Pillars of Eternity arriva su PS4 e Xbox One, ed è ancora tanta roba!

Quando circa due anni fa Pillars of Eternity approdò su PC, ottenne le ovazioni di critica e pubblico. Certo, Obsidian, gli autori del progetto, sono uno degli studi più amati dell’industria videoludica, ma la sfida che si erano posti non era mica da ridere: realizzare un CRPG vecchia scuola, che più vecchia scuola non si può, partendo da una campagna kickstarter.

Ebbene il risultato, come già detto, è stato eccezionale e Pillars of Eternity (e anche Divinity Original Sin) ha dimostrato che c’è ancora spazio per produzioni simili nel mercato odierno e nel cuore dei giocatori.

Tuttavia, oggi non tesseremo a lungo le lodi di un gioco che già due anni abbiamo promosso a pieni voti (se ne volete sapere di più sul perché siamo rimasti affascinati dal titolo Obsidian date uno sguardo alla nostra recensione della versione PC), ma piuttosto ci concentreremo sulla qualità del porting Pillars of Eternity: Complete Edition, un’altra sfida mica da ridere per Obsidian: rendere un gioco essenzialmente pensato per PC, con controlli tarati per mouse e tastiera, fruibile anche su console e per i controller. Saranno riusciti in questa impresa?

Scopriamolo insieme.

Nessuna nuova, buona nuova

Laddove il sistema di comandi abbia subito per forza di cose subito dei cambiamenti, Pillars of Eternity arriva praticamente immutato su console. E fidatevi, questo è un bene.

La vostra avventura inizia con la creazione del proprio personaggio, di cui bisognerà scegliere come al solito le fattezze. Seppur l’editor estetico non sia dei più sofisticati e soddisfacenti, i muscoli da GDR vecchia scuola di Pillars of Eternity si intravedono già dalla scelta della razza del nostro protagonista, passando poi per le sue origini e religione, fino ad arrivare alla classe e le varie varianti della stessa e all’assegnazione di una manciata di punti alle statistiche.

Si tratta di scelte su cui magari inizialmente non darete troppo peso, in fondo gli eventi del prologo sono gli stessi a prescindere che siate un Paladino umano o un Aumaua (dei possenti esseri marini), ma che in realtà hanno un peso non indifferente sulla vostra avventura, sulle possibilità che vi si pareranno davanti e da come verrete visti dagli NPC che popolano il mondo di Eora. Il lavoro di scrittura e sceneggiatura di Obsidian è davvero notevole, e l’immensa mole di dialoghi e varietà di situazioni che scaturiranno dalle nostre scelte, le nostre statistiche e le origini del nostro personaggio stupisce ogni volta, tanto che, una volta finite le circa 80 ore richieste per completare il gioco e le sue espansioni (White March parte 1 e White March Parte 2 fanno parte del pacchetto senza nessun esborso aggiuntivo) non c’è da stupirsi se avrete voglia di catapultarvi nuovamente su Pillars of Eternity con un personaggio nuovo di zecca.

D’altronde, laddove le vicende della trama principale abbiano il retrogusto di cliche – saremo gli unici sopravvissuti di una carovana che per una serie di sfortunati eventi si ritroverà con poteri soprannaturali e in grado di decidere il destino del mondo -, la regia delle quest secondarie dà sfoggio di tutta la bravura di Chris Avellone, risultando sempre ben scritte, interessanti e mai banali.

Ma non si tratta solo di dialoghi ben sceneggiati e quest secondarie affascinanti, quanto di buono ha da offrire Pillars of Eternity lo si trova anche nella minuziosamente elaborata lore di Eora, un mondo fantastico e a tratti brutale, pieno di miti e leggende, di magia e di guerre, che difficilmente ci scorderemo.

Va detto che tutto ciò si tramuta in vagonate e vagonate di testi da leggere, siano essi dialoghi, libri o racconti donati dalle visioni concesse dai nostri poteri, come da tradizione del genere. E ovviamente questo significa che se non siete disposti a investire anima e corpo alla causa forse vi conviene volgere lo sguardo altrove, a prescindere dalla piattaforma.

