Agli occhi di molti giocatori, più di quanti si possa pensare, il Dreamcast rappresenta una leggenda. Una sorta di Che Guevara dei videogiochi che ha fatto la rivoluzione portando avanti idee nuove e incredibili al tempo, che ha vinto molte battaglie ma che alla fine è stato catturato e prematuramente ucciso dai concorrenti. Nintendo e sopratutto Sony, direttamente e indirettamente, rivestono un ruolo molto importante nelle vicende che hanno portato alla nascita dell’ultima console di Sega, la quale aveva visto confluire in sé tutta la creatività che la compagnia non era riuscita a riversare nel Saturn, altro grande buco nell’acqua. Checché se ne pensi questa è innanzitutto la storia di un suicidio, il Dreamcast nacque già con un piede nella fossa e non avrebbe potuto in nessun modo migliorare le sorti della grande S. Alla fine non vi erano i presupposti nemmeno per ritagliarsi una fetta di appassionati abbastanza corposa da garantire la sopravvivenza della compagnia nel settore hardware. Questo perché se così poteva essere lo sarebbe già stato e adesso staremmo raccontando una storia leggermente diversa.
Ciò che resta di quegli intensi tre anni e qualche mese di vita è una storia di passione, di rivalsa, condita da tanta ingenuità, decisioni sbagliate, giochi incredibili e da un mucchietto di persone appassionate che dopo tanti anni è ancora convinta che la Leggenda non morirà mai. Tra loro ci sono anche io.

Tom Kalinske – L’uomo che salvò la Barbie dal baratro

Al fine di comprendere al meglio le ragioni di quello che ho definito un suicidio, è necessario tornare indietro di un bel po’ di anni fino al 1990, quando un certo Tom Kalinske prese le redini di Sega of America. Si trattava di uomo che non aveva mai avuto a che fare con i videogiochi, la sua carriera fino ad allora si svolse in Mattel e nel corso degli anni contribuì pesantemente al rilancio del marchio Barbie. Il Master System, lanciato in Giappone nel 1985 e nel resto del mondo tra il 1986 e il 1989 non stava avendo il successo sperato, il NES al contrario era molto ricercato al punto che la quota di mercato che deteneva Sega in madre patria non era nemmeno del 15%. Le cose andavano addirittura peggio negli Stati Uniti e l’unico posto in cui la macchina fece buoni numeri fu l’Europa. Ovviamente la cosa non bastava e vista l’importanza crescente del mercato statunitense, Sega of Japan decise di puntare su un uomo che sapeva come vendere un prodotto, Kalinske appunto.

Il Mega Drive e il testa a testa con Nintendo

Il NES fu lanciato in patria nel 1983 e nel resto del mondo tra il 1985 e il 1987, forse era questo il motivo dietro l’impossibilità di poter scalfire la sua posizione. Sega decise allora di anticipare il suo concorrente mettendo in vendita per prima la nuova generazione di hardware da gioco, così il Mega Drive vide la luce in Giappone nel 1988 e negli Stati Uniti poco meno di un anno dopo. La console era potente il doppio del NES con i suoi 16-bit e il lancio nipponico non fu male, anche se lontano anni luce dai numeri di Nintendo. In America le cose erano diverse, a un anno dall’uscita vennero piazzati solo 500,000 pezzi, Sonic era ancora in fase di sviluppo, le campagne pubblicitarie non avevano personalità e la grande N obbligava gli sviluppatori a realizzare giochi in esclusiva, pena l’impossibilità di accedere all’enorme bacino di utenti della sua console. Era una situazione critica ed era quella in cui si trovò Tom Kalinske quando si accomodò per la prima volta alla sua scrivania. Nonostante il notevole svantaggio, il neo Presidente e Amministratore Delegato di Sega of America, riuscì nel corso degli anni a dare un’identità alla console, vendendola come un sistema per adulti e puntando non più ai bambini ma agli adolescenti. Riuscì a conquistare la fiducia della grande distribuzione, fino a quel tempo appannaggio della concorrenza. Riuscì a valorizzare Sonic, che divenne l’anti-Mario e catalizzò le vendite in modo straordinario grazie ad eventi appositamente pensati come il Sonic 2s Day, che permise di lanciare Sonic The Hedgehog 2 il 4 novembre del 1992 in contemporanea mondiale con un successo strepitoso.

Sega of Japan

Se vogliamo essere esatti però il lancio non fu davvero in contemporanea. A rompere le uova nel paniere ci pensò Sega of Japan che fece uscire il gioco un giorno prima in Giappone. Il ruolo della controparte nipponica della compagnia nel fallimento delle sue console e in ottica futura nel fallimento del Dreamcast, può essere ben esplicato dai tanti bastoni messi fra le ruote di Kalinske durante la sua brillante gestione della controparte statunitense della compagnia e dagli eventi che portarono alla vanificazione del rinnovato successo del Mega Drive. Alla fine del 1993 la quota di mercato di Nintendo passò dal 60% a poco meno del 40, per ogni SNES venduto Sega piazzava almeno due Mega Drive e possedeva il 55% del mercato statunitense. Le cose stavano andando alla grande finché dal dal Giappone non si decise che era giunto il momento di lanciare delle periferiche per la console e subito dopo il Saturn, ma questa è una storia che racconterò nella seconda parte di questo speciale.