Un trend positivo

Negli ultimi anni il risorgere del mercato dei videogiochi PC e il coraggio di alcuni editori specializzati nell’importazione di titoli tipicamente nipponici ha fatto sì che molti di essi arrivassero in occidente, una cosa sulla quale solo poco tempo fa in pochi avrebbero scommesso. Dopo il discreto successo del suo predecessore Acquire si prepara a lanciare Akiba’s Beat, nuovo capitolo di una serie che ha trovato una nicchia di appassionati anche da noi.

Da Akihabara con furore

Gli appassionati di anime, manga e videogiochi conosceranno bene Akihabara, abbreviato in Akiba, il quartiere dell’elettronica di Tokyo nel quale convivono in stretta sinergia tutte le passioni morali e immorali che si annidano nell’immaginazione umana. Oltre ad animazione, fumetti e giochi lì vivono le culture dell’elettronica, del cosplaying, dei maid caffè, delle idol e del moe, un calderone in continua evoluzione di persone e manie che strega e intrappola autoctoni e stranieri.
Qui prendono vita le vicende narrate in Akiba’s Beat, la cui storia ci porta a vestire i panni di Asahi Tachibana, un ragazzo sulla ventina che vive in zona. Si definisce e viene definito dagli amici come NEET, quelle persone che per un motivo o per un altro non studiano e che pur essendo in età da lavoro non lo cercano, in Italia li chiameremmo “scoraggiati”. Un giorno Asahi incontra una ragazza di nome Saki che lo spinge a entrare in una porta apparsa improvvisamente alla stazione di Akihabara, la quale conduce in un Delusionscape, un luogo in cui ciò che un individuo desidera maggiormente diventa realtà. Ogni Delusionscape vi porterà in un dungeon alla fine del quale vi è un boss. Una volta sconfitto, questi porterà via con sé gli effetti di ogni desiderio avveratosi grazie a quella che potremmo definire “una dimensione alternativa”. Potenzialmente ogni persona potrebbe crearne uno e se a ciò aggiungiamo che il mondo è bloccato in un anello temporale nel quale si rivive sempre la stessa giornata, la situazione appare davvero critica.

Luoghi comuni e stereotipi

La storia di Akiba’s Beat non brilla in originalità e in qualità della narrazione: coloro che hanno alle spalle anni di anime, manga e videogiochi capiranno subito che il titolo è destinato a un pubblico giovane e ancora non stanco dei tanti discorsi riguardo amicizia e amore, dai toni molto infantili, temi che farciscono le produzioni giapponesi di questo tipo. La compagine di personaggi che durante l’avventura accompagnerà Asahi e il protagonista stesso sono quanto di più stereotipato fosse possibile attendersi. C’è il tipo solitario dal cuore d’oro, la ragazza carina e superficiale che quando è il momento di fare sul serio ce la mette tutta, la scontrosa vissuta in solitudine perché i genitori non sono mai a casa e il classico mostriciattolo proveniente da un altro mondo, un esserino saccente e irritante che ci svolazzerà sempre intorno. Non poteva mancare l’eccessiva voglia di spiegare e analizzare tipica dei giapponesi che rende ancora meno digeribili i già prolissi e logorroici personaggi.
Continuando a parlare di stereotipi, si dice che Akihabara sia il luogo in cui vivano gli individui più strani al mondo e nel corso degli anni si sono cristallizzate, nella cultura popolare giapponese ed estera, tutta una serie di luoghi comuni a essi abbinati che in un videogioco come questo erano d’obbligo. Il celebre quartiere sarà infatti popolato da uomini di una certa età, armati di macchina fotografica atti a rubare istantanee di ragazze sessualmente ancora acerbe o di sfegatati fan di idol dai volti assatanati che rischierebbero un’eiaculazione anche solo a essere sfiorati dalla mano della loro beniamina. È bene precisare che in questo caso ci si fa beffa di tutto ciò e l’effetto che si è ottenuto è estremizzato in modo divertente e mai volgare.

Giocando a Tales of…

La Akihabara nella quale ci troveremo a passare le nostre giornate rappresenta solo una parte di quella reale. Sarà possibile riconoscere l’UDX, qui chiamato UBX o il palazzo della radio, entrambi diventati celebri nel mondo grazie al successo di Steins;Gate ma, a conti fatti la mappa non sarà molto grande e in poco tempo sarà possibile ricordarne a menadito tutte le strade e i vicoli. A inizio avventura la zona sarà povera di negozi e attività commerciali dove acquistare equipaggiamento, oggetti e altro ma con il proseguire degli eventi ne appariranno in gran quantità.

