Last Day of June – Recensione

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Quelle piccole grandi attese

Last Day of June è un titolo atteso da diverso tempo qui in Italia per via – soprattutto – della nazionalità del team di sviluppo. Ovosonico, infatti, è una software house proveniente proprio dal bel paese e capitanata da Massimo Guarini, figura imponente della game industry contemporanea (tra le sue ultime colllaborazioni il riuscitissimo Shadows Of The Damned assieme a Suda51, Shinji Mikami e Akira Yamaoka). Oltre alle già ottime premesse, Last Day of June vanta anche la partecipazione di Steven Wilson (fondatore e frontman dei Porcupine Tree) alle musiche, figura che ha reso possibile anche la particolare “nascita” di questa avventura grafica: il gioco, infatti, è stato prodotto proprio ispirandosi a un brano del musicista,
intitotlato “Drive Home”. Tutto ciò non fa che rendere ancora più attraente e fascinosa un’opera che ha tutte le carte in regola per rimanere impressa nella mente del videogiocatore, per il suo stile unico e accattivante, oltre alla profondità emotiva della narrazione.

L’ultimo giorno di June

Last Day of June è la classica storia d’amore e morte, una di quelle trame commoventi e anche, purtroppo, abbastanza comuni nella vita di molte persone. Essendo anche una materia sfruttata all’inverosimile nel campo dell’espressione artistica, bisogna saperla trattare e differenziare a dovere, in modo da non risultare oltremodo ridondanti o ripetitivi.

L’amore di June e Carl, i due protagonisti, è il piccolo sole al centro di questa triste storia, che si intreccia con degli eventi concentrati in una sola giornata e ambientati in un piccolo paese. Tutto il gioco ripercorre, ripetutamente, l’ultimo giorno della donna amata da Carl: la coppia, al ritorno da un pic nic sul lago, viene coinvolta infatti in un incidente d’auto.

La scena si sposta sul presente: Carl sta passando l’ennesima serata in solitudine a casa, seduto sulla poltrona di fronte al camino. E’ rimasto paralizzato a causa dell’incidente e June, invece, è morta. Costretto su una sedia a rotelle Carl però si accorge che, quella sera, l’atmosfera in casa è cambiata. I quadri dipinti da June sembrano essersi “risvegliati” e il nostro protagonista ora ha la capacità, tramite essi, di tornare indietro nel tempo a quella giornata che così irrimediabilmente ha cambiato e stravolto la sua vita, per cercare in qualche modo di cambiare il corso degli eventi.

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Cosa saresti disposto a fare pur di salvare il tuo amore?

Last Day of June è una breve avventura grafica con un gameplay basato principalmente sulla ricerca di oggetti e la risoluzione di – semplici – enigmi ambientali. Tutto molto facile e intuibile, trattandosi di una produzione basata – quasi interamente – sulla componente narrativa. Come già accennato, il protagonista Carl ottiene il potere, tramite i quadri di June, di tornare indietro nel tempo. Con la possibilità di cambiare le azioni di diversi personaggi chiave, che hanno agito in un determinato modo il giorno della morte di June, il nostro compito sarà infatti quello di cambiare gli eventi proprio tramite loro. Similmente a quanto visto in titoli come Life is Strange, il gameplay di Last Day of June sfrutta il ben noto effetto farfalla, secondo cui interferire su alcune azioni del passato possa cambiare il presente. Ovviamente non servirà un solo gesto a mutare ciò che è capitato a June, quindi noi giocatori avremo la facoltà di agire sulle azioni di tutti i personaggi e cambiare così il corso della storia.

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Colori vivaci e pennellate impressioniste

Lo stile grafico di Last Day of June è netto e riconoscibile. Gli ambienti sono caratterizzati da colori accesi e vivaci e gli sfondi sembrano realizzati con pennellate tipiche dello stile impressionista, sfocianti nel puro astrattismo. Da lontano, infatti, le ambientazioni risultano solo un’accozzaglia astratta di colori sfocati e solamente avvicinandosi si delineano i contorni di figure e oggetti: una sorta di focalizzazione visiva che avviene solo tramite l’esplorazione. Il design di tutti i personaggi è stilizzato e tutti sembrano usciti dall’album di disegni di un bambino, con teste molto grande, senza occhi, su corpi esili e minuti. Tutto è permeato da uno stato irreale delle cose che, a dire la verità, stempera un po’ la drammaticità della storia raccontata. Anche la scelta, sicuramente molto interessante e curiosa, di proporre personaggi che si esprimono solamente a gesti e versi (molto simili a vocalizzi infantili) è una maniera alternativa di raccontare un dramma che, tramite forse uno stile più realistico e voci di attori a supportare le scene, avrebbe impresso un effetto decisamente più marcato. Questo non è per forza il lato negativo della produzione, visto che è proprio tutto ciò a dare originalità e freschezza a una storia che, altrimenti, saprebbe fin troppo di “già visto”.
Le musiche di Wilson, invece, sono un perfetto sottofondo e si accostano perfettamente alle ambientazioni e ai momenti della storia senza risultare mai pompose o pressanti.

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Concludendo…

Tutto in Last Day of June è costruito come una fiaba triste dalle forme e dai colori luminosi, che tradiscono una materia narrativa ben più seria e profonda. Il titolo riesce a proporre una storia matura, lineare e intuitiva utilizzando materie grafiche e stilistiche meno impegnate all’apparenza, proponendo un ossimoro interessante che si impone con grande personalità.

In breve
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Giocatrice tendenzialmente onnivora, nonostante la sua fede primaria rimanga il survival horror classico, avendo trovato la sua dimensione nutrendosi di pane, ansia e Silent Hill. Il suo campo di competenza è l’indie game e l’horror e perde sudore e fatica nell’analisi del lato artistico e, spesso, poetico del videogioco.