Cat Quest – Recensione

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Un’avventura GATTastica

Nel campo dei videogiochi spesso è piacevole anche non prendersi troppo sul serio. Che sia gettarsi a capofitto nel trash, nel nonsense e nel sarcasmo anche volgare o prendere la strada dell’opera più spiritosa e leggera, è indubbio che la fantasia e la “voglia di giocare” a tutti gli effetti possa portare a risultati decisamente d’effetto.

Non a caso mi accingo a parlare dell’ultima opera dei The Gentlebros, studio indipendente di Singapore con alle spalle maturata esperienza anche nel campo mobile. L’ultima fatica di questi ultimi è Cat Quest, un gioco di ruolo tutto “micioso” che strizza l’occhio a opere videoludiche note e propone un’avventura all’insegna del divertimento, della leggerezza e dell’allegria.

Tanto tempo fa, nel continente di Felingard…

L’avventura con Cat Quest comincia con delle premesse decisamente familiari, soprattutto per chi non è nuovo alle vicende di The Elder Scrolls V: Skyrim. Il gattino protagonista, infatti, scopre ben presto di essere un Sangue di Drago, ovvero di possedere l’anima e il sangue di un drago in un corpo felino. Proprio grazie a questo, egli ha capacità uniche che gli permettono di poter sconfiggere e uccidere i draghi.

Il nostro micetto è iniziato alla battaglia da un fatto tremendo: sua sorella, infatti, è stata rapita da un malvagio gatto bianco di nome Drakoth che sembra, fin dall’inizio, voler mettere alla prova la forza e il coraggio del nostro piccolo protagonista. Aiutato da uno spirito guida di nome Spirry, il Sangue di Drago partirà alla ricerca della sorella, affrontando tutti i pericoli e i nemici che incontrerà nel suo percorso.

Tutto il continente di Felingard è, ovviamente, popolato in toto dai piccoli felini: una GATTavventura in piena regola! Come già ho premesso all’inizio, Cat Quest non vuole assolutamente prendersi sul serio e basa sul colore, sull’ironia e sulla leggerezza tutto il suo svolgimento. Tutto questo, oltre alle dinamiche di gioco intuitive, semplici e non troppo ardue, lo rendono un titolo d’intrattenimento fruibile da tutti, anche dai videogiocatori più piccoli.

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Meow!

Cat Quest strizza ampiamente l’occhio a grandi titoli come la saga di The Legend of Zelda e il quinto capitolo di The Elder Scrolls. Il gameplay riassume in maniera semplice tutti gli elementi fondamentali di un gioco di ruolo, riproposti in una grafica 2D vecchia scuola. Il micio protagonista dovrà affrontare una quest principale più altre missioni secondarie per poter salire di livello, raccogliere oggetti utili al potenziamento e denaro per comprare nuove abilità, armature o armi. Tutta la mappa di gioco è visibile in game tramite uno zoom verso l’esterno, in modo da potersi muovere facilmente da una città all’altra facilmente e in poco tempo. Le missioni porteranno il gattino a collezionare punti esperienza per crescere di livello, a ripulire dungeon da mostri famelici e ad aiutare gli abitanti di tutto Felingard, spesso ottenendo abilità utili per esplorare nuove aree. Lo stile di gioco è diretto, facile e intuibile fin dall’inizio e il dover usare fondamentalmente solo i tasti WASD e il mouse dona una giocabilità molto veloce e scorrevole. Gli elementi tipici del gioco di ruolo sono semplificati all’osso e già dopo pochi minuti di gameplaay si possono apprendere alla perfezione i meccanismi. Tutto ciò rende Cat Quest adatto a intrattenere anche chi non è appassionato e cultore di GDR, oltre a essere un titolo adattissimo ai più piccoli per la sua facilità. E’ invece da scartare per i fondamentalisti del genere proprio per le caratteristiche appena elencate, che lo farebbero risultare solamente noioso e fin troppo semplice da giocare.

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Un “micioso” fumetto

Cat Quest propone un design accattivante, dai colori accesi e dalle forme tondeggianti che ben richiama atmosfere fumettistiche fanciullesche. Le figure stilizzate sembrano uscite fuori da un cartone animato e rendono il titolo un idillio di tinte sgargianti e tenerezza. Il lato più particolare riguarda il registro espressivo presente nei dialoghi e sulla mappa: si trovano infatti città come “La Gatpitale” o una zona denominata “Pianura di Zampet”. Cat Quest, infatti, è letteralmente invaso da giochi di parole che riportano al mondo dei gatti, basti pensare anche a termini come “miaotastico” o “fusavore”(quest’ultimo, in “lingua miagolese”, sarebbe nient’altro che il nostro per favore). Indubbiamente i The Gentlebros sono riusciti nell’impresa di sviluppare un titolo che anche un gatto approverebbe!

Sul lato tecnico il gioco non soffre di particolari pecche e, essendo anche molto leggero, può sicuramente girare anche su pc più modesti. Una notevole mancanza è incarnata dalla presenza di un solo slot di salvataggio per il gioco e, purtroppo, a ogni nuova partita avviata verrà cancellata quella precedente.

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Concludendo…

Di videogiochi indipendenti con protagonisti i gatti ne esiste una lista infinita: ci sono quelli palesemente mediocri e quasi inutili ma, per fortuna, l’altra frangia della tipologia in questione riesce a trasporre in maniera ironica e simpatica la figura del protagonista gatto nel mondo videoludico, con risultati estremamente piacevoli e riusciti. Cat Quest è un’ottima prova del fatto che si può intrattenere e divertire con un prodotto semplice e intuitivo, aggiungendo quel pizzico di fantasia e originalità per rendere il tutto unico.

 

 

In breve
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Giocatrice tendenzialmente onnivora, nonostante la sua fede primaria rimanga il survival horror classico, avendo trovato la sua dimensione nutrendosi di pane, ansia e Silent Hill. Il suo campo di competenza è l’indie game e l’horror e perde sudore e fatica nell’analisi del lato artistico e, spesso, poetico del videogioco.