Sulle orme di PlayerUnknown’s Battlegrounds

Siamo nell’era di Twitch, la piattaforma streaming di maggior successo in ambito videoludico, talmente famosa da poter quasi condizionare le sorti stesse dei videogiochi. E’ stata – per fare un esempio – la fortuna di PlayerUnknown’s Battlegrounds, il gioco multiplayer attualmente più giocato su Steam.

Tutto questo successo ottenuto da quello che possiamo considerare come il re delle Battle Royale ha spinto altre compagnie a seguire le sue orme. Epic Games ha infatti introdotto da pochi giorni la modalità Battle Royale nel suo nuovo, cartoonesco, sparatutto in terza persona – Fortnite.

Combattenti tuttofare

L’influenza di PlayerUnknown’s Battlegrounds è decisamente percepibile nelle meccaniche di gioco di Fortnite. Sin dal primo impatto, magari già dal primo lancio con il paracadute, i fan dell’ultima opera di Bluehole sentiranno il classico odore di “già visto”.
Fortnite, del resto, condivide con PlayerUnknown’s Battlegrounds la medesima telecamera in terza persona, l’interfaccia della mappa e anche la ben nota barriera elettrica che si restringe sempre più con il passare del tempo. Il giocatore sarà quindi costretto a ripiegare verso il centro della mappa e, di conseguenza, a tuffarsi nella sanguinosa mischia costituita da ben 99 avversari. Indovinate un po’? Ne resterà soltanto uno.
Ad ogni uccisione i nemici “dropperanno” il proprio equipaggiamento tra cui pistole, fucili, granate e bende. Fare razzia delle scorte altrui sarà necessario per procurarsi ulteriori risorse ed evitare di rimanere a secco. In fase di recupero bisognerà trovare riparo per non cadere in un’imboscata nemica poiché il nostro guerriero sarà impossibilitato a difendersi per tutta la durata della medicazione.

I ragazzi di Epic Games non si sono limitati a prendere in prestito una ben nota struttura di gioco e hanno deciso di donare un tocco di freschezza alle meccaniche classiche delle Battle Royal, inserendo qualche chicca in più nel gameplay. Prima fra tutte, la possibilità di interagire con l’ambiente di gioco per rendere la vita più difficile agli agguerriti nemici. Il giocatore potrà creare delle strutture difensive in qualsiasi zona e dovrà agire d’astuzia per non cadere preda di eventuali cecchini pronti a fare fuoco. Avrete bisogno di attraversare un fiume senza troppe difficoltà? Vi basterà innalzare un ponte. Come fare per raggiungere l’ultimo piano di un edificio? Piazzare una rampa dovrebbe essere più che sufficiente.

Una nota dolente, proprio come in PlayerUnknown’s Battlegrounds, è rappresentata dall’audio ambientale che in più occasioni vi impedirà di percepire la posizione dei nemici. Il rumore dei passi non è sincronizzato con i suoi effettivi movimenti e ciò vi metterà più volte in difficoltà: tendere un’imboscata sarà impossibile senza poter prevedere correttamente la posizione del nemico.

Concludendo…

La strada che vuole percorrere Epic Games ci appare chiara: prendere tutto ciò che c’è di positivo da PlayerUnknown’s Battlegrounds e, allo stesso tempo, introdurre alcune piccole novità in grado di ampliare e diversificare l’esperienza di gioco.
Fortnite non brilla per originalità, i titoli a cui si ispira sono troppo riconoscibili per non accorgersene ma riesce in ogni caso a tenere incollati allo schermo per diverse ore. Non ci resta che tenerlo d’occhio e attendere eventuali espansioni e migliorie.

Bluehole ha tratto a sua volta ispirazione dal lavoro di Daybreak Company con H1Z1 ma è riuscita a iniettare una personalità evidente in PlayerUnkown’s Battlegrounds. Epic Games riuscirà a fare lo stesso con Fornite? Lo scopriremo solo vivendo.