Quello ideato molti anni or sono dal primo WipeOut sull’originale PlayStation fu uno stile di gioco unico e particolare. Setting futuristico, veicoli che sfrecciano oltre la barriera del suono e armi con le quali distruggere i nostri avversari. Specialmente noi italiani, che di motori sembriamo intendercene, ci siamo innamorati fin da subito di questo genere, fino a produrne un esponente di tutto rispetto: Redout.

Più veloce della luce

Fin dal primo sguardo, la creazione di 34BigThings ha attirato la nostra attenzione. In stato d’estasi totale dopo la recente WipeOut Omega Collection, non siamo riusciti a trattenerci e ci siamo fiondati immediatamente nel velocissimo mondo di Redout. Mettiamo però immediatamente le cose in chiaro: il titolo in questione è specificamente pensato per i videogiocatori navigati. Senza molti preamboli veniamo introdotti alla modalità Carriera, senza tutorial particolareggati o aiuti ingombranti. Lungo il percorso verso la gloria dei circuiti dovremo ottenere medaglie d’oro che attestino il nostro valore. Le tipologie d’evento non sono tantissime: gara classica, prova a tempo immancabile, eliminazione e via discorrendo. Man mano che accumulerete vittorie, otterete denaro (col quale acquistare potenziamenti) e punti pilota, grazie ai quali sbloccherete i modelli successivi per i vostri bolidi. Se si sorvola sulla struttura della modalità pricipale in single player poco articolata e con una successione degli eventi abbastanza confusionaria, ciò che ne risulta è un gioco difficile ma giusto, divertente e impegnativo. Prima di poter far vostro un tracciato dovrete riprovare più e più volte, fino a conoscerne ogni singola curva o posizionamento dei boost di velocità. Esattamente come in WipeOut, anche qui dovrete prestare attenzione alla resistenza del veicolo, il quale si danneggerà molto facilmente qualora decidiate di verniciare il bordo curva con il rivestimento esterno.

Leggeri come uccelli

Una delle feature più interessanti nonché utili introdotte da Redout è sicuramente l’utilizzo dello stick analogico destro: indirizzandolo verso una determinata direzione, inclinerete l’asse dell’auto. Così facendo sarà molto più semplice curvare ad alte velocità, restare in volo più a lungo ed evitare di graffiare col muso sul fondo stradale durante giri della morte e avvitamenti. Comprendere pienamente tale meccanica potrebbe fare davvero la differenza tra una vittoria e una sonora sconfitta. Menzione d’onore va fatta per il sistema di volo, il quale ci consentirà di compiere spettacolari acrobazie dopo ogni salto.

I potenziamenti si dividono in passivi e attivi e potrete equipaggiarne solo uno alla volta per tipo. Ognuno di questi potrà essere in seguito potenziato, spendendo punti esperienza. Piccolo appunto: indipendentemente dall’esito della gara, sia che vinciate o perdiate (seppur in maniera ridotta), otterete comunque i preziosissimi EXP e ciò non è un bene in quanto potrebbe portarvi a non arrabbiarvi più di tanto dopo ogni sconfitta.

Colpo d’occhio

Redout presenta un comparto tecnico davvero impressionante. Musiche tecno rimbombano nelle orecchie e accompagnano tutte le gare, rendendole incredibilmente adrenaliche e divertenti. Visivamente parlando, il prodotto di 34BigThings riesce a colpire, grazie ad uno stile grafico unico, meno dettagliato del sommo WipeOut ma nondimeno ottimo. I tracciati, i vecoli, gli ambienti sono ricreati utilizzando poligoni colorati, giocando con le luci e le trasparenze. Il framerate stabile intorno ai 60fps assicura la fluidità necessaria per godere pienamente di un gioco del genere, velocissimo e folle. Forse proprio la velocità smodata, unita alla vastissima gamma di colori, potrebbe causarvi qualche fastidio visivo: è sconsigliato quindi invece l’utilizzo ai soggetti fotosensibili affetti da epilessia.

Concludendo…

Redout è l’omaggio tutto italiano ad una saga storica come quella di WipeOut. Sarebbe però ingiusto sottolineare solo questo aspetto, negando l’indiscutibile personalità del titolo, il quale riesce ad introdurre alcune meccaniche innovative e funzionali. Tecnicamente Redout è un piccolo gioiellino, capace di regalare grandi soddisfazioni ma una Carriera in giocatore singolo non articolata al meglio potrebbe far storcere più di un naso. L’acquisto è quantomeno obbligato per ogni amante del genere in questione.

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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.