Dopo una lunga attesa, ecco la nuova avventura di Adol Christin

Non avrà il blasone di Final Fantasy, Dragon Quest e Shin Megami Tensei (specie qui in Occidente), ma anche la saga YS di Falcom rientra tra i pilastri videoludici che hanno fatto la storia del made in Japan. Dopo ben 7 lunghi anni di attesa dall’ultimo capitolo principale, finalmente è arrivato anche da noi YS VIII: Lacrimosa of Dana.

Abbiamo esplorato in lungo e il largo l’isola di Seiren e maciullato di botte numerosi nemici, e finalmente siamo pronti a dirvi la nostra sulla nuova avventura di Adol Christin.

Un’isola maledetta? Normale amministrazione per Adol!

Piccola premessa per chi non conosce la saga di YS: la quasi totalità dei capitoli segue le avventurose gesta del prode Adol. Sebbene qualche rimando alle precedenti avventure è sempre presente, non è assolutamente necessario aver giocato agli altri titoli della serie per apprezzare YS VIII. Insomma se non avete mai giocato alla serie, questo è un ottimo momento per iniziare.

La storia inizia a bordo della Lombardia, una nave su cui Adol e l’amico di mille avventure Dogi si sono imbarcati in veste di marinai di ventura, un po’ per scroccare il viaggio verso la loro nuovo destinazione e un po’ per mettersi in tasca qualche soldo extra, che male non fa mai.

Ovviamente non sarebbe un’avventura di Adol Christin se qualcosa non filasse per il verso storto, e infatti la Lombardia improvvisamente viene attaccata e distrutta da un mostro misterioso, una specie di polipo gigante, e il nostro “fortunato” eroe si risveglierà su un’isola apparentemente deserta. Niente di nuovo, insomma.

Dopo aver incontrato l’abile spadaccina Laxia, Dogi e il Capitano della Lobardia, Barbaros, scopriremo finalmente quello che è successo: Adol e gli altri passeggeri sono naufragati su Seiren, un’isola maledetta da cui, stando alle leggende, nessuna nave e persona ha mai fatto ritorno.

Decisi a creare un villaggio di ventura per radunare tutti i naufraghi e organizzare la fuga da quest’isola maledetta, Adol partirà all’esplorazione della vasta isola alla ricerca degli altri passeggeri della Lombardia e per raccogliere informazioni e materiali utili per la fuga.

Quella di YS VIII: Lacrimosa of Dana è, un po’ come quella degli altri capitoli della serie, è una storia molto leggera e condita da personaggi che di certo non stonerebbero in un manga shonen. C’è da dire però, che questa volta Falcom ha realizzato un intreccio davvero interessante da seguire, ricco di misteri e di numerosi personaggi che, chi più chi meno, sono stati tutti ben caratterizzati.

Ognuno dei naufraghi della Lombardia ha infatti la sua personale storia da raccontare, così come una serie di incarichi secondari da affidarci, grazie ai quali aumenteremo il nostro legame con essi, cosa necessaria, tra l’altro se si vuole ottenere il vero finale alla fine di questa avventura.

E siccome non vogliamo rovinarvi la sorpresa, ci limitiamo a dire che laddove l’incipit della storia ruota intorno alla ricerca degli altri naufraghi e alla fuga da Seiren, nella seconda meta dell’avventura verranno svelati numerosi misteri di questa isola maledetta che daranno il via a una sottotrama davvero interessante e ben concepita.

Tra esplorazione, baratti, noci di cocco e botte da orbi

Se dal punto di vista narrativo siamo rimasti piacevolmente stupiti, dal punto di vista del gameplay non avevamo dubbi sul fatto che ci saremmo ritrovanti davanti a un ottimo mix di hack n’ slash ed elementi adventure, di quelli che solo mamma Falcom riesce a realizzare.

Il sistema di combattimento è molto semplice da assimilare: gli attacchi base si sferrano con la semplice pressione del tasto X, a cui si aggiungono una serie di abilità speciali assegnabili ai quattro pulsanti frontali del controller, ognuno dei quali ha potenza ed effetti differenti. Con i grilletti invece è possibile richiamare il menù degli oggetti, dove troveremo i vari oggetti curativi, come pozioni e antidoti, e anche noci di cocco, mele e qualsiasi leccornia troveremo nell’Isola di Seiren che ci possa dare una mano in battaglia. Con L1 e R1, infine, si attivano rispettivamente la schivata e le parata, che se se eseguite con il giusto tempismo, permetteranno di attivare un specie di super momentum in cui potremo fracassare di botte il malcapitato di turno.

Si potrà passare al volo da un personaggio all’altro con la semplice pressione di un tasto, e ognuno di essi avrà il proprio set di mosse e un attributo di attacco particolare: ce ne sono tre e solitamente i nemici sono deboli a uno e resistenti agli altri due, movimentando ulteriormente le carte in tavola. Non manca poi abilità speciali attivabili una volta che l’apposita barra sarà caricata al massimo e che scatenano attacchi formidabili in grado di fare piazza pulita di miriadi di nemici o di infliggere danni ingenti anche al più coriaceo dei boss.

Insomma, niente che non possa essere assimilato in una manciata da minuti da chi ha giocato altri titoli simili. Ma non lasciatevi ingannare dalla sua semplicità, perché quello di YS VIII è un sistema di combattimento frenetico, che premia i riflessi e una certa accortezza nel saper gestire nel caos il campo di battaglia. Finire in balia dei status alterati o circondati dai nemici è questione di attimi, specie alle difficoltà superiori a Normal, e gli oggetti curativi potrebbero scarseggiare se non si fa attenzione, visto che, tra l’altro, non sarà possibile fare incetta di pozioni dal mercante di turno. Perché? Semplice, perché il “mercante di turno” non esiste proprio.

In linea con il contesto narrativo (insomma, pensate davvero che ci siano mercanti su un’isola deserta?), in YS VIII non esiste un vero e proprio sistema economico, e l’unico modo per procurarsi oggetti curativi, accessori, o potenziare armi e armature è utilizzare i materiali accumulati nei nostri viaggi e affidarsi il buon caro e vecchio sistema del baratto, per scambiare materiali comuni per altri più rari. Un’idea decisamente interessante e che abbiamo davvero apprezzato, donando quel carisma in più alla produzione Falcom e incentivando il giocatore ad esplorare il più possibile, senza però scadere nel farming scellerato di risorse.

Anche la natura adventure del gioco si sposa bene al tema principale del gioco. In veste di naufraghi dovremo esplorare in lungo e il largo un’isola deserta, composta da foreste intricate, montagne tortuose e spiagge pullulanti di nemici. La struttura delle ambientazioni incita il giocatore a controllare ogni angolo, e talvolta anche usare la materia grigia per raggiungere scrigni o piante rare.

Talvolta capita anche di trovarsi di fronte a ostacoli insormontabili, come una parete rocciosa scalabile solo arrampicandosi sull’edera o zone completamente avvolte nel buio, che sarà possibile superare solo tramite gli attrezzi recuperabili durante i nostri viaggi, spingendo il giocatore a rivisitare vecchie location per scoprire nuove aree e mantenendo sempre fresche le fasi esplorative.

Di quando in quando saremo chiamati a difendere il nostro accampamento dall’assalto dei mostri, in un minigioco ad orde in cui bisogna sconfiggere tutti i nemici, non solo sfruttando la forza bruta, ma anche con stratagemmi come trappole ed esche. Peccato che si tratti di un minigioco sporadico quanto ripetitivo, perché l’idea di base non è affatto male.

Meno originali, ma comunque godibili da intraprendere, sono invece le varie missioni di soppressione, in cui Adol e compagni dovranno uccidere delle versioni giganti dei mostri standard, e quelle di investigazione dove invece bisognerà svelare vari misteri dell’isola di Seiren.

Un comparto tecnico che lascia a desiderare

Se fino ad ora abbiamo tessuto solo lodi, una cosa che davvero è difficile da digerire di YS VIII: Lacrimosa of Dana è il comparto tecnico.

Dal punto di vista grafico, vuoi per il limitato budget della produzione e la versione PS Vita a fare da zavorra, siamo indietro di almeno una generazione videoludica, ad essere buoni. Le ambientazioni, per quanto ben congegnate e varie, mostrano il fianco a una certa povertà poligonale e talvolta appaiono un po’ vuote, mentre le animazioni dei personaggi sono legnose e le animazioni facciali poco espressive.

C’è di buono che in tutto ciò i tempi di caricamento sono ridotti all’osso, anche quando ci si teletrasporta da un estremo all’altro del mondo di gioco, e il framerate è sempre ancorato sui 60 fotogrammi al secondo, donando un’esperienza fluida al giocatore.

Di ottima fattura la colonna sonora, con pezzi ispirati e variegati, così come il doppiaggio in giapponese, mentre quello in lingua inglese è solamente sufficiente.

Come capita spesso in produzioni simili, sono assenti del tutto i sottotitoli in italiano, ma per fortuna l’inglese utilizzato è piuttosto semplice da comprendere.

Concludendo…

YS VIII: Lacrimosa of Dana è un titolo estremamente divertente, accompagnato da un gameplay frenetico per quanto riguarda i combattimenti e stimolante nell’esplorazione quanto basta ad invogliare il giocatore a girovagare in lungo e in largo l’isola per tutta l’isola di Seiren. Il lavoro di Falcom è lodevole anche per quanto riguarda la trama e la colonna sonora, ma è innegabile che il comparto tecnico risulti fin troppo obsoleto. In ogni caso è un gioco che consigliamo assolutamente, sia a chi cerca una piacevole avventura sia ai fan di vecchia data della serie.

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