Dopo anni di attesa finalmente il titolo sviluppato da Studio MDHR è qui. I possessori di PC e sopratutto Xbox One, dove il titolo sarà pubblicato in esclusiva per il mercato console, possono aprire il portafogli e spendere i soldi che da tempo avevano messo da parte. Mai investimento in un gioco indipendente fu più azzeccato, le ore di divertimento che ne deriveranno saranno molte e intense. Sopratutto per i videogiocatori in cerca di grandi sfide, di quelle che non si vedevano da decenni in un gioco del genere. Signori diamo il benvenuto a Cuphead.

I migliori anni

Cuphead è uno sparatutto a scorrimento laterale con elementi platform che si rifà ai celebri nomi di entrambi i generi come Mega Man, Metal Slug, Ikaruga e simili. Ciò che lo rende unico è una direzione artistica molto riuscita che prende a piene mani dall’animazione degli anni ’30 del secolo scorso, come gli indimenticabili cartoni animati di Betty Boop e Braccio di Ferro. Come allora fondali, personaggi ed effettistica varia sono stati realizzati a mano e successivamente riuniti insieme tramite computer al fine di realizzare ciò che oggi abbiamo sotto gli occhi. Le movenze grossolane ed esagerate, le espressioni di bocca e occhi, la colorazione, la colonna sonora jazz che accompagna l’azione, tutto è coerente con lo stile scelto e adesso sappiamo per certo che è sicuramente valsa la pena aspettare tutto questo tempo per vederne il lancio.
All’interno di questa cornice prende il via l’avventura dei due protagonisti, Cuphead e Mugman, i quali smarrita la strada di casa si ritrovano di fronte al Casinò del Diavolo dove decidono di intrattenersi giocando ai dadi. La sorte sembra aver baciato i due fratelli che ottengono una vittoria dopo l’altra. A questo punto si fa vivo il Diavolo in persona che propone una sfida ai due novelli giocatori, un ultimo tiro di dadi con in palio da una parte tutti i soldi del casinò, dall’altra le loro anime. I due accettano, perdono inesorabilmente e per evitare la dannazione chiedono di poter ripagare il debito in altra maniera. Il signore degli inferi allora propone loro di andare in giro a recuperare i contratti di tutti quelli che gli devono ancora l’anima, una volta portato a termine l’incarico il debito sarà pagato. Questo è l’evento che ci porterà in lungo e in largo per l’Isola Calamaio nel tentativo, a tratti estremamente difficile e frustrante, di sconfiggere gli oltre 30 tra boss e mini boss del gioco.

Corri, spara e non solo

A ogni boss corrisponde un’area precisa, sconfitto il boss si può passare a quella successiva. In queste zone ci si può spostare liberamente, parlare con gli NPC e comprare potenziamenti molto utili nelle battaglie con i su detti, come le vite aggiuntive. I livelli platform fungono da collegamento tra le aree e i boss di fine livello e si avvalgono della struttura da sparatutto a scorrimento laterale, quello che oggi viene definito corri e spara. Tali sezioni sono molto ispirate e interessanti ma il fulcro dell’esperienza sono le già citate battaglie. I boss attraversano svariate trasformazioni durante lo scontro e anche gli attacchi cambiano parallelamente a essi. Nonostante l’ottima curva di difficoltà, il titolo è molto punitivo e approcciarsi ai combattimenti con svogliatezza o eccessiva sicurezza può facilmente portare a una morte prematura e dolorosa. Apprendere le varie sequenze di attacco e avere molta pazienza, il tutto affiancato a un un oculato uso delle modalità di fuoco e dei potenziamenti, è invece la chiave per portare a casa la vittoria, la quale sarà sì sudata ma allo stesso tempo molto gratificante. A questo proposito c’è da tenere a mente che, nonostante sia possibile affrontare Cuphead sia a difficoltà facile che normale, l’accesso all’ultima area sarà appannaggio solo di chi riuscirà a sconfiggere tutti i boss a difficoltà normale.

Concludendo…

Portare a termine il gioco sviluppato da Studio MDHR non sarà un’impresa facile, chi perde subito la pazienza è avvertito. Morire in un livello significa inevitabilmente iniziarlo da capo e ciò può portare alla frustrazione, ma non si può dire che si tratti di un livello di sfida fuori dal mondo. Cuphead fa quello che deve e lo fa in modo eccellente sotto tutti i punti di vista. Qualcuno potrebbe obiettare parlando di una scarsa longevità (gli appassionati del genere non avranno di che lamentarsi vista la grande rigiocabilità), dal canto nostro preferiamo un gioco con pochi contenuti ma ottimamente realizzati a uno pieno di attività inutili che nella sostanza non aggiungono niente all’esperienza (vedi i vari open world pieni di incarichi secondari miseri e una storia principale ridotta all’osso).

In breve
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Il primo Metal Gear Solid per PlayStation gli cambiò la vita e da allora capì che i videogiochi sarebbero stati la sua più grande passione. Collezionista accanito, amante del Giappone e di molte altre cose, ha lavorato per Square Enix e Nintendo nel ruolo di tester oltre ad aver collaborato con IGN e VG247.it. Non ha idea di cosa gli riservi il futuro, ciò che è certo è che da grande vuole fare il videogioco.