Il sistema di combattimento utilizza una formula di gioco che sostanzialmente si rifà ai grandi classici del passato, risultando tuttavia ancora oggi divertente e appagante, specie se amate le sfide. In Pillars of Eternity potrete mandare in battaglia fino a 6 personaggi, protagonista incluso, e scegliere di volta in volta ogni singola azione di ogni personaggio attraverso la comoda pausa tattica o lasciare gestire i vostri compagni all’IA, per quanto non sia proprio l’approccio più consigliato. Il livello di sfida del gioco infatti è tarato verso l’alto, e anche alla difficoltà Normale è richiesto un certo studio delle abilità, statistiche, equipaggiamento, ecc. da parte del giocatore, pena ripetuti e cocenti game over. D’altro canto per i neofiti non potrebbe essere una cattiva idea iniziare da un livello di difficoltà più basso (e infatti nella Complete Edition quello di default sarà Facile, probabilmente per venire incontro ai giocatori console, meno avvezzi al genere) e godersi quanto di buono ha da offrire il mondo di Eora senza troppe frustrazioni.

(Quasi) come su PC

Se conoscevate già il CRPG di Obsidian ed eravate solamente interessati alla qualità di questa conversione per console, probabilmente avrete saltato a piè pari quanto scritto sopra per arrivare a questo paragrafo. Ed è giusto così: laddove i valori produttivi, il comparto tecnico e l’ottima regia di Pillars of Eternity sono rimasti immutati, il vero punto di domanda sta tutto nell’adattamento del gioco per il Dualshock 4 e il controller di Xbox One.

Il giocatore console medio di solito non gioca attaccato a mezzo metro da un monitor, ma spaparanzato su un divano, magari a tre metri da un televisore dalla dimensioni generose. Per ovviare questa importante differenza i ragazzi di Paradox Artic (incaricati di questa conversione) hanno pensato di aumentare la grandezza dei testi e la distanza della telecamera dall’azione. Una scelta praticamente obbligata e apprezzata, seppur nel secondo caso si perdano alcuni dettagli dei ricchi scenari di gioco.

Per quanto riguarda i comandi, invece la sfida non era delle più semplici. Come adattare i comandi di Pillars of Eternity per i controller, buoni per tanti generi video ludici, ma di certo non per quello dei GDR con visuale isometrica?

La risposta è menu radiali, e il plurale non è a caso. Tramite i due grilletti del controller è infatti possibile richiamare due menù, uno con tutto quello che serve per le fasi di combattimento, l’altro invece per la gestione del proprio personaggio e dell’inventario. Per quanto riguarda i movimenti, seppure sia possibile spostare il proprio party tramite un cursore, basterà far lavorare in sinergia la levetta sinistra (quella del movimento) e quella destra (che sposta la telecamera dello scenario).

Indubbiamente non si tratta di una soluzione delle più semplici da assimilare, e il sistema di controllo, di gestione del party e dell’inventario, nonché gli stessi spostamenti, potrebbero risultare estremamente macchinosi nelle prime ore di gioco. Niente che ovviamente non si risolva con un po’ di pratica, al punto che dopo qualche ora ci spostavamo tra i vari menu e sul campo di battaglia agilmente… o quasi.

Nonostante troviamo la soluzione di Paradox Artic ottima, indubbiamente la natura intrinseca del gioco lo rende in ogni caso più adatto alla cara vecchia combo mouse + tastiera, relegando questa Complete Edition solo a quella fetta di i giocatori che per svariati motivi non possono o non vogliono giocare su PC.

Concludendo…

Pillars of Eternity: Complete Edition è un conversione ben fatta e siamo contenti che Obsidian abbia voluto prendersi il rischio di pubblicare un prodotto del genere su console, dove i CRPG non sono proprio tra i giochi più popolari, dando la possibilità di giocare agli utenti Xbox One e PS4 un gioco che negli anni verrà ricordato come uno dei migliori esponenti del suo genere. Indubbiamente questa versione ha dei limiti, e sono tutti dovuti dalla natura intrinseca del titolo e l’essere stato realizzato appositamente per mouse e tastiera. Se avete un PC vi consigliamo caldamente di giocarlo su questa piattaforma, ma in caso contrario, anche le home console di Sony e Microsoft sono una valida alternativa.

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