Il ritorno del Re del Pugno di Ferro

Se vi chiedessimo di fare una lista dei generi videoludici che fanno della trama e dell’intreccio narrativo una delle colonne portanti della loro offerta videoludica, con ogni probabilità lascereste il picchiaduro in una delle ultime posizioni. Questo perché, storicamente, il genere dei rulla cartoni si è sempre contraddistinto maggiormente per lo studio delle combo, le abilità, i poteri o anche le trasformazioni dei personaggi che scendono nelle arene di combattimento per darsele di santa ragione. In questi contesti è chiaro ome la trama solo accennata rappresenti, in realtà, un mero pretesto alle motivazioni di cui sopra. Non tutti, però, hanno scelto di percorrere questa strada. Tekken, storica serie di picchiaduro targata Bandai Namco, nata su PlayStation e approdata oggi anche su Xbox One e PC, ha sempre cercato di mettere l’accento sulla narrativa, con risultati non sempre positivi, ma comunque apprezzabili. Forte di un roster pieno di combattenti dalla tracotante personalità, Tekken ha saputo avvincere enormi schiere di appassionati, curiosi di scoprire le vicende di Heihachi, Kazuya e Jin, membri della famiglia Mishima nonché figure principali della storia del Torneo del Pugno di Ferro. Insomma, non è certo un mistero, dunque, che anche il settimo episodio della serie sia stato sviluppato cercando di riproporre la medesima formula, con l’unica differenza che, per Tekken 7, si è deciso di mettere anche la parola fine alla lunga faida familiare dei Mishima. Il risultato è, purtroppo, anche qui altalenante. Ma, per quanto la narrativa del picchiaduro Bandai Namco sia affetta da problemi di bipolarismo, è la somma finale a fare la differenza: Tekken 7 è il miglior picchiaduro in tre dimensioni attualmente in commercio.

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The story so far…

Il mondo è in guerra, e le due principali società in lotta tra di loro per il predominio sono la G Corporation, con a capo Kazuya Mishima, figlio di Heihachi, e la Mishima Zaibatsu, al cui vertice c’è Jin Kazama, figlio di Kazuya. O meglio, dovrebbe esserci lui. Jin risulta infatti scomparso da tempo dopo aver combattuto contro il terribile demone Azazel. In questa confusione spunta Heihachi Mishima che, redivivo dopo essere stato creduto morto da tutti, acquisisce nuovamente con la forza il controllo della sua vecchia società, per poter così dare scacco matto, una volta per tutte, al figlio Kazuya e alla G Corporation. Vuole dimostrare al mondo la vera natura del figlio, un demone che si fa forte dei parerei favorevoli dell’opinione pubblica quando, in realtà, è un essere spietato e votato al male. Scopo di Heihachi è appunto quello di smascherarlo al mondo, così da ribaltare la situazione a proprio favore nel delicato equilibrio per la supremazia mondiale. Dall’altra parte, invece, Kazuya vuole proprio far fuori il padre Heihachi, responsabile dell’omicidio di sua madre quando era solo un bambino. Tra colpi di scena, la guest star Akuma, proveniente dal picchiaduro concorrente Street Fighter, tradimenti e alleanze improbe, i capitoli della storia scorrono via velocemente, portandoci all’epilogo della Saga dei Mishima in un mix relativamente ben riuscito di scene catturate direttamente col motore di gioco e disegnate in stile anime. La soluzione ci è sembrata decisamente ben fatta: lo sviluppo della storia dei Mishima è appassionante e, al netto di qualche trovata sui generis, riesce anche a trattare temi abbastanza seri, pur con la tamarraggine che contraddistingue alcune scene o parti della storia, lasciandoci abbastanza soddisfatti nel complesso. Discorso diverso per quanto riguarda la narrazione delle storie secondarie. Per intenderci, quelle che trattano i personaggi secondari del roster di combattenti presenti in Tekken. In questo caso, gli sviluppatori di Bandai Namco hanno deciso di optare per una sorta di narrazione – passateci il termine – a coppia. In sostanza, ogni combattente presente ha un’immagine che viene accoppiata ad un altro. Scegliendo il primo della coppia partirà una breve presentazione di poche righe, in cui viene spiegato chi è e cosa quel personaggio stava facendo in quel momento storico nel mondo di Tekken. Fatto partire, invece, lo scontro vero e proprio, in cui si affronterà – salvo in un paio di casi – il combattente accoppiato, dopo due round si arriverà alla vittoria e il capitolo di quel determinato personaggio sarà completato. Decisamente pochino per essere un Tekken. Non solo, una volta selezionato il capitolo del relativo combattente accoppiato, si affronterà il personaggio che utilizzavamo in precedenza, sempre su due round totali. Una volta terminato il combattimento partirà una breve sequenza realizzata col motore grafico del gioco, che ci spiegherà le situazioni in base alla vittoria di uno o dell’altro personaggio. È proprio per questo motivo che, in apertura, parlavamo di problemi di bipolarismo per la trama di Tekken 7. Da una parte la più che buona narrativa messa in campo per la Saga dei Mishima e, dall’altra, una soluzione cervellotica, alquanto no sense, che suscita nel giocatore una sola domanda: Perché?

