma altrettante persone storsero il naso, trattandosi in questo caso di un reboot completo della serie. A distanza di circa un anno dall’ultima edizione della fiera losangelina, possiamo affermare senza alcun dubbio che Prey è una delle sorprese più piacevoli riservateci da questo incredibile 2017.

Dopo essersi risvegliato nel proprio alloggio sulla stazione spaziale Talos 1 della TranStar, Morgan Yu si prepara per un nuovo giorno di lavoro. Fin dai primi istanti di gioco avvertirete una strana sensazione, un senso d’angoscia crescente dettato da un presentimento macabro e inquietante. Una volta che avrete realizzato di essere prigionieri in un castello di illusioni, intrappolati in un loop costante, muoverete i vostri primi passi in quello che è il vero volto di Talos 1: un luogo corrotto, devastato dai Typhon.

Man mano che riacquisterete la memoria persa in seguito ad alcuni test, apprenderete la vera natura di queste viscide mostruosità aliene. I Typhon sono entità ostili e senzienti, dotate di svariate capacità ultrasensoriali, quasi magiche per così dire. Assorbendone i poteri riuscirete a trasformarvi in ogni sorta di oggetto, potrete controllare le menti e spazzare via ogni ostacolo dal vostro cammino. Ciò che rende intrigante la trama principale di Prey è la costante perdita di certezze: scavando nei recessi della mente di Morgan scoprirete numerosi antefatti e non saprete più di chi potervi fidare. Come il genere fantascientifico ha spesso dimostrato, tale potere smisurato comporta numerose conseguenze, catastrofiche nel migliore dei casi. La ricerca sul potenziale Typhon dei fratelli Yu e del personale TranStar è costata numerose vite e sarete costretti ad addossarvi questo fardello per tutta la durata della vostra avventura.

Corvi e sorelline

Nel caso abbiate percepito richiami al mondo del primo indimenticabile Bioshock, bravi, avete vinto un biscottino. Gli sviluppatori di Arkane Studios non hanno mai nascosto la propria ammirazione per il capolavoro di Ken Levine e Irrational Games, ma non lasciatevi ingannare dall’aspetto di alcune aree di gioco o dall’atmosfera malata e distopica: Prey attinge a piene mani dal patrimonio RPG ma ne eleva svariati elementi ad un livello successivo. Ciò che avrete il piacere di giocare è una sapiente commistione di generi, un titolo estremamente sfaccettato che strizza l’occhio a numerosi capisaldi dell’ambito ruolistico: System Shock, Deus Ex, Dead Space si intrecciano con quanto di buono si sia visto nei precedenti Dishonored. Sebbene anche questa volta venga fornita al giocatore una grande libertà d’azione, Prey si posiziona in maniera antipodica rispetto ai titoli dedicati al buon Corvo e alla principessa Emily. Nonostante sia possibile affrontare i pericoli a volto scoperto e con la lama tra i denti, per aggirarsi nei vicoli sporchi di Dunwall e Karnaca è preferibile un approccio indiretto e silenzioso. Su Talos 1 invece la musica cambia: il gioco vi propone numerose vie per portare a termine la vostra missione, alcune più discrete, altre più spericolate ma durante il computo finale realizzerete di aver trascorso più tempo imbracciando il fucile che non restando nascosti nell’ombra o in un condotto dell’aria.

Una nota di merito va alla strutturazione della stazione TranStar, un complesso spaziale mastodontico, esplorabile da cima a fondo, di cui ogni ambiente è interconnesso: che sia viaggiando all’interno dell’interminabile G.U.T.S, fluttuando nel vuoto cosmico all’esterno o percorrendo intere distanze a piedi, riuscirete sempre a raggiungere un determinato luogo con estrema facilità.

