La Paris Games Week, nonostante sia da sempre considerata una conferenza “minore” rispetto alle ben più blasonate E3 e Gamescom, ha regalato parecchie sorprese in questo 2017 piuttosto scoppiettante in casa Sony; dalla nuova IP di casa Sucker Punch al seguito del pluricelebrato The Last of Us, il futuro dei possessori di Playstation 4 non è mai stato così roseo. Nel pre-show, il colosso giapponese ha mostrato ben 7 titoli a supporto del Playstation VR, una chiara dimostrazione che la Sony stia in realtà puntando moltissimo sulla nuova tecnologia. Tra i titoli presentati ritroviamo il particolarissimo horror/thriller Stifled, titolo partorito come progetto scolastico da alcuni studenti di Singapore che rispondono al nome di Gattai Games e, in seguito, acquisito e pubblicato da Sony il 31 ottobre, in concomitanza con la festa di Halloween. Un gioco dalla forte componente sperimentale, senza dubbio audace e peculiare; senza ulteriori indugi, andiamo a vedere come si comporta sul banco di prova!

Breath

Non appena lancerete il gioco vi verrà chiesto di calibrare il microfono, poiché proprio la vostra voce sarà l’elemento portante del gameplay, ed è qui che risiede la vena sperimentale di Stifled. Una volta iniziata una nuova partita, vi risveglierete in una casa semi-deserta. Potrete sentire solo il suono di un pianoforte provenire dal piano di sotto e il ticchettio di un orologio a pendolo: l’intera area di gioco è satura di una strana nebbia e l’unica maniera per diradarla – e poter così scrutare gli elementi di gioco – è quella di sussurrare od urlare al microfono (ad onor del vero è possibile ovviare alla mancanza del dispositivo stesso premendo il grilletto R2, il quale simulerà l’intensità dei suoni da voi emessi). L’ambientazione è ricreata in maniera piuttosto spartana, ed è subito chiaro che lo scopo del gioco sia quello di interagire coi vari elementi di gioco per risolvere alcuni enigmi, almeno in queste fasi che definiremmo “reali”.

Il pretesto narrativo pare abbastanza intrigante,almeno nelle premesse: come già accennato il nostro protagonista si risveglia in una camera completamente frastornato, all’inseguimento di quello che sembra essere il fantasma della moglie; vi avvertiamo subito che il titolo Gakkai Games è piuttosto avaro di elementi narrativi chiari e trasparenti e relega lo sviluppo della trama a pochi ed essenziali elementi criptici nei dialoghi e nei pensieri del personaggio da noi interpretato, il quale dovrà fare i conti coi propri sensi di colpa e con il proprio passato.

Hello darkness my old friend…

A queste fasi esplorative si susseguiranno dei momenti nei quali sarete immersi nella più totale oscurità. In queste sequenze di gioco, l’ambientazione perderà qualsiasi parvenza reale, ritrovandoci a tu per tu con il buio ed alcuni elementi dai contorni bianchi in uno stile surreale e minimalista. Anche qui sarete chiamati ad emettere dei suoni per poter evidenziare l’ambiente di gioco ma con una importantissima differenza: i vostri suoni attireranno delle creature simili a dei bambini che una volta accortisi della nostra presenza ci verranno a “trucidare” per portarci all’inevitabile game over. In un approccio stealth molto rudimentale potrete evitare di incrociare la strada con queste creature distraendole tramite il lancio di un oggetto; questa tecnica può essere ripetuta nel corso del gioco un’infinità di volte rendendo il tutto non solo ripetitivo ma anche banalmente semplice, ed in un gioco che dovrebbe fare delle situazioni di angoscia e di paura il suo punto forte si rivela una gravissima pecca.

Intendiamoci, l’atmosfera a tinte horror non è neanche rappresentata poi tanto male, gli effetti sonori di alto livello e le fasi oniriche faranno la gioia degli amanti del terrore videoludico meno stereotipato, semplicemente la componente gameplay è colpevole di far leva su pochissimi elementi che si ripetono allo sfinimento fino all’endgame.
Ovviamente se deciderete di affrontare l’avventura col Playstation VR ne godrete parecchio – in termini di coinvolgimento – peccato che le ambientazioni di gioco siano davvero scarne, e non stiamo parlando della scelta stilistica delle sessioni legate all’inconscio del protagonista. Dalle texture ai modelli poligonali tutto appare molto al di sotto della media, soprattutto se si fa la comparazione con altri titoli pensati per la realtà virtuale. Inoltre la bassa qualità accentua gli effetti indesiderati come il motion sickness, ma questo ovviamente è un discorso soggettivo che varia da utente ad utente.

Sappiamo benissimo che ci troviamo di fronte ad un gioco concettualmente sperimentale ed inserito in una fascia di prezzo piuttosto low budget –19,99€-, ma ciò non giustifica i giovanissimi sviluppatori nell’aver rilasciato un prodotto acerbo e dalle meccaniche che portano rapidamente alla noia il giocatore, tutto questo considerando anche la brevissima durata dell’avventura.

Concludendo…

Stifled è un gioco che crolla sotto la voglia di sperimentazione degli sviluppatori: dal comparto tecnico decisamente inconsistente al gameplay ripetitivo e noioso, colpevole di sfruttare ciclicamente le pochissime meccaniche a disposizione, ne viene fuori un gioco di sicuro non al passo coi tempi. Le fasi di totale oscurità e l’uso del Playstation VR potrebbero far felice qualche amante dell’horror nella sua forma più viscerale e minimale, ma questo non ne giustifica di sicuro l’acquisto.

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