Manipolazione genetica in 2D

Quest’oggi mettiamo sul banco di prova un prodotto che qualificare “singolare” è, francamente, riduttivo. Si tratta di Vilmonic, sviluppato da Bludgeonsoft. Definito un “simulatore di vita artificiale” e un titolo dalle forti influenze sandbox, Vilmonic pone nelle mani del giocatore un universo 2D dallo stile grafico palesemente retrò, entro il quale sarà possibile plasmare (con le dovute limitazioni) l’intera storia evolutiva di alcune strane forme di vita. Il tutto, ovviamente, accompagnato dall’immancabile facoltà di intervenire sull’ambiente circostante.

Prima di proseguire, però, permetteteci una premessa. Vilmonic è un videogioco così di nicchia e così naturalmente discutibile che spingersi in una normale anteprima non potrebbe che risultare fuori luogo. Ergo, anziché porre il focus su eventuali pregi o difetti del titolo, nelle prossime righe tenteremo di proporne una breve presentazione. Questo, allo scopo di rispondere a un’unica, semplice domanda: che tipo di giocatore potrebbe apprezzare Vilmonic?

Vilmonic

Alla scoperta di Vilmonic

Vilmonic presenta un’unica modalità di gioco. Questa è del tutto priva di prefazioni, descrizioni e/o filmati introduttivi. Praticamente parlando, al giocatore sono riservate tre scelte: il nome della partita, le dimensioni dello scenario e (a run avviata) l’aspetto dell’avatar. Il tutorial è attivabile a discrezione dell’utente, e lo accompagna durante le primissime fasi “d’azione”.

Lo scopo del gioco, in linea teorica, consiste nell’allevamento e nella cura di esseri denominati “Animatroid“. Subito dopo aver liberato il primo di questi esserini da una scatola, infatti, la sua specie comincerà una inarrestabile corsa verso l’evoluzione. In questo contesto, però, i nostri “compiti” sono pochi, dato che i bisogni concreti degli animatroid si limitano all’idratazione e alla nutrizione.

Terminato il tutorial (in pochissimi minuti), potremo iniziare a modificare liberamente l’ambiente circostante secondo i nostri gusti. Il tutto in compagnia degli animatroid che, nel frattempo, si moltiplicheranno e daranno alla luce nuove specie. Non mancheranno tuttavia dei pericoli: già durante i primi istanti di gioco, infatti, ci imbatteremo in creature definite “Zombitons“, che se irate, possono costituire una minaccia tanto per il nostro avatar (con il rischio di tramutarlo in zombi!) quanto per i nostri animatroid. Come difenderci? La soluzione è suggerita mediante l’introduzione dell’elementare menu di crafting. Questo prevede la creazione di una trentina di oggetti, tutti facilmente costruibili attraverso l’utilizzo di “componenti” di facile reperibilità. Sarà dunque sufficiente uno steccato in legno, o ancor meglio un muro di pietra, per tenere a distanza questi fastidiosi esseri e dimenticarli (quasi) definitivamente. Eliminata questa minaccia, potremo passare al crafting di pavimentazioni e, soprattutto, attrezzi, andando a plasmare un vero e proprio paradiso 2D per i nostri animatroid.

Scoprire che con queste poche righe, in realtà, vi abbiamo raccontato la maggior parte di quello che c’è da dire su Vilmonic potrebbe, forse, stupirvi. Ma le cose stanno proprio così. Vilmonic è un gioco che necessita di essere collocato entro il giusto “contesto di utilizzo”: quello del passatempo. Scordatevi di acquistare questo prodotto (in vendita all’onesto prezzo di 9,99 euro) e di riuscire a “trovare” al suo interno decine e decine di ore di gioco filate, perché non è possibile. Il titolo di Bludgeonsoft acquisisce un senso solo se inteso, per esempio, quale “intervallo” tra sessioni di gioco più impegnative.

Attenzione però, perché questa leggerezza intrinseca non implica una incapacità del prodotto di coinvolgere e/o divertire. Tutt’altro: Vilmonic è molto rilassante, semplice e “soft”, ma questo non lo rende meno interessante né sminuisce il suo (piccolo ma non insignificante) potenziale. Ritrovarsi con una dozzina di ore di gioco, infatti, è un attimo.

Vilmonic

Concludendo…

Che tipo di giocatore, dunque, potrebbe apprezzare Vilmonic? La risposta, in realtà, è semplice: soltanto un maniaco del sanbox. E forse un amante delle bizzarrie videoludiche. Molto probabilmente, tutti gli altri (ma proprio tutti!) non potranno che porsi inevitabili domande inerenti le motivazioni che hanno portato un prodotto di questo tipo a vedere la luce. Quanto appena detto non deve essere inteso come una bocciatura, bensì quale semplice (e spassionata) constatazione.

N.B: Il pollice in su è rivolto a tutti quelli che si riconoscono nelle due categorie suddette. Loro sì, potrebbero anche riuscire a sorprendersi. Gli altri, invece, girino al largo. Molto al largo.

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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia presso l'università di Torino, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.