La saga di Valkyria Chronicles tenta la strada degli Action JRPG con un ambizioso spin-off

La fame dei fan per un nuovo Valkyria Chronicles è cosa ben nota, ed è comprensibile se pensate che sono passati ben 6 anni dall’ultimo esponente della saga uscito su PSP e, purtroppo, mai giunto nei nostri lidi. Un lasso di tempo non indifferente, che unito allo scarso successo a livello commerciale della serie, da sempre contraddistinta da ottime qualità ma un pessimo appeal sul grande pubblico, un po’ ci aveva fatto perdere le speranze di vedere un nuovo capitolo.

Perlomeno fino a quando SEGA non ha annunciato Valkyria Revolution, un nuovo gioco che però a conti fatti si discosta dalla saga madre in maniera radicale. Con la natura strategica soppiantata per fare spazio a un gameplay immediato e action, il tutto ambientato in un universo narrativo completamente distaccato da quello dei suoi predecessori, questo spin-off fin dall’inizio non è stato visto di buon occhio dai fan più sfegatati della serie, e forse anche dal grande pubblico a cui ambisce SEGA.

È sbagliato giudicare un libro dalla copertina? Ovvio che sì, ma in questo caso parte dei timori si sono in parte avverati.

Tra intrighi politici, guerre di liberazione e complotti di traditori

La storia di Valkyria Revolution inizia 100 anni dopo il suo svolgimento. Durante il centesimo anniversario dalla liberazione di Jutland, nazione della fittizia Europa del gioco, la professoressa Richelle e il suo appassionato studente si trovano davanti alla tomba dei “Cinque Traditori”, un gruppo di persone ricordate nei libri di storia per aver macchinato per scopi personali affinché Jutland iniziasse una sanguinolenta guerra contro il potente Impero Rhuzien.

Eppure al ligio studente qualcosa non torna: come è possibile che cinque persone siano riuscite a convincere una nazione intera a entrare in guerra? E come mai vengono chiamati “Traditori” se proprio questa guerra ha portato alla liberazione di Jutland e ha un periodo di incredibile benessere economico? Per rispondere a questi quesiti Richelle decide di raccontare al suo allievo tutta la storia, comprese le parti omesse dai libri di storia, dei “Cinque Traditori”.

A questo punto prenderemo il controllo di Amleth Grønkjær protagonista di Valkyria Revolution, generale dell’unità Anti-Valkyria “Vanargand”, nonché uno dei membri dei “Cinque Traditori”.

Come scopriremo nelle fasi iniziali i Traditori altro non sono che delle vittime della campagna di espansione dell’impero di Ruzi, scampati per un pelo all’incendio del loro orfanotrofio e in cerca di vendetta contro l’imperatore Klaudiusz e i suoi quattro Gran Generali. E per fare ciò decidono di manipolare Jutland dall’interno, facendo leva sulle loro posizioni da “influencer” sulla società conquistate con tanto sacrificio nel corso dei successivi dieci anni. D’altronde la nazione è economicamente in crisi per via dell’embargo economico imposto dall’impero di Ruzi e una guerra di “liberazione” sembra l’unico modo per risollevare le sorti del regno.

Già dall’incipit, è chiaro che Valkyria Revolution punti a proporre una storia decisamente più tenebrosa e sfaccettata rispetto a quella della saga principale, abbandonando parte del buonismo che la contraddistingue per puntare più su macchinazioni, intrighi e in generale propositi non proprio nobili, che faranno chiedere al giocatore se i nostri siano dalla parte “giusta”, o se effettivamente alla fin fine ne esista una.

Peccato che a fronte di una buona trama non tutto sia perfetto, partendo dai lunghi caricamenti tra una breve cutscene e l’altra, passando a sequenze realizzate con il motore di gioco fin troppo statistiche, fino ad arrivare a personaggi di secondo piano talvolta anonimi e stereotipati, tutte cose che, assieme a un ritmo non eccezionale, abbassano tremendamente l’asticella della qualità della narrazione, che fa un passo indietro se paragonata ai precedenti capitoli.

Un po’ Musou, molto poco strategico

Pur abbandonando la formula da strategico a turni della serie originale, Valkyria Revolution ha dalla sua un importante impronta ruolistica ed elementi strategici degni di nota, almeno sulla carta.

Tra una missione principale e l’altra avremo la possibilità di esplorare le strade della città di Elsinore. Ciò ci permetterà di preparaci al nostro prossimo incarico, craftando di nostro pugno l’equipaggiamento tramite i materiali raccolti sul campo di battaglia o acquistati nei negozi, sviluppando armi e granate di diverse tipologie e utilità, o decidere quali Ragnite, pietre che permettono di castare varie abilità e tecniche offensive o di supporto, portarci sul campo di battaglia o investire per sviluppare i membri della Vanargard.

Se ad ogni level up incrementeranno automaticamente le statistiche di ogni personaggio, investendo le Ragnite in nostro possesso potremo aumentare alcuni parametri dei nostri personaggi, come ad esempio l’affinità a un particolare elemento per utilizzare abilità dello stessa natura più potenti, o la potenza degli attacchi fisici o magici.