Così come in Dishonored, avrete a disposizione una vasta gamma di abilità umane e sovrannaturali da sbloccare tramite l’impianto di Neuromod, modifiche neuronali sviluppate dalla ricerca sugli organismi Typhon. Propendere verso le capacità umane di Morgan vi renderà ancora più pericolosi agli occhi delle mostruosità nere, le quali tenteranno di neutralizzarvi in ogni modo. Fondervi con il lato pericoloso e inesplorato del potere invece porterà i sistemi difensivi e l’equipaggio di Talos 1 a vedervi come una potenziale minaccia. Analizzando i Typhon con lo Psicoscopio o leggendo le numerosissime mail contenute nei vari terminali, potrete apprendere punti deboli e tattiche da utilizzare contro i vostri mortali nemici. Una delle novità più gradite introdotte da Prey è il sistema di riciclo dei materiali: raccogliendo ciarpame di ogni sorta ricaverete materiali da inserire nell’Assemblatore, un macchinario che vi consentirà di craftare munizioni, kit medici, kit balistici per potenziare le armi, equipaggiamento e Neuromod stesse.

Proseguire portando a termine esclusivamente le missioni principali, ignorando la moltitudine di quest secondarie, perdervi negli anfratti più remoti della stazione spaziale, giocare con il cannone GLOO e trascorrere il tempo creando pupazzi di neve: tutto è nelle vostre mani e solo voi deciderete come intraprendere la vostra avventura.

Luci e ombre

Con Dishonored 2, Arkane Studios propose un prodotto convincente sulle console di attuale generazione ma trovò numerose difficoltà nel rendere il proprio titolo performante e visivamente godibile anche su PC. Questa volta il gioco delle parti si è invertito: su PlayStation 4, Prey mostra tutte le proprie debolezze tecniche. Texture non sempre rapide nel caricamento e talvolta sottotono non rendono giustizia ad un reparto artistico estremamente ispirato, mentre tempi di attesa tra un’ala e l’altra di Talos 1 interminabili, spezzano notevolmente il ritmo di gioco e danneggiano un’esperienza ludica potenzialmente eccellente. Capiterà inoltre di trovare disturbante il gunplay durante alcune sparatorie più concitate, nel corso delle quali lo schermo verrà invaso da effetti particellari e di luce di ogni genere.

Altra piccola menzione va fatta per quanto riguarda l’input dei comandi. Non sempre sparerete nel preciso istante in cui avrete premuto il grilletto destro del vostro pad e talvolta vi ritroverete a muovervi lateralmente senza un motivo apparente, come se gli stivali di Morgan perdessero improvvisamente grip e fossero cosparsi di olio o sapone. Abbassando lo sguardo, potrete osservare il nostro protagonista esibirsi in una strana danza. Guardare per credere.

Concludendo…

Dopo un meraviglioso Dishonored 2 e un nuovo convincente inizio per Prey, Arkane Studios consolida prepotentemente il proprio posto tra le software house più talentuose del panorama videoludico moderno. Forti di una visione del gameplay ben precisa e di un senso artistico all’avanguardia, gli sviluppatori protetti dalle ali di mamma Bethesda si sono guadagnati la fiducia di orde di videogiocatori, proponendo titoli ricchi di contenuto. L’avventura di Morgan Yu a bordo di Talos 1 saprà rapirvi, immergendovi in uno scenario cupo e angosciante. L’incredibile libertà d’azione e lo svariato numero di finali consentono di rigiocare Prey più volte, percorrendo ad ogni run vie inesplorate, testando nuovi approcci e compiendo scelte morali differenti. Gli echi di System Shock, Bioshock, Deus Ex e Dead Space sono percepibili e le atmosfere degne di un film dedicato agli Alien di Ridley Scott aumentano la paura dell’ignoto. Prey dal canto suo non si limita ad un semplice “rendere omaggio”, bensì unisce numerosi elementi dei brand citati in una formula nuova, accattivante e che ci auguriamo diventi standard di paragone per il genere Sci-Fi videoludico. Sebbene il titolo presenti un reparto artistico davvero ispirato e un gameplay entusiasmante, dal punto di vista tecnico dobbiamo purtroppo sottolineare alcune mancanze, almeno per quanto riguarda la versione console. Texture non sempre eccezionali e tempi di caricamento siderali spezzano il fluire degli eventi, riportando il giocatore con i piedi per terra. Nonostante queste pecche, non possiamo non consigliare Prey a tutti gli amanti dei giochi di ruolo e della fantascienza in generale.

In breve
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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.