Un esame di coscienza

Fare giornalismo videoludico è una cosa seria, molto seria e non va presa sottogamba: ecco perché tutti noi dovremmo sottoporci anche solo per un momento ad un esame di coscienza. Fino a che punto è possibile essere obiettivi? Si è sempre capaci di lasciare da parte le proprie passioni? Acqua liscia o frizzante?

Influenze stagionali

Il popolo videogiocante si distacca dal resto del mediocre genere umano per una distinta percezione dell’anno solare: il capodanno si festeggia a giugno durante l’E3 e Natale arriva in anticipo, durante gli affollatissimi mesi di ottobre/novembre. Le vacanze estive restano tuttavia invariate, prendendoci una discreta pausa dai titoli più impegnati in quei mesi di relativo ozio.

A scandire i ritmi di questo lungo arco temporale è l’attesa più o meno spasmodica per le consuete recensioni, dedicate ai titoli più attesi dell’anno. Il potere di un singolo giudizio non è quindi da sottovalutare assolutamente, decretando questo il successo o il fallimento di un progetto agli occhi di un potenziale acquirente e influenzandone le vendite sensibilmente. Comprenderete quindi la necessità di un’estrema oggettività nel formulare sentenze e pensieri da parte dell’autore, onde evitare rimorsi di coscienza vari ed eventuali.

Quanto è però possibile prendere le distanze in tal modo? Di seguito prenderemo in analisi alcuni casi, riportando le dovute delucidazioni.

Un amore viscerale

A meno che non viviate sotto un sasso gigante in fondo al mare come Patrick di Spongebob, avrete sicuramente avuto modo di visionare la media voti di The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Un risultato impressionante, figlio di una valanga di “10/10” e voti perfetti fioccati manco fossero urla isteriche di giovani quattordicenni al concerto di Justin Bieber.

Che il prodotto confezionato da Nintendo e progettato da Eiji Aonuma sia un vero e proprio capolavoro moderno è un dato di fatto. Come però ben sappiamo, un 10 equivale alla perfezione e la nuova avventura di Link proprio perfetta non lo è. Cosa avrà spinto quindi il recensore Pincopallino Jones a far lievitare il proprio voto come il pane cafone nel forno? Indubbiamente l’attaccamento affettivo nei confronti di un brand con il quale moltissimi figli degli anni ’80 sono cresciuti ha giocato un ruolo decisivo, distogliendo per un attimo il buon Jones dal compiere in maniera obiettiva il proprio dovere, sorvolando su alcuni difettucci che avrebbero ben giustificato un dignitosissimo 9.5.

Per fare per bene questo mestiere bisogna essere degli insensibili figli di…

Fallimento e depressione

Dall’esaltazione generale di un determinato prodotto, passiamo ora al caso opposto antipodicamente. Sia Sony che Microsoft hanno avuto pressoché la medesima intuizione: portare il cinema nelle nostre console.

Non stiamo ovviamente parlando di film in streaming, bensì di The Order: 1886 e Quantum Break, sviluppati rispettivamente da Ready at Dawn e Remedy, i padri della serie Max Payne e Alan Wake. Entrambi i progetti sono stati bollati dalla critica internazionale come dei “flop”, bombardati di voti mediocri ed etichettati come prodotti scadenti da relegare ai “cestoni sorpresoni” dei supermercati di provincia. Durata eccessivamente breve, combattimenti contro i boss poco esaltati e una libertà d’esplorazione piuttosto scarsa sono stati i capi d’accusa mossi nei confronti di tali prodotti. Sebbene molti di questi difetti siano concreti, ciò che non riusciamo a cogliere è come sia stato possibile flagellare barbaricamente due titoli che, di sicuro, il 4.5 non lo meritano affatto.

Poco importa della trama intrigante, della realizzazione cinematografica e del comparto tecnico da urlo: il gioco non dura millemila ore. In seguito a questi giudizi potremmo dire “affrettati” e poco obiettivi, entrambe le esclusive hanno venduto pochissime copie. Remedy passerà al multipiattaforma, mentre Ready at Dawn è al lavoro su Deformers, progetto decisamente meno ambizioso.

Concludendo…

Ogni cosa ha un suo limite. Il recensore, così come i videogiochi che giudica, è segnato da alcuni difetti che in determinate circostanze lo conducono lontano da ciò che egli dovrebbe essere. D’altro canto essere oggettivi al 100% in ogni situazione non è sempre possibile e ci si lascerà sempre influenzare da fattori di amore/odio nei confronti di questo o quel prodotto. Come direbbe zio Ben: “Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità”.

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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.