Inoltre è anche possibile decidere il comportamento in battaglia di ogni membro, gestendo le varie “Priorità”, un sistema simile al gambit di Final Fantasy XII che fa perno su una serie di comandi generici che i nostri seguiranno automaticamente, che vanno dal concentrasi sulle cure, passando al posizionamento sul campo, fino a quali target dare priorità in battaglia.

Nel complesso gli elementi ruolistici e strategici sono ben marcati, peccato che poi una volta scesi sul campo di battaglia ci si rende conto che tutta la preparazione antecedente lo scontro e qualsiasi tattica è in fin dei conti superflua.

Durante le missioni comanderemo uno dei quattro personaggi scelti per l’incarico (passando da uno all’altro premendo le freccette direzionali). Gli scontri sono decisamente differenti da quelli della saga originale: niente turni con rose di azioni limitate e armi da fuoco, in Valkyria Revolution è tutto in tempo reale e le armi principali sono tutte votate al corpo a corpo.

Ogni tipologia di unità (Scout, Shocktrooper, Shield e Sapper) ha i suoi punti di forza e caratteristiche ma si controllano tutte allo stesso modo. Ci si muove liberamente sul campo di battaglia e una volta riempita la barra del proprio turno (al massimo un paio di secondi) si possono menare fendenti sui malcapitati di turno o utilizzare le abilità speciali delle Ragnite, oggetti o le armi da fuoco secondarie.

Ed è qui che si vede la strana natura di Valkyria Revolution, una sorta di Musou votato all’azione ma allo stesso tempo regolamentato da turni e abilità castabili tramite un menù radiale che mette in pausa l’azione. Un miscuglio decisamente interessante ma, vuoi per un livello di difficoltà tarato estremamente verso il basso vuoi per l’incompatibilità tra gli elementi sopracitati, non tutto funziona come dovrebbe.

E si finisce così per caricare i numerosi e poco reattivi nemici sul campo di battaglia a testa bassa, spammando abilità come se non ci fosse un domani e senza un minimo criterio logico. Neanche un sistema di status alterati (come paura, rabbia e confusione), tutto l’ottimo sistema di sviluppo citato in precedenza o altro ancora riesce a dare profondità a delle meccaniche che è evidente che si concentrino sulla azione sfrenata piuttosto che su un approccio ben congegnato.

E non aiuta neppure la ripetività delle missioni, presenti in varie tipologie, ma che alla fin fine richiedono sempre di avanzare di prepotenza sulla mappa facendo fuori qualsiasi cosa si pone tra noi e l’obiettivo, solitamente situato nell’area opposta a quella da dove inizia lo scontro. O ancora, la scarsa varietà dei nemici e dei mini-boss e un’intelligenza artificiale davvero limitata, anche quella dei nostri compagni di squadra. Seppure sia possibile comandarli indirettamente tramite una serie di ordini, ci siamo ritrovati infatti a vedere personaggi sparare di fronte a un muro, compagni che rimangono imbambolati o che si trovano lontanissimi a dove si sta svolgendo lo scontro, al punto che, capita l’antifona, abbiamo preferito comandare direttamente un personaggio nel caso ci servisse una particolare abilità.

Insomma le potenzialità forse c’erano, ma alla fin fine Valkyria Revolution ci ha dato la sensazione di essere un Musou poco appagante, con un impianto ruolistico tanto di buona fattura quanto poco influente nell’economia di gioco ed elementi strategici messi lì tanto per.

La Valkyria della next gen

Se come spin-off le meccaniche di gioco sono estreamamente differenti, dal punto di vista dello stile Revolution è un Valkyria sotto tutti i punti di vista.

Così come il vecchio Canavas Engine anche il Gouache Drawing Engine offre quello stile grafico inconfondibile e bellissimo da “dipinto su tela” della saga madre, cosa che ha permesso in parte agli sviluppatori di Media.Vision di camuffare un comparto tecnico non proprio all’ultimo grido.

Vuoi anche per i limiti imposti dalla versione PS Vita del gioco, su PS4 (la versione da noi testata) il gioco si presenta infatti con ambientazioni spoglie, texture non di altissima qualità, animazioni legnosette e assett, specialmente quelli urbani, ripetuti fino alla nausea, fanno un po’ storcere il naso.

Di ottima qualità invece la colonna sonora realizzata da Yasunori Matsuda che saprà tenere in compagnia il giocatore per tutta la durata dell’avventura con brani sempre azzeccati e assolutamente orecchiabili.

Concludendo…

Nonostante una trama intrigante, seppur non esente da difetti, una colonna sonora di qualità e uno stile artistico unico, Valkyria Revolution non riesce nell’intento di far breccia nel nostro cuore con questo spin-off, per via di un sistema di combattimento in crisi di identità, con meccaniche musou ed elementi strategici che cozzano male tra loro ed elementi ruolistici ininfluenti a fronte di un livello di difficoltà in alcun modo stimolante. Un vero peccato perché le carte per tirare fuori qualcosa di interessante in attesa di un nuovo capitolo di Valkyria Chronicles c’erano tutti.

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