Il 2017 sarà ricordato come l’anno del ritorno in grande spolvero dei platform. Il genere ha dato il meglio di sé a partire da metà degli anni novanta con l’arrivo di Super Mario 64, Banjo-Kazooie, Spyro, Crash Bandicoot e molti altri titoli che hanno segnato più di una generazione. Tornando all’anno che sta per concludersi, abbiamo visto l’uscita di Yooka-Laylee, di Super Lucky’s Tale e di sua maestà Super Mario Odyssey, che ha nuovamente fatto scuola. A questo gruppetto oggi si aggiunge A Hat in Time, titolo sviluppato da Gears for Breakfast in seguito a una riuscita campagna Kickstarter e pubblicato da Humble Bundle per Xbox One, PlayStation 4 e PC.

Torna di moda il cappello

Come rivelato dagli sviluppatori, A Hat in Time si ispira, riprende e rielabora elementi dei grandi platform per Nintendo 64, GameCube e PlayStation. Si potrebbe dire che l’intera produzione è un tributo vivente a quelle glorie di un passato ormai lontano. La struttura dei mondi e la raccolta di tutto quello che può essere raccolto però non fanno di un asino un cavallo o come direbbe la mia professoressa delle scuole medie: “Il ragazzo apprende ma non riesce”. Andiamo con ordine, avviato il gioco vestiremo i panni di Hat Kid, una ragazzina che sta tranquillamente viaggiando nello spazio nella sua nave spaziale quando all’improvviso viene attaccata da un mafioso (rozzo, pelato, con i baffi e dall’aria italo-americana? Proprio lui!). L’attacco causa la perdita di tutte le clessidre che rendono possibile alla nave di muoversi e la piccola Hat dovrà mettersi di buona lena a recuperarle. Il primo mondo su cui dovremo iniziare la nostra ricerca è Mafia Town, un posto in cui tutti sono mafiosi, hanno lo stesso aspetto e puzzano di salsa di pomodoro. Qui faremo anche la conoscenza di Mustache Girl, la nostra nemesi baffuta avrà tutta l’intenzione di anticiparci e alla fine sarà lo scontro o la sconfitta. Come rivela il nome del gioco, nonché della protagonista, il cappello è il fulcro delle situazioni che dovremo affrontare. Ne troveremo tanti e ci forniranno altrettante abilità come rallentare il tempo, correre, creare pozioni esplosive e molto altro. Tale meccanica è implementata molto bene nei vari livelli e fornirà più di un motivo per visitare i mondi già conosciuti.

Pianeti e clessidre

Si parlava di similitudini tra il titolo Gears for Breakfast e i grandi platform del passato e una su tutte è la divisione dei cinque mondi in atti, così come accadeva in Super Mario Sunshine per GameCube. Una volta atterrati inizierà un atto che potrà dirsi concluso solo una volta ottenuta la clessidra presente nello stesso. Quando vi torneremo, ne partirà un altro che a sua volta si concluderà con l’ottenimento della clessidra e così via. Ogni mondo ha una sua personalità e dopo il poco brillante Mafia Town ci troveremo a esplorarne di più ispirati. In uno di questi ad esempio dovremo investigare su un omicidio avvenuto a bordo di un treno come dei novelli Poirot, in un altro ci troveremo in uno studio cinematografico e dovremo scegliere chi dei due registi presenti aiutare a vincere l’Oscar. Insomma, la varietà e le situazioni degne di nota non mancano.

Il tallone d’Achille

Sono due i problemi che non permettono ad A Hat in Time di spiccare il volo: la realizzazione tecnica e la direzione artistica. Il level design è sufficientemente riuscito e insieme alle meccaniche di gioco esposte sopra, riesce a sollevarsi dalla mediocrità ma una fisica degli elementi non molto riuscita, glitch, compenetrazioni varie e una telecamera molte volete ingestibile, non mancheranno di farvi storcere il naso. Riguardo la direzione artistica, siamo di fronte a un titolo che strizza l’occhio un po’ a tutto ma non ha una personalità propria. Quello che c’è sa di già visto e il citazionismo non è una scusante. A questo punto è anche bene specificare che non si tratta di una produzione che ambisce a chissà quale vetta, il team che ci ha lavorato è piccolo e l’impegno profuso nella creazione di qualcosa di godibile è visibile, un elemento che va tenuto in conto nella valutazione complessiva.

Concludendo…

A Hat in Time è un platform sufficientemente interessante. Offre trovate molto interessanti ma porge il fianco a una direzione artistica piatta e per niente ispirata. I problemi tecnici riscontrati presi nel loro insieme sono fastidiosi ma tenendo presente che si tratta di una produzione realizzata da un piccolo studio di sviluppo, ci si può anche passare sopra. Si tratta di un gioco che può ben intrattenere ma se cercate qualcosa che abbia carattere, il consiglio è di rivolgersi altrove.

In breve
Condividi
Articolo precedenteRemothered: Tormented Fathers – Anteprima
Prossimo articoloUnearthing Mars – Recensione

Il primo Metal Gear Solid per PlayStation gli cambiò la vita e da allora capì che i videogiochi sarebbero stati la sua più grande passione. Collezionista accanito, amante del Giappone e di molte altre cose, ha lavorato per Square Enix e Nintendo nel ruolo di tester oltre ad aver collaborato con IGN e VG247.it. Non ha idea di cosa gli riservi il futuro, ciò che è certo è che da grande vuole fare il videogioco.