Quello che vede protagonisti gli eroi e i supercattivi più famosi degli universi Marvel e Capcom è uno degli scontri più amati e attesi dal pubblico videoludico. Fin dal lontano 1998, la saga creata da Capcom si è sempre contraddistinta per il suo tag system e per uno stile di gameplay frenetico e coloratissimo, il quale oramai, a distanza di ben 19 anni, ha fatto scuola. Come si ripresenta però il brand nel 2017? Riuscirà a reggere il confronto con i colossi di Netherrealm e Arc System? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

Verso l’infinito e oltre

Generalmente, in sede di recensione, si tende a partire con l’analisi del comparto narrativo del videogioco in questione: questo, assieme ad altri elementi che prenderemo in seguito in esame, è uno dei punti deboli di Marvel vs Capcom Infinite. In pieno allineamento con il Cinematic Universe, i nostri beniamini si trovano ad affrontare uno dei nemici più temibili: Ultron Sigma, vale a dire l’unione tra l’androide supremo Ultron e l’entità cibernetica Sigma, nemesi di Megaman. Con l’aiuto delle gemme dell’infinito, il cyborg intende cancellare dall’universo ogni forma di vita organica, tramutando in macchine gli esseri viventi. Sarà quindi compito degli Avengers, aiutati dai paladini di Capcom, sconfiggere Ultron Sigma, mettere al sicuro le gemme e riportare ordine ed equilibrio. La durata media della modalità storia oscilla tra le 3 e le 4 ore, a seconda della difficoltà selezionata, ma non è questo il vero nocciolo della questione. I vari capitoli sembrano non essere uniti in maniera coerente da un collante principale; il ritmo con cui essi sono scanditi è irregolare e buchi di trama troppo grandi da omettere vanno a gravare sul nostro giudizio complessivo. Come riescono i nostri eroi ad accedere senza problemi a dimensioni oscure, fuori dallo spazio e dal tempo? Perché non utilizzano pienamente il potere delle gemme? In che modo Frank West, protagonista di Dead Rising, potrebbe tenere testa all’onnipotente Thanos senza essere atomizzato nel giro di pochi secondi? Mistero della fede.

Ciò che emerge dalla nostra analisi è che il comparto narrativo di Marvel vs Capcom Infinite non è di certo la sua punta di diamante. Se paragonato ai lavori recenti di Netherrealm Studios, quali Mortal Kombat X e Injustice 2, il titolo di Capcom esce sconfitto dallo scontro, con le ossa rotte e parecchi denti mancanti.

Il ritorno del Proton Cannon

Quello che si potrebbe considerare il pezzo forte dell’intera offerta ludica è senza ombra di dubbio il gameplay. Infinite è un gioco molto divertente, specialmente se sfruttato in compagnia di un gruppo di amici. Gli sviluppatori di Capcom hanno saputo unire sapientemente molti elementi del precedente capitolo con altri, finiti da troppo tempo nel dimenticatoio. Fu infatti possibile sfruttare per la prima volta il potere delle gemme dell’infinito nel lontano 1995, in Marvel Super Heroes, un picchiaduro eccezionale e purtroppo poco ricordato. Se uniamo questo elemento al classico tag system e al sistema di combo facilitate, otteniamo uno stile di combattimento unico, rapido, facile da apprendere ed estremamente appagante. È possibile inoltre scegliere se combattere in tal modo o con il più classico combat system di Street Fighter, con le solite combinazioni di pugni, calci e mezzelune. Il parco mosse dei personaggi è davvero molto curato, con animazioni credibili, onde energetiche scintillanti e luci colorate. Il roster presenta un buon numero di lottatori, circa trenta, con tante nuove aggiunte e arrivi prossimi, quali Sigma, il guerriero di Monster Hunter, Black Panther e il tanto vociferato Venom (peccato per l’assenza di qualsivoglia X-Men). Ogni personaggio ha a disposizione tre mosse finali, di cui una richiede almeno tre barre d’energia, mentre una volta caricato al massimo l’indicatore, sarà possibile scatenare l’Infinity Storm, vale a dire tutto il potere delle gemme dell’infinito. Quella dello spazio rinchiude l’avversario in un angolo dello schermo, senza possibilità d’avanzamento; quella dell’anima riporta in vita un compagno caduto e lo farà combattere con noi; la gemma del tempo ci permetterà di concatenare rapidamente molti attacchi mentre quella della realtà scaglierà gli elementi, quali fuoco, ghiaccio e tuono, contro il nemico; infine la gemma del potere ci consentirà di aumentare a dismisura la potenza dei nostri colpi mentre quella della mente rigenererà molto più rapidamente il nostro indicatore per le mosse finali. Oltre alla devastante Infinity Storm, potremo attingere al potere delle gemme anche senza caricare del tutto la barra, utilizzando l’Infinity Surge, ovvero piccoli bonus da usare durante la partita. A differenza del capitolo precedente, non potremo combinare le mosse finali di ogni nostro personaggio in un singolo, potentissimo attacco e non avremo a disposizione l’X Factor, ma di tutto ciò poco ci importa poiché anche solo il poter urlare a squarciagola: “Proton Cannon!”, basta e avanza.

