La nascita degli universi

Il termine Sandbox è utilizzato in ambito videoludico per indicare un prodotto di genere caratterizzato dalla totale assenza di obiettivi dichiarati e dalla comune presenza di strumenti o tool capaci di conferire all’utente la facoltà di intervenire sul mondo di gioco, in alcuni casi rendendolo vero e proprio “architetto” di quella realtà digitale. Detto ciò, non servono riflessioni particolarmente articolate per arrivare a individuare quali possano essere i topic ideali o gli ambiti “fertili” e naturalmente predisposti ad “accogliere” questa specifica impostazione ludica: tutti, in realtà. Nell’ultima decade (abbondante), infatti, ci siamo abituati alla presenza di (almeno) qualche goccia di questo meraviglioso ingrediente entro la pressoché totalità dei titoli, apprezzando la sua capacità di insaporire i videogiochi consegnandoci, pad alla mano, simulazioni più “ad ampio respiro” e contraddistinte da una sempre maggiore libertà d’azione, alla larga da obblighi e/o “goal” talvolta fuori luogo.

Oggi, però, non ci limiteremo a parlare di sandbox quale semplice additivo. Questo perché se si parla di qualcosa di esplicitamente assimilabile a un “parco giochi virtuale”, entro il quale ritrovarsi non soltanto protagonisti ma vere e proprie simil-divinità aventi la forza di plasmare persino l’intero “corso” del cosmo, ecco che la “componente sandbox” si eleva a vera (e unica) protagonista di gioco. Come potrebbe essere altrimenti, con un topic a metà tra God game e simulazione evolutiva?

Birthdays the Beginning è la nuova creatura di Yasuhiro Wada, che ci consegna nelle mani nientedimeno che le “chiavi dell’evoluzione”, in un percorso che ci vedrà creatori della vita stessa. La certezza è una sola: l’ordine delle cose seguirà un unico volere. Il nostro.

L’acqua della vita: il modus ludendi

Birthdays the Beginning non indugia troppo sulla “situazione” di gioco. Anzi, sin dai primissimi istanti, mediante i consigli di quella che possiamo sommariamente considerare una non troppo azzeccata e amorfa “guida” (priva di “un vero e proprio nome”, ma che possiamo chiamare Navi), ci lancia subito in mezzo “all’azione”. Indipendentemente da una sciapa serie di didascalie atte a giustificare un contesto in realtà fine a sé stesso, Birthdays the Beginning non presenta una trama concreta. Ergo, non sorprendetevi se vi diciamo che la stragrande maggioranza dei messaggi di gioco non sono altro che i consigli di Navi, dispensati lungo i quattro episodi che compongono la modalità principale.

Lo scenario di partenza prevede un piccolo cubo, completamente sterile e sospeso nel nulla cosmico. Tutto, nel gioco, avviene attraverso l’interazione con il terreno, possibile mediante quello che, in pratica, possiamo considerare un cursore. Questo si presenta come un quadrato rosso atto a indicare la posizione del nostro avatar, un bizzarro essere bipede munito di un’apparente (e discutibile) tutina anch’essa rossa. Il cursore appena menzionato ci permette di selezionare porzioni di terreno, di ampiezza variabile, che possono essere sollevate o abbassate. Attenzione, perché ogni cosa, in Birthdays the Beginning, passa da qui. Questo poiché in base all’altezza media del terreno muta anche la temperatura dell’ambiente, responsabile della nascita delle diverse specie. Mi piacerebbe, arrivati a questo punto, dirvi che i fattori dei quali tenere conto per arrivare alla comparsa e alla sopravvivenza degli esseri viventi sono numerose e dissimili, ma non è così. Al fattore temperatura (il più importante), infatti, si sommano soltanto la percentuale di acqua presente nel cubo e l’umidità, in aggiunta a una sufficiente quantità di quegli esseri (vegetali o animali) che andranno a costituire l’alimentazione delle specie future, secondo il principio della catena alimentare.

