Rockstar approda su Switch

Il primo anno di Nintendo Switch sta innegabilmente godendo di parecchio successo. Approdata nei negozi a Marzo, Switch è ormai entrata di prepotenza nelle nostre vite videoludiche di tutti i giorni. Grazie a titoli di indubbia caratura, quali Super Mario Odissey o The Legend of Zelda: Breath of the Wild, il parco titolo – criticato da molti – per noi risulta più solido che mai. Anche sul fronte third party, Nintendo Switch ha saputo dimostrare di non voler restare indietro: titoli come The Elder Scrolls V, Doom e il neo annunciato Wolfenstein II: The New Colossus, sono la chiara dimostrazione di come Switch sia in realtà in grado di gestire titoli next gen relativamente recenti. LA Noire, oggetto della recensione di oggi, ne è l’assoluta prova. Il titolo sviluppato dagli ormai defunti Team Bondi, in collaborazione con Rockstar Games e commercializzato per la prima volta nel 2011, è infatti un porting ragionato che porta sugli piccoli schermi di Switch una delle perle incomprese della passata generazione di console.

Desiderosi di risolvere nuovamente crimini in compagnia di Cole Phelps, ci siamo calati piacevolmente – ancora una volta – nella Los Angeles anni ‘40 di LA Noire.

Il nostro parere su questo porting? Scopriamolo insieme nella recensione…

La Los Angeles portatile

Come già anticipato nella nostra precedente recensione, in LA Noire vestiremo i panni di Cole Phelps, ex veterano di guerra, accompagnandolo nella sua “scalata” tra i ranghi di detective del dipartimento di polizia di Los Angeles. L’ambientazione, la Los Angeles degli anni ‘40 appunto, è il vero e proprio punto di forza della produzione targata Rockstar: crimine, vizi e da droga sono il nuovo “cancro” che sta affliggendo la metropoli statunitense nel secondo dopoguerra.

Proponendosi come vero e proprio punto di contatto tra videogame e cinema, LA Noire offre un’esperienza di gioco altamente interattiva. Quello che all’apparenza può sembrare un titolo in puro stile Rockstar, caratterizzato da enormi mappe interamente esplorabili e missioni dall’alto tasso adrenalinico, è in realtà uno tra i titoli più ragionati della celebre software house. Sebbene la Los Angeles anni ‘40 proposta nel gioco potrà essere esplorata liberamente tra un obiettivo ed un altro, il vero focus della produzione è relativo all’investigazione. Tramite la ricerca di prove nelle scene del crimine e gli interrogatori dei sospettati – impreziositi dalla impressionante tecnologia di Motion Scan, tutt’ora considerata una delle migliori nel panorama del gaming moderno – dovremo risolvere i vari casi che ci verranno proposti per tutta la durata dell’avventura. Tramite l’utilizzo del taccuino, Cole Phelps potrà tenere sempre sott’occhio ogni prova raccolta, aggiungendo tramite esse punti di interesse sulla mappa.

Non mancheranno di certo anche le sparatorie. In più occasioni, Phelps e soci, si troveranno all’interno di scontri a fuoco. Grazie ad una ottima mappatura dei comandi, il gunplay su Switch funziona piuttosto bene: disabilitando la mira assistita gli analogici dei Joy-Con risultano piuttosto precisi anche se, giustamente, con un Pro Controller la situazione migliora drasticamente.

Potenzialità e…limiti

Ed è proprio in modalità portatile che il titolo Rockstar riesce a dare il meglio di se. I 6 anni, purtroppo, si sentono tutti anche se i miglioramenti rispetto alle prime versioni PS3/Xbox 360 ci sono eccome. In primis, il sistema di illuminazione e gli effetti a schermo risultano molto più veritieri rispetto alla precedente edizione, così come la pulizia dei volti dei personaggi. Sulla distanza di visualizzazione, purtroppo, si iniziano a intravedere tutti i limiti tecnici della console Nintendo, con fenomeni di pop-up e rallentamenti nei caricamenti delle texture a volte piuttosto marcati, limiti che diventano ben più evidenti nel caso decidessimo di usufruire della console in modalità “docked”. Su TV l’immagine perde parecchio di definizione, soprattutto nelle fasi di libera esplorazione della mappa. Nonostante ciò, il lavoro svolto dal team nel caratterizzare al meglio la città può dirsi ottimamente riuscito. La Los Angeles di LA Noire è credibile sia nelle sue architetture che negli usi e costumi della gente. Come già accennato, a farla da padrone nella produzione Rockstar è la tecnologia di Motion Scan utilizzata, a nostro parere una tra le migliori nell’intero panorama videoludico. Le movenze dei volti sono incredibili, caratteristiche ancora più accentuate nelle fase degli interrogatori, dove in base alle micro espressioni facciali dei sospettati dovremo dedurre se la persona che abbiamo di fronte stia mentendo oppure no.

Sul fronte sonoro, invece, la produzione targata Rockstar si conferma ad ottimi livelli. Le musiche e i suoni dell’epoca sono stati ricreati in maniera piuttosto fedele, garantendo una immersività pressoché totale. Ottimo anche il doppiaggio – in lingua inglese – che accompagna perfettamente l’eccellente motion capture dei personaggi su schermo.

Concludendo…

LA Noire su Switch non sarà di certo un porting rivoluzionario, capace di ridefinire gli standard del genere, ma è di certo un’operazione di indubbia qualità. Il titolo, già ottimo nel 2011, gode di nuova vita sulla console Nintendo che, soprattutto in modalità handled, riesce a garantire un comparto grafico ben al di sopra delle aspettative. Il gameplay vario, costituito da fasi investigative uniche nel suo genere, e l’eccellente Motion Capture, fanno di LA Noire un acquisto imprescindibile per gli appassionati del genere, fieri possessori di Nintendo Switch.

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 20 Maggio 2011(Console) - 11 Novemre 2011 (Pc)
  • Sviluppatore: Team Bondi
  • Distributore: Rockstar Games
  • Publisher: Rockstar Games
  • Pegi:

Condividi
Articolo precedenteL.A Noire Remastered – Recensione
Prossimo articoloMushroom Wars 2 – Recensione

Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre (si avete letto bene DI SUA MADRE). Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.