Chi ha giocato assiduamente tra la metà degli anni novanta e la metà degli anni duemila con le console PlayStation, ricorderà sicuramente il periodo florido e ormai scomparso dei survival horror di stampo nipponico. I titoli erano tra i più svariati e si passava dagli inossidabili Resident Evil e Silent Hill hai vari Clock Tower, Forbidden Siren, Project Zero e simili. Ambientazioni differenti, personaggi differenti e variazioni sulle meccaniche di gioco non hanno mai privato i su detti giochi di quel profumo, di quell’atmosfera di tensione e in certi casi anche di terrore che li caratterizzava che pad alla mano ti permetteva subito di riconoscerli. Appena ho iniziato a giocarci ho capito che White Day A Labyrinth Named School fa sicuramente parte di questo gruppo, anche se non si tratta di un gioco giapponese.

Una storia lunga 16 anni

Il titolo si appresta a uscire per PlayStation 4 e PC Steam questo agosto grazie all’impegno dell’editore PQube, già rinomato per aver portato in Europa giochi tipicamente orientali come il mai troppo lodato Steins;Gate o Valkyrie Drive Bhikkhuni con il suo fanservice spietato. White Day è un survival horror coreano sviluppato per PC nel 2001 dallo sviluppatore Sonnori, nel 2009 ne venne realizzato un remake che sostituiva l’esplorazione in 3D con disegni in 2D, in fine nel 2015 venne realizzato un altro remake tutto in 3D che corrisponde al gioco che vedremo pubblicato questo mese in tutto il mondo. La strada per arrivare al pubblico internazionale è stata visibilmente lunga e tortuosa ma il gioco sembra avere le carte in tavola per ricevere la considerazione che merita anche in occidente.

Una scuola, uno studente innamorato e tanta tensione

La breve introduzione al gioco ci metterà nella più classica delle situazioni, che gli appassionati di anime, manga e videogiochi giapponesi troveranno subito familiare. Uno studente di nome Hee-Min Lee si è preso una cotta per una bella ragazza di nome So-Young Han. Inavvertitamente lei dimentica il suo diario nel giardino della scuola, Lee lo trova e dopo le lezioni vuole restituirglielo. L’istituto è deserto o quasi e molte zone non sono accessibili dopo l’orario di chiusura. Nonostante ciò sono presenti due studentesse intente a trovare il modo di entrare in uno dei laboratori e un bidello folle che, se trova uno studente in giro, lo picchia a sangue con una mazza da baseball. Lo scopo del giocatore, nella parte provata da noi, è quello di esplorare la scuola, un vecchio edificio utilizzato come ospedale durante la guerra di Corea, al fine di raggiungere la classe di So-Young Han e restituirle il diario. Il compito risulterà più difficile del previsto. La visuale è in prima persona, elemento che rende il tutto molto più coinvolgente e aumenta la tensione. Le meccaniche di gioco non si discostano dal classico trova la chiave per aprire la porta chiusa, risolvi l’enigma ambientale, raccogli i documenti e trova un’altra chiave per aprire un’altra porta chiusa. A ciò si aggiunge l’opprimente presenza del bidello di ronda, che se dovesse avvistarci inizierà a seguirci ovunque pur di accopparci e al quale sarà molto difficile sfuggire. Anche nel caso ci si riuscisse a nascondere da qualche parte, ad esempio nei bagni, bisognerà seminarlo almeno un po’ per evitare che scorga dove effettivamente ci siamo rintanati e se si viene uccisi bisognerà riprendere dall’ultimo salvataggio effettuato. Nelle scene di intermezzo con altre persone sarà possibile dialogare scegliendo cosa chiedere e cosa rispondere. Sfortunatamente il sistema mostra tutti i suoi limiti nel momento in cui per proseguire nella storia si sarà costretti a scegliere una determinata risposta piuttosto che un’altra.

Concludendo…

Il titolo di Sonnori profuma come solo uno dei grandi survival horror nipponici può fare, se non fosse per il doppiaggio, disponibile anche in inglese e le parole coreane che compaiono di quando in quando, lo si confonderebbe subito con uno di quelli. A riprova di ciò ci sono anche le meccaniche di gioco, che per un titolo del 2017 sono effettivamente datate, così come il comparto tecnico e artistico, ma non per questo meno efficaci. Resta da capire quanto di tutto ciò possa influire sulla voglia di portare a termine il gioco e quanto la storia possa essere interessante a lungo termine.