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The King of Iron Fist Tournament

Sulla giocabilità invece, nulla da eccepire. Tekken 7 è un concentrato di bilanciamento e tecnica. Lo studio delle combo si rivela fondamentale già a livello di difficoltà normale e, soprattutto, negli scontri online classificati e non. Inoltre, per questo episodio della serie Tekken, Bandai Namco ha voluto anche introdurre una meccanica punitiva per chi abusa della pratica del juggling. Quest’ultima, che consiste nel colpire il proprio avversario mentre lo stesso si trova in aria, rendendolo così incapacitato a rispondere e in completa balia dei nostri cazzotti, viene limitata con una quantità sempre minore di energia tolta con ogni colpo inferto. Mentre il nostro avversario si troverà in aria e inanelleremo, quindi, combo su combo, dovremo tenere conto di questa peculiarità del gameplay. Ovviamente, è chiaro che la cosa valga anche per il contrario, aprendo alla possibilità di contrattaccare senza essere martoriati dalla pratica del juggling, inermi e impotenti contro i colpi dell’avversario. Altra gradita novità è l’introduzione delle cosiddette Rage Arts, super mosse che si attivano mediante la pressione del tasto dorsale destro, permettendo di capovolgere, se effettuate con tempismo, l’esito di uno scontro difficoltoso.

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Tecnicamente, invece, Tekken 7 presenta delle cose positive e altre, invece, meno buone. Sicuramente, l’essere passati dal vecchio motore proprietario al più flessibile Unreal Engine 4, ha permesso agli sviluppatori di creare dei modelli poligonali dei personaggi molto dettagliati e ben realizzati. La cosa si nota subito, sia nei combattimenti, sia nelle scene della storia realizzate in game. Un altro dei punti di forza dell’Unreal Engine, che viene riproposto prepotentemente anche in Tekken 7, riguarda la gestione delle luci e degli effetti, che sono anch’essi davvero di qualità. Quello che ci ha, invece, convinti meno del comparto tecnico di Tekken 7 sono gli scenari delle arene di combattimento, che non eccellono per fantasia o tecnica realizzativa. Buoni anche gli effetti audio, con la colonna sonora techno a far da sottofondo agli scontri, mentre una curiosità da segnalare riguarda il doppiaggio, che viene effettuato nella lingua d’origine di ogni combattente. La cosa curiosa sta nel fatto che ogni personaggio, nella modalità storia, parla appunto nella sua lingua, riuscendo a comunicare perfettamente con tutti i vari personaggi. Per fare un esempio, in un capitolo della storia, Heihachi si reca in Italia per richiedere l’aiuto dei Cacciatori Sirius, un ordine di esperti esorcisti che fa capo a Claudio, membro del roster. Durante la scena iniziale, si sente Heihachi parlare distintamente in giapponese all’indirizzo di Claudio, che gli risponde in un perfetto italiano. I due sembrano capirsi perfettamente, tanto che abbiamo pensato che si capissero così bene per la lettura dei sottotitoli che appaiono in sovrimpressione. Molto divertente!

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Concludendo…

Tekken 7, al netto di qualche piccolo difetto grafico negli scenari e nella modalità di narrazione delle storie secondarie, risulta essere il migliore picchiaduro in tre dimensioni di quelli attualmente in commercio. Equilibrato, ben bilanciato, tecnico al punto giusto, con una buona trama, divertente e competitivo, Tekken 7 rappresenta un ottimo ritorno per il brand Bandai Namco, nonché un grandissimo e longevo picchiaduro. Se siete fan del genere, non potete farvelo scappare.

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In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: TBA 2015
  • Sviluppatore: Bandai Namco Games
  • Distributore: Bandai Namco Games
  • Publisher: Bandai Namco Games
  • Pegi:

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