Il sistema di combattimento ricorda molto da vicino quello della serie Tales of. Nei Delusionscape i nemici saranno chiaramente visibili, le battaglie non sono a turni e una volta entrati in combattimento potremo effettuare attacchi normali premendo il pulsante quadrato e utilizzare le abilità, ottenibili aumentando di livello, con il pulsante “X”. Queste ultime consumano punti abilità, i quali possono essere recuperati effettuando attacchi normali. La gestione delle suddette avviene nell’apposito menu, grazie al quale sarà possibile assegnarne una differente a ogni direzione delle leve analogiche.
I colpi inflitti ai nemici riempiranno il Misuratore d’Immaginazione, visibile nella parte in basso a sinistra dello schermo, a partire da un certo punto dell’avventura. Riempiendo il Misuratore, ogni volta che si porterà a segno un attacco utilizzando un’abilità, apparirà a schermo l’icona delle cuffie: se in quel momento si preme il pulsante quadrato sarà possibile potenziare momentaneamente gli attacchi entrando in una speciale modalità. Progredendo nel gioco anche il Misuratore si potenzierà diventando un valido aiuto nei combattimenti con i boss più coriacei.
Al fine di gestire al meglio le battaglie sarà utile spulciare la voce Tactics del menu, la quale permetterà di gestire il comportamento dei compagni di squadra durante le battaglie, in modo molto simile a quanto accade nella serie Bandai Namco.

Sagome colorate in un quartiere vuoto

Camminando per Akiba e al netto di quanto detto prima riguardo il sistema di combattimento, si ha l’impressione che Acquire non si sia sforzata più di tanto in campo tecnico. Il  comparto grafico non si avvicina per niente a ciò che PlayStation 4 potrebbe offrire, presentando modelli poligonali scarni e texture mediocri anche per i personaggi principali. La direzione artistica non è molto originale e si rifà a quanto già visto in Tokyo Mirage Sessions #FE mostrando le persone in giro per la città come sagome colorate e anonime ma, a differenza del titolo Atlus, qui non è possibile entrare nei negozi o in qualsiasi altro luogo che non sia un Delusionscape e non sembra sia stata profusa alcuna energia nel cercare di rendere il luogo quantomeno interessante.
Le missioni proposte, che si tratti della storia principale o delle secondarie, seguono tutte lo stesso schema, portare il giocatore da un punto all’altro di Akiba al fine di parlare con qualcuno. Il punto in cui andare sarà sempre indicato sulla mappa e una volta sbloccato il viaggio rapido sarà difficile non utilizzarlo per muoversi. La cosa più sconcertante è che il gioco potrebbe essere portato a termine senza nemmeno seguirne gli eventi. Basterebbe raggiungere i punti delle missioni mediante viaggio rapido, entrare nei Delusionscape quando richiesto, completarli e arrivare alla fine.

I Delusionscape sono invece ben realizzati dal punto di vista artistico – infatti riescono a rispecchiare il desiderio che “incarnano” – e il level design è sufficientemente buono da proporre dungeon man mano più impegnativi e articolati.
Infine c’è da segnalare che la versione da noi provata non permette di caricare i salvataggi di gioco nel caso la lingua della console sia impostata su italiano, spagnolo o tedesco. È stato necessario cambiarla in inglese per continuare a giocare. Inoltre se si gioca con audio giapponese, si salva la partita e si chiude il gioco, al successivo avvio l’audio sarà in inglese.
A questo proposito, buono il doppiaggio in inglese ed eccellente quello giapponese.

Concludendo…

Akiba’s Beat è un gioco chiaramente destinato a un pubblico giovane ma ciò non vuol dire che non possa coinvolgere i giocatori più navigati. Semplicemente, per la seconda fascia di giocatori citata, potrebbe arrivare prima la voglia di abbandonarlo. Una storia e una realizzazione tecnica non soddisfacenti, un sistema di combattimento per niente originale così come la direzione artistica, lasciano intendere che Acquire abbia realizzato il titolo puntando a risparmiare su tutto, anche su ciò che rese accattivante il suo predecessore. Se siete in cerca di un gioco di ruolo giapponese sulle stesse corde di Akiba’s Beat il consiglio è proprio quello di recuperare Akiba’s Trip per PlayStation 3.

In breve
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Il primo Metal Gear Solid per PlayStation gli cambiò la vita e da allora capì che i videogiochi sarebbero stati la sua più grande passione. Collezionista accanito, amante del Giappone e di molte altre cose, ha lavorato per Square Enix e Nintendo nel ruolo di tester oltre ad aver collaborato con IGN e VG247.it. Non ha idea di cosa gli riservi il futuro, ciò che è certo è che da grande vuole fare il videogioco.