Action figures in movimento

Eccoci giunti a quello che si potrebbe considerare il tallone d’Achille dell’intera produzione: il design di ambientazioni e personaggi. Fin dal primo sguardo concessoci da Capcom tramite la demo, abbiamo notato una grande trascuratezza nel ricreare gli scenari e i modelli dei protagonisti. Se confrontati con quelli del passato o con gli stage cangianti di Mortal Kombat e Injustice, sarà impossibile non storcere il naso di fronte ad una palette cromatica spenta, senza mordente come un piatto di pasta al pomodoro senza sale. Ciò che più disturba è invece il look di alcuni lottatori: primi fra tutti Capitan America e Thor. Il paladino di Zio Sam sembra stranamente deforme, con spalle molto larghe, muscoli dorsali eccessivamente pronunciati e una testa più piccola del normale, protetta da un costume davvero mal realizzato. Il principe di Asgard, dal canto suo, ricorda più un pupazzone acquistabile in edicola piuttosto che un prode dio del tuono, figlio di Odino e possessore di Mjolnir. Certo sarebbe ingiusto non riconoscere il buon lavoro svolto su altri personaggi, come Rocket Raccoon, ma la sensazione è che, in generale, si sarebbe potuto fare qualcosina in più.

Tecnica pura

Se si esclude il design carente dei personaggi e la poca ricchezza delle ambientazioni, il comparto tecnico di Marvel vs Capcom Infinite riesce a portare tranquillamente a casa la pagnotta. Se il titolo risulta molto veloce, divertente e godibile, ciò lo si deve ad un framerate (quasi) sempre stabile e una grafica con pochissime sbavature. Gli effetti di luce, fuoco e particellari non saranno i migliori visti fino ad ora sulla piazza, ma riescono a convincere senza problemi il giocatore medio. Dal punto di vista sonoro ci troviamo dinanzi ad un lavoro ben fatto ma senza particolari picchi catartici. Molte tracce sono già presenti nei vari Street Fighter e alcuni temi dei personaggi sono semplicemente brani remixati del precedente capitolo.

Concludendo…

Marvel vs Capcom Infinite non passerà di certo alla storia come “Il picchiaduro per eccellenza” e non sarà famoso per i personaggi meglio proposti all’interno della serie, ma saprà divertirvi come non mai. Grazie al suo stile di combattimento unico, veloce e adrenalinico, scontrarvi con i vostri amici o con sconosciuti online sarà un vero piacere. Simpatico anche l’utilizzo delle gemme dell’infinito, le quali fungono da perno centrale in una trama che, seppur con buchi di sceneggiatura grandi come il Grand Canyon, riuscirà ad intrattenervi almeno per un paio d’ore.

In breve
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Laureando in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale, si avvicina al mondo dei videogiochi già in tenera età. Appassionato di cinema e cortometraggi, carica su internet video satirici e talvolta demenziali con i 3Gamersacaso e The Gentlemen. Il suo obiettivo ultimo? Guidare le masse incolte sfruttando un pensiero laico, razionale e scientifico. A volte riesce persino ad essere serio.