Un connubio di generi

Dopo il grande successo ottenuto con il primo Dragon Quest Heroes, il risultato di un’interessante commistione tra gdr d’azione e il genere tutto orientale dei musou, i ragazzi di Omega Force si sono immediatamente messi al lavoro sul suo seguito. Dragon Quest Heroes II ha visto la luce in Giappone nel 2016 e adesso ha fatto il suo debutto nel resto del mondo. Trattasi nuovamente di un prodotto con un certo grado di originalità, a metà tra un episodio “canonico” di Dragon Quest e un Dynasty Warriors. Per render chiari sin da subito gli obiettivi che il team ha voluto perseguire durante lo sviluppo del secondo capitolo di questa serie spin-off, vi forniamo tre parole chiave: conservare, limare ed espandere.

Una visione creativa solida che lascia spazio ad altrettanti interrogativi: Omega Force avrà raggiunto i suoi intenti? La millenaria pace tra i Sette Regni merita di essere preservata? In che modo potreste difendervi in caso di furto senza varcare i confini della legalità?

Profezie nefaste

I Sette Regni di Dragon Quest Heroes II vengono governati dai Re Gemelli. Col passare degli anni, il rapporto tra i due sovrani arriva a incrinarsi fino al punto di rottura ed è così che ha inizio un lungo periodo di guerre e conflitti. Grazie allo sguardo vigile del Sovrano dei Sovrani (e dei suoi avi), i governanti dei Sette Regni riescono a mantenere la pace per più di mille anni e lo fanno senza mai dimenticare una profezia che serve a tener viva la paura di un possibile ritorno alle armi. Il malvagio burattinaio di turno, indovinate un po’, cercherà di tramutare in realtà il nefasto monito degli antichi e sarà compito nostro porre fine a tale minaccia. L’incipit di Dragon Quest Heroes II non è certo campione in originalità, ma è più che sufficiente per motivare il giocatore a prendere a randellate nei denti le migliaia di nemici che dovrà affrontare. Non andremo a massacrare tutti coloro che ci si pareranno davanti con l’ultracentenario Sovrano dei Sovrani ma con un aspirante eroe – di sesso maschile o femminile – assieme a una folta schiera di comprimari (tutti utilizzabili).

Chi vi scrive ha chiamato “Ishmael” il suo cavaliere in erba e ha riservato un meno altisonante “Giovannona” alla protagonista femminile, quindi non ci sarà da stupirsi se verranno menzionati altre volte all’interno di questa disamina.

Piccoli eserciti d’eroi

Come nei più blasonati giochi di ruolo, i prodi guerrieri partoriti dalla mente di Akira Toriyama – a volte ci è sembrato di giocare a un musou dedicato a Dragon Ball – verranno accompagnati da molti altri personaggi nel corso dell’avventura, ciascuno con la sua specialità in fatto di magie o di combattimento all’arma bianca. Forse non tutti lasciano il segno allo stesso modo ma la loro presenza costituisce un vero e proprio toccasana per la varietà nell’infinito susseguirsi di battaglie.

In Dragon Quest Heroes II è possibile portare a compimento una serie di compiti secondari, salire di livello, imparare nuove abilità ed esplorare luoghi e città differenti ma l’anima del gioco è pur sempre legata al musou. Si verifica un evento di trama ad Acordia, poi si parte alla volta di uno dei regni, si arriva a destinazione e ci si ritrova a sconfiggere una miriade di nemici: la ricetta del gioco non presenta variazioni di sorta, ecco perché la formula non avrebbe retto per decine e decine di ore con due soli protagonisti.

