Dopo PaRappa the Rapper, Japan Studio ritorna con Patapon, secondo elemento del trittico di titoli Sony rimasterizzati. Il processo di rimasterizzazione per quanto riguarda il cagnolino canterino fu degno di lode, sebbene alcuni difetti fossero presenti. Sarà riuscita stavolta senza intoppi l’operazione Patapon? Scopriamolo assieme.

La forza del ritmo

Un tempo potente, il popolo dei Patapon ha oramai perso la propria guida, l’entità onnipotente in grado di far vincere loro battaglie e conquistare ricchi bottini. Toccherà quindi a voi ricoprire tale ruolo, suonando i tamburi della guerra.

Esattamente come in PaRappa, anche in Patapon a farla da padrone è la componente ritmica: alternando percussioni di tamburi differenti, potrete muovere la vostra armata in avanti o attaccare prede e nemici. Tale meccanica per quanto originale e divertente possa essere, potrebbe risultare stancante e fastidiosa sul lungo termine.

In Patapon non manca anche un pizzico di gestione e strategia: raccogliendo oggetti e ricompense sul campo di battaglia, andrete a migliorare l’equipaggiamento delle vostre truppe e creerete nuove unità di combattimento. Tramite l’altare potrete offrire doni alle divinità per riportare in vita antichi soldati caduti da aggiungere ai vostri ranghi; l’albero antico vi offrirà doni e piccoli bonus portando a termine un piccolo minigioco musicale e l’obelisco fungerà da base operativa. L’area di gioco di suddivide in tre porzioni principali: il vostro villaggio, le zone di caccia dove andrete all’inseguimento di animali selvatici e i campi di battaglia, sui quali dovrete scontrarvi col nemico. Ogni missione non è particolarmente lunga ma il fattore ripetitività è sempre in agguato in quanto, oltre agli spostamenti e al combattere, non avrete modo di fare molto altro.

Colpo d’occhio

Anche quello di Patapon è risultato essere un buon lavoro di restauro audiovisivo. Le sezioni in-game presentano un comparto grafico senza pecche, i rallentamenti sono pari a zero e tutto procede fluidamente. Purtroppo, così come per PaRappa the Rapper, le parti filmate sono praticamente identiche alle versioni per console di generazioni ormai defunte e non rendono giustizia all’intero pacchetto. Japan Studio ha quindi nuovamente confezionato un buon prodotto qualitativamente parlando, ma siamo sicuri che un piccolo sforzo in più non avrebbe di certo guastato. Se non c’è due senza tre, potremmo aspettarci lo stesso scenario anche da parte di Loco Roco, terzo gioco del pacchetto promosso da Shuhei Yoshida sul palco della PlayStation Experience 2016.

Concludendo…

Con Patapon procede il percorso di Japan Studio alla riscoperta di vecchi classici per console Sony, con un processo di rimasterizzazione davvero convincente. Sebbene non si tratti di problemi insormontabili, i difetti purtroppo sono sempre gli stessi, presenti anche in PaRappa the Rapper. Alcuni di essi sono associabili alla formula di gioco, non apprezzabile da parte del pubblico odierno, mentre altri sono di natura tecnica. Nel caso abbiate già goduto di Patapon precedentemente, l’acquisto in questo caso è sicuramente consigliato.

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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età.
Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen.
Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico.
A volte riesce persino ad essere serio.