Birthdays the Beginning

In pochi minuti, con “la nascita” del mare all’interno del nostro cubo, avrà inizio una inarrestabile escalation verso la vita. Questo fondamentale passo sarà possibile mediante l’utilizzo di un oggetto speciale: la “Goccia primordiale”, dono di Navi. Ora, con l’intera base cubica convertita in H20, sarà sufficiente versare il “Brodo della vita” e attendere, utilizzando la modalità che possiamo definire macroscopica. Osservando infatti il cubo nella sua interezza avremo modo di far scorrere il tempo a nostro piacimento, “spendendo” vere e proprie ere in appena una manciata di secondi. Le possibilità, in questo caso, sono due: una progressione lenta, che ricaricherà i “punti vita” del nostro avatar (destinati a esaurirsi a seguito delle modifiche sul terreno), e una molto celere, che li consumerà. Velocizzando il tempo, dunque, assisteremo alla nascita del Fitoplancton, quindi dello Zooplancton. Continuando nella medesima maniera, sarà la volta delle Stromatoliti, i primi esseri “fotografabili”. La fotografia altro non è che l’inserimento automatico di una specie nella collezione di gioco, attraverso la quale sarà possibile conoscere numerosi dettagli sugli esseri già immortalati scoprendone curiosità e “requisiti di vita”. Gli scatti, inoltre, verranno premiati con dei level up che incrementeranno i PV, indispensabili per ottenere maggiore libertà d’azione.

All’iter appena enunciato, francamente, segue un semplice “viaggio” di ampliamento composto da tappe poco significative. Il gameplay qui intravisto (fino alla nascita delle Stromatoliti), infatti, è lo stesso che il giocatore seguirà per la sua intera esperienza di gioco, poveramente arricchita da tool e blandi contentini. Ecco allora un “cursore maggiorato” per selezionare più terreno, un cubo che si espande per “regalarci” più spazio, nuovi oggetti per modificare l’habitat o variarne istantaneamente la temperatura, quindi forme di vita che si evolvono avvicinandosi man mano a quelle che noi tutti conosciamo. I requisiti evolutivi diverranno ovviamente più complessi, rimanendo però sempre fin troppo legati al più importante dei fattori già indicati: la temperatura. Arriveranno allora la vegetazione, i dinosauri e anche l’uomo con la sua civiltà. Tutto questo, però, passerà attraverso un gameplay di pietra, immutabile e anche poco stimolante quanto a livello di difficoltà.

Birthdays the Beginning

Birthdays the Beginning: sandbox alla leggera

Birthdays the Beginning è allora quello che si suol definire un brutto gioco? No, affatto. È un sandbox più che discreto, che presenta però da un lato una profondità non di prim’ordine, dall’altro una scarsità di innovazione e una stridente monotonia di fondo. Il gameplay del titolo, infatti, non riesce mai a spiccare il volo, rimanendo forse ancorato a una modalità storia mal progettata e del tutto incapace di appassionare. Questa, secondo il sottoscritto, è bene venga intesa quale semplice tutorial di gioco.

In questa situazione di stasi, fortunatamente, a salvare il lavoro di Yasuhiro Wada subentra la modalità libera (sbloccabile col prosieguo della “storia”). È in quest’occasione che Birthdays the Beginning mostra il suo lato migliore, stimolando quell’inventiva che da sempre contraddistingue gli appassionati di sandbox e allontanando (a sufficienza) alcune delle ingombranti limitazioni finora riportate. La possibilità di creare mondi bellissimi, affascinanti e popolati dalle nostre creature preferite è infatti molto stuzzicante, e da sola arriva a costituire il più grande punto a favore del prodotto.

Dal punto di vista tecnico ben risalta uno stile grafico che si sposa alla perfezione con lo spirito leggero e certamente non hardcore del titolo, grazie a un ampio uso di colori vivi e ammiccanti che potrebbero forse fare la felicità (anche) dei giocatori più piccoli. I modelli degli animali non risultano particolarmente curati, pur rimanendo in linea con la “mise grafica” del prodotto grazie alla loro simpatia e semplicità. Inevitabile un appunto sul tema musicale, che dopo una dozzina di ore comincia inevitabilmente a stancare.

Prossimi alle conclusioni, ci concediamo qualche dubbio a proposito del rapporto qualità-prezzo. Birthdays the Beginning, infatti, offre appena due modalità di gioco e una manciata di “challenges” legate ai dinosauri. Un po’ pochino, per un gioco fuori prezzo e comunque non esente da difetti.

Concludendo…

Birthdays the Beginning è un videogioco molto gradevole, simpatico e contraddistinto da un’evidente leggerezza dei toni. La stessa leggerezza che irrora ogni aspetto del gameplay, il quale, seppur privo di qualsivoglia traccia di innovazione, profondità e soprattutto varietà riesce ugualmente nel non semplice intento di ritagliarsi un piccolo spazio.

La fascia meno “integralista” degli appassionati di sandbox, magari alla ricerca di un videogioco rilassante, longevo (a patto che non manchi creatività alla quale dare sfogo) e non impegnativo, troverà in Birthdays the Beginning una sorprendente quantità di ore di divertimento. Tutti gli altri giocatori, invece, avranno più di un motivo per storcere il naso.

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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.