La bella Maya diviene un drago famelico, Giovannona, Ishmael e Kisar si trasformano in quello che è – a tutti gli effetti – il Super Saiyan Rosè di Black Goku, Carver, invece, solleva enormi massi come fossero fiorellini. Questi sono soltanto alcuni esempi delle abilità dei membri di tale piccolo esercito d’eroi. Prima di gettarsi nuovamente nella mischia si potrà fare istantaneamente ritorno ad Acordia che non è soltanto la città di Sua Radiosità, il Sovrano dei Sovrani. Acordia è il fulcro della componente ruolistica di Dragon Quest Heroes II e sarà lì che si potranno imparare nuove mosse speciali dal maestro, comprare e vendere oggetti, scegliere i tre guerrieri che andranno ad affiancare Ishmael o Giovannona. Saltare a piè pari questa fase preparatoria è altamente sconsigliabile, specie dalla metà del gioco in poi. Evocare i mostri con gli appositi gettoni e superare i record più cafoni di button mashing non servirà a impedire la morte dei membri del party e bisognerà prestare molta attenzione agli attacchi dei nemici più grossi se si vorrà evitare un’indecorosa disfatta.

Una possibilità interessante è rappresentata dal poter cambiare – a costo di ripartire da zero con il livello di maestria nell’utilizzo delle armi – la propria “vocazione”. Una sorta di sacerdote acordiano consentirà al nostro eroe di modificare l’arma di riferimento per esplorare nuovi stili di combattimento, mentre una suora ascolterà le sue “confessioni” per permettere il salvataggio dei progressi.

Il tocco di Toriyama

Non vogliamo fare le veci della santa inquisizione e Dragon Quest Heroes II non dev’essere Giordano Bruno. Stiamo prendendo in esame un videogioco a cavallo tra due generazioni e non avrebbe senso cercare il pelo nell’uovo in una produzione figlia di un motore grafico datato. Piuttosto vogliamo apprezzare l’ottimo character design del maestro Toriyama, dalla prosperosa Desdemona fino al buon Baldo Baldini di “slumpiana” memoria. Vale la pena di segnalare una simpatica curiosità riguardante proprio il personaggio del Baldini e, nello specifico, concernente la traduzione delle sue battute in italiano: il simpatico mercante parla in fiorentino stretto e ci ha strappato più di una risata in svariate occasioni.

Sul versante puramente prestazionale, il gioco viaggia a 60 frame per secondo – quasi sempre costanti – e risulta abbastanza gradevole da vedere. Ci sono alcune ambientazioni meno convincenti di altre e purtroppo le porzioni di mappa che dividono una città dall’altra sono fin troppo spoglie, ma le gigantesche orde di nemici da affrontare riescono a traghettare altrove l’attenzione del giocatore. I doppiaggi in Inglese e Giapponese sono ottimi e anche la colonna sonora si attesta su buoni livelli ma senza far registrare particolari picchi d’eccellenza.

L’abbiamo già detto, a questo musou con elementi ruolistici non mancano certamente i contenuti – si parla di diverse decine di ore per completarlo pienamente – ma purtroppo assicurare che tale particolarissima formula riesca a divertire per tutta la sua durata è quantomeno arduo. La grande varietà d’armi e di personaggi utilizzabili contribuisce a tenere lontana l’ombra della ripetitività ma la struttura fin troppo semplicistica della campagna principale unita al particolare genere d’appartenenza del titolo è un po’ come una bomba a orologeria pronta esplodere.

Concludendo…

Dragon Quest Heroes II è certamente un buon prodotto, capace di catturare gli appassionati di musou e i veterani di Dragon Quest. Il titolo di Omega Force riesce a espandere la formula “inventata” dal predecessore e forse questa longevità spinta alle stelle è anche il tallone d’Achille della produzione. I tanti guerrieri da utilizzare, le particolari mosse finali da eseguire e la miriade di nemici da affettare, rappresentano un continuo invito a gettarsi nella mischia, ma la sensazione di ripetitività – a meno di non essere dei grandi appassionati di questo genere – prima o poi arriva.

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Ha conseguito una laurea triennale in fotografia, cinema e televisione e, attualmente, si dedica a tempo pieno alla divulgazione dell’arte audiovisiva definitiva: il videogioco. Gira e sceneggia cortometraggi, video di dubbia sanità mentale con The Gentlemen e cura il canale YouTube “Lo Spazio di Donte”. Assieme ai compagni d’arme in Cyberludus.com e VG24/7.it, cerca di crescere nel campo del giornalismo videoludico ma, mal che vada, continua a coltivare il sogno proibito: costruire un insieme di piattaforme in mezzo al mare senza il controllo di governi, sistemi e religioni… Outer Heaven.