Dopo il marsupiale… c’è il dragone

Crash N. Sane Trilogy – una collezione “remaster plus” che ci ha dato la possibilità di rivivere le prime tre leggendarie avventure del marsupiale più famoso dei videogiochi – potrebbe non essere l’ultimo remake a cui avremo voglia di giocare nel corso di quest’afosa estate del 2017. Il titolo di cui parleremo oggi è comunque legato, in un certo senso, al mondo animale ma basta con i bandicoot: è tempo che ritornino i draghi.

Sul nascere di quest’anno Yakuza Zero ha fatto il suo debutto in Occidente su PlayStation 4 ed è riuscito ad ammaliare la critica grazie a una trama profonda e alla ricchezza della sua offerta ludica. Il capitolo Zero è un prequel che narra, in soldoni, della nascita di due leggende della Yakuza: Kazuma Kiryu e Goro Majima. Questo è stato soltanto il primo tassello del grande piano previsto da SEGA per la conquista dell’Occidente. Sul finire di agosto infatti Yakuza Kiwami arriverà sugli scaffali dei negozi nostrani e, ciliegina sulla torta, potremo vivere l’ultima avventura del “Dragone di Dojima” – Yakuza 6 – nei primi mesi del 2018.

Manca ancora del tempo per l’arrivo del sesto capitolo di Yakuza, ma agosto è ormai alle porte. Questo dato di fatto ci porta naturalmente a una singola domanda: ma che cos’è, per la precisione, Yakuza Kiwami?

Il tatuaggio incompleto diventato drago

Nell’ormai lontano 8 dicembre 2005, il primo capitolo di Yakuza fece la sua apparizione su PlayStation 2 in Giappone e, nonostante fosse vietato ai minori di 18 anni, si rivelò un vero e proprio colpo grosso per SEGA. A ben 12 anni di distanza, dopo l’uscita del suo prequel e dopo il consolidamento della serie nel Vecchio Continente, stiamo per dare in pasto alle nostre console il remake di questo primo, leggendario, episodio: Yakuza Kiwami, per l’appunto.

Il succitato è il sequel diretto di Yakuza Zero ed è l’episodio che segna la definitiva rottura tra Kiryu Kazuma e suo “fratello”, Akira Nishikiyama. Non incarna soltanto un’ottima occasione per i neofiti di conoscere l’evoluzione del complesso mondo di Ryu Ga Gotoku (titolo originale di Yakuza in Giappone) ma è anche un altro raro esempio di come dovrebbero essere gestite le cosiddette “operazioni nostalgia”. Al pari di Crash N. Sane Trilogy, infatti, Kiwami è un restauro audiovisivo completo dell’originale Yakuza e, se ciò non dovesse bastare, vi basti sapere che porta con sé tutte le novità introdotte da Yakuza Zero sul versante del gameplay.

Partiamo con ordine. Il gioco non è stato costruito con il motore di Yakuza 6Dragon Engine – ma si avvale dello stesso impianto grafico di Yakuza Zero. Ciò significa che il balzo in avanti tecnico rispetto alla versione del 2005 è, in ogni caso, abissale. Le cutscenes sono state ricostruite da zero e, addirittura, ne vedremo anche di inedite. La volontà del team di Nagoshi di voler maggiormente valorizzare i tanti momenti drammatici che compongono la sceneggiatura del gioco è palese, così come è palese l’intento di voler garantire al giocatore gli stessi livelli di libertà visti nel capitolo Zero.

Stavolta potremo far crescere il giovane Kiryu tramite diversi rami di abilità, ciascuno relativo a un determinato stile di combattimento. Brawler, Beast, Rush e Dragon (stile leggendario di Kiryu): ogni stile è ben diversificato e consente di attivare spettacolari mosse finali in specifiche condizioni.

Inutile sottolineare quanto queste novità siano un toccasana per varietà e qualità dell’esperienza offerta. Torneranno le folli missioni secondarie così come le decine e decine di minigiochi, tutti di stampo puramente nipponico.

La frequentazione dei club – attività molto amata da alcuni membri del team di sviluppo – andrà ad accompagnare le serate nei bar, le gare di karaoke, le partite a biliardo… e il wrestling femminile con tanto di scommesse in denaro.

Per completare davvero tutto nei più recenti episodi di Yakuza è necessario anche spendere un centinaio d’ore per le strade di Kamurocho, cosa che adesso vale anche per l’episodio Kiwami.

Un remake in piena regola?

Yakuza Kiwami vanta un comparto narrativo d’eccezione, ora messo maggiormente in luce grazie ai pesanti interventi grafici e speriamo che non mancherà di sorprendere per qualità e quantità di contenuti. Si tratta, non dimentichiamolo, di un titolo che risponde ai canoni della serie, con tutte le conseguenze positive e negative che ciò comporta, ecco perché non vediamo l’ora di dirvi che cosa ne pensiamo e di poterci tuffare nuovamente nella scoppiettante controparte virtuale